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Ipertrofia prostratica: la salute passa dalla prevenzione

14 Ottobre 2019 | Autore:
Ipertrofia prostratica: la salute passa dalla prevenzione

Per una prostata in salute, bisogna sottoporsi a controlli medici dopo i 40-50 anni.

In Italia, i cittadini colpiti dall’ipertrofia prostatica benigna sono più di 6 milioni,  fino all’80% degli uomini tra i 70 e gli 80 anni. Soltanto, il 22,4% dei pazienti segue correttamente le terapie. Sono in molti a sottovalutarne i sintomi, ritenendo che siano inevitabili, in quanto collegati all’avanzare dell’età. C’è da aggiungere che, spesso, i pazienti ricorrono al ‘fai da te’; pertanto, le conseguenze che ne derivano possono essere molto gravi, fino ad arrivare alla ritenzione urinaria acuta e a richiedere, talvolta, anche il ricorso al bisturi.

I principali sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna, caratterizzata dall’ingrossamento della ghiandola prostatica, sono i seguenti:

  • necessità di urinare con frequenza durante la notte;
  • urgenza di vuotare la vescica in modo frequente anche durante il giorno;
  • calcificazioni a livello prostatico;
  • il getto di urina diventa sempre più debole con una sensazione di mancato svuotamento.

Nello sviluppo della malattia intervengono numerosi fattori come: l’invecchiamento, le modificazioni ormonali, l’insulino resistenza, l’aumentata attività del sistema nervoso simpatico e l’infiammazione prostatica cronica.

L’infiammazione prostatica cronica favorisce la progressione dell’ipertrofia prostatica benigna ed è presente in 3 pazienti su 4 affetti da sintomi del tratto urinario inferiore, tipici della malattia. Pertanto, è  importante curarla sotto controllo medico.

In occasione del congresso della Società Italiana di Urologia (Siu), in corso a Venezia, sono stati presentati i risultati di uno studio condotto su più di 100 pazienti, pubblicato su ‘World Journal of Urology’. Attraverso una doppia biopsia prostatica, lo studio ha dimostrato il ruolo di un farmaco, l’estratto esanico di Serenoa repens nel ridurre di circa il 30%, l’infiammazione all’origine della malattia.

L’ordinario di Urologia all’Università di Messina, Vincenzo Ficarra, ha spiegato che è stata realizzata una prima biopsia prostatica in pazienti suddivisi, in seguito, in 2 gruppi: gruppo è stato trattato per sei mesi con l’estratto esanico di Serenoa repens ed il secondo gruppo non ha seguito nessuna terapia. Dopo sei mesi, è stata effettuata un’altra biopsia: i pazienti che avevano ricevuto il trattamento presentavano una riduzione significativa dei livelli di infiammazione. La dimostrazione è stata evidente sia a livello istologico che immuno-istochimico. In sintesi: è stato rilevato un notevole miglioramento dei sintomi.

L’infiammazione “è associata a volume prostatico ingrossato e a sintomi più severi e può influenzare il trattamento medico. Per questo, deve essere tenuta in considerazione come obiettivo terapeutico e va curata sotto controllo medico. Solo il clinico è in grado di trattare l’ipertrofia prostatica benigna che, se trascurata, può progredire fino a causare ritenzione urinaria con l’impossibilità di vuotare la vescica”, ha ricordato Cosimo De Nunzio del Dipartimento di Urologia dell’ospedale Sant’Andrea di Roma.

“La vittima di una prostata che cresce è proprio la vescica – ha sottolineato Mauro Gacci, dirigente medico di Urologia presso l’Azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze – Quest’organo è costituito da tessuto muscolare, che può aumentare il proprio volume per vincere la resistenza che la prostata oppone allo svuotamento. Il rischio è di ‘sfiancare’ completamente la vescica e di far soffrire i reni”.

La prevenzione consiste in una diagnosi precoce, sottoponendosi a controlli periodici dopo i 40-50 anni, e quando si manifestano problemi. Bisogna seguire un’alimentazione varia ed equilibrata: ricca di frutta, verdura e cereali integrali, povera di grassi saturi (carne rossa, formaggi e fritti). E’ consigliabile evitare il consumo di: peperoncino, birra, insaccati, spezie, pepe, superalcolici, caffè e crostacei. Bisogna bere almeno due litri di acqua al giorno e svolgere regolarmente attività fisica.



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5 Commenti

  1. Salve, io ho sentito parlare sia di iperplasia prostatica benigna che di ipertrofia prostatica benigna… Non ho capito in cosa consiste la distinzione. Potete spiegarmelo? Su internet ho trovato informazioni contorte e di difficile comprensione… Grazie per quanto potrete aiutarmi

    1. Giuseppe, ho intervistato uno specialista in materia e puoi trovare tutte le informazioni in questo articolo https://www.laleggepertutti.it/287503_sintomi-iperplasia-prostatica-benigna L’esperto ha spiegato che “non esiste una correlazione dimostrata, ma sicuramente un’influenza: ridurre il consumo alimenti irritanti, quali peperoncino o il consumo di cibi particolarmente speziati, permette la riduzione di quello stato infiammatorio cronico che rappresenta un substrato importante per l’insorgenza di iperplasia prostatica”.

      1. consumo regolarmente AGLIO a pezzettini diluito in bicchieri di acqua misto a suco di limone. è una mistura “fai da te”. posso continuare o è controindicata dato che l’aglio è un alimento irritante ?

  2. Buongiorno. Mi sono rivolto ad uno specialista, ma poi ho scoperto che il dottore in questione esercitava abusivamente la professione medica. Cosa dice la legge in questi casi??

    1. Il Codice penale tutela l’interesse generale a che specifiche professioni, in ragione della competenza richiesta per il loro esercizio, vengano svolte solo da coloro i quali siano provvisti di standard professionali (qualità morali e culturali richieste dalla legge) accertati da un’abilitazione rilasciata dallo Stato. Nel caso di esercizio della professione medica, la giurisprudenza ha precisato che il responsabile di uno studio medico, data la peculiarità della funzione svolta (finalizzata alla tutela di un bene primario), ha l’obbligo di verificare che i suoi collaboratori siano dotati di titoli formali e di un accettabile standard di conoscenze e manualità conformi alla disciplina e alla scienza medica praticate in concreto. Qualora non dovesse verificare la competenza formale e sostanziale dei suoi collaboratori, il direttore dello studio medico risponderà non solo di concorso nel reato di esercizio abusivo di una professione con le persone non titolate, ma anche di cooperazione nel delitto colposo degli illeciti prevedibili secondo l’id quod plerumque accidit, derivanti dalla mancata professionalità dei collaboratori.

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