Diritto e Fisco | Articoli

Ripetizioni private a casa: come mettersi in regola

14 Ottobre 2019
Ripetizioni private a casa: come mettersi in regola

Tassazione, partita Iva e autorizzazioni: cosa bisogna fare per il doposcuola a casa o per fare dei corsi privati.

Vincere un concorso a cattedra è sempre più difficile, il numero di precari sempre più nutrito e la stabilizzazione arriva dopo molto tempo di gavetta. Fare ripetizioni a casa è l’unico modo, per chi ha maturato conoscenze ed esperienze nei settori della didattica, per sostenersi durante la prima parte della propria carriera. Per fare le cose alla luce del sole e non temere accertamenti fiscali, bisogna però sapere come gestire le lezioni, le regole da rispettare e gli adempimenti. Ecco allora, in caso di ripetizioni private a casa, come mettersi in regola. Lo faremo con riferimento a qualsiasi tipo di insegnamento: lettere, musica, canto, latino, matematica, portamento, dizione, diritto, ecc. Non rileva infatti il tipo di materia o il grado di specializzazione che essa comporta (se scolastico o universitario).

È legale impartire lezioni private a casa?

Fare ripetizioni è legale: il doposcuola non è vietato dalla legge anche se soggetto ad alcune condizioni di cui parleremo a breve. In particolare, chi è già insegnante non può fare ripetizioni ai propri alunni e, negli altri casi, deve darne notizia al dirigente scolastico. Bisogna poi rispettare le norme antinfortunistiche ed evitare che si possano verificare incidenti all’interno dell’abitazione del docente, di cui altrimenti questi sarebbe responsabile sia civilmente che penalmente. 

Lo stesso docente dovrà dichiarare al fisco i compensi ricevuti e dovrà sottoporli a tassazione (sebbene attualmente siano previsti dei regimi agevolati). In quest’ultimo caso, il compenso percepito ‘a nero’ costituisce un illecito tributario ma non un reato (salvo il superamento della soglia di 150mila euro). 

Tutte queste regole, chiaramente, valgono quando l’attività di doposcuola diventa periodica e di tipo professionale. La singola lezione, specie se eseguita gratuitamente, non è soggetta ad alcun vincolo se non ovviamente a quello riguardante la tutela della sicurezza degli alunni. Per sapere come mettersi in regola in caso di lezioni private sarà bene spiegare singolarmente tutti questi passaggi.

Comunicazioni e autorizzazioni 

Chi fa lezioni private a casa deve comunicarlo al dirigente scolastico dell’istituto ove svolge insegnamento, indicando nome degli studenti e relativa provenienza. Il dirigente deve dare il proprio consenso espresso alla richiesta, altrimenti l’attività deve ritenersi incompatibile (difatti ogni dipendente della pubblica amministrazione non può assumere un nuovo lavoro se non espressamente autorizzato dall’ente a cui fa capo). 

Inoltre l’insegnante non può fare lezioni private ai propri alunni [1]. 

Chiaramente non ha alcun obbligo di comunicazione o di autorizzazione chi non è in ruolo presso alcuna cattedra. 

Insegnante privato: deve avere una partita Iva?

Se l’insegnante decide di fare lezioni private in modo sistematico deve aprire una partita Iva. Se invece l’attività è saltuaria e occasionale, i compensi possono essere giustificati come “reddito di lavoro autonomo occasionale” e, in tal caso, non c’è bisogno della partita Iva. 

L’apertura di una partita Iva si fa con comunicazione all’Agenzia delle Entrate e non ha alcun costo né di attivazione né di tenuta.

Se i compensi superano i 5.000 euro annui, non è necessario aprire la partita Iva, ma ci si deve iscrivere alla Gestione Separata dell’Inps e si è obbligati a versare i contributi previdenziali.

Come dichiarare i compensi dell’insegnante privato

L’insegnante che impartisce lezioni private deve prendere confidenza con il fisco e con la dichiarazione dei redditi.  

Se la sua attività è occasionale può limitarsi ad emettere una ricevuta, non soggetta ad Iva senza ritenuta d’acconto se chi paga è direttamente lo studente, in quanto non è un sostituto d’imposta. Se il soggetto pagante, invece, è un sostituto d’imposta (ad esempio la scuola o l’associazione per la quale si effettuano servizi di doposcuola, di tutoraggio, insegnamento, etc., se non ha assunto l’insegnante o non lo ha inquadrato come co.co.co.), alla ricevuta va applicata la ritenuta d’acconto del 20%. Inoltre, la ricevuta è soggetta a una marca da bollo da 2 euro, se il compenso supera i 77,47 euro.

La Legge di Bilancio 2019 [2] assoggetta tutti i compensi derivanti da attività di docenza privata a una flat tax (ossia l’imposta fissa, sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali) pari al 15%. Il docente tuttavia può optare per l’applicazione dell’ordinaria imposta. Quest’ultima opzione è comunicata con la dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta cui si riferisce la scelta operata (occorrerà attendere il provvedimento di approvazione dei modelli reddituali del prossimo anno per conoscerne i dettagli). 

In entrambi i casi i compensi vanno dichiarati nel 730 nel quadro D (altri redditi) oppure nel quadro RL del modello Unico.

La flat tax è stata introdotta per combattere il forte fenomeno dell’evasione fiscale in materia (si calcola che solo 1 lezione su 10 venga dichiarata al fisco). 

La normativa si applica a partire dal 1° gennaio 2019 ai compensi derivanti dall’attività di lezioni private e ripetizioni svolta dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado.   

Sono esclusi dalla flat tax i docenti nella scuola statale non titolari di cattedra (ossia coloro che hanno solo incarichi di supplenza). È escluso anche chi non svolge attività di insegnamento nelle scuole: si pensi a un chitarrista che ha organizzato dei corsi di musica per giovani, per instradarli all’uso dello strumento. 

Chi aderisce alla flat tax deve versare le tasse una volta all’anno entro gli stessi termini previsti dalla legge per l’Irpef ordinaria (quindi in estate).  

Il primo acconto dell’imposta e il saldo possono essere pagati a rate; non si può invece rateizzare il secondo acconto o l’unico acconto per chi intende pagare in un’unica soluzione. 

I compensi che il docente riceve tramite le lezioni private ne innalzano l’Isee. Gli stessi compensi, tuttavia, non concorrono alla formazione del reddito complessivo dell’insegnante né rilevano, in assenza di una specifica diversa disposizione, ai fini del riconoscimento e della determinazione di detrazioni, deduzioni e altre agevolazioni fiscali.


note

[1] Art. 508 del T.u. in materia di istruzione (dlgs n. 297 del 1994).

[2] Legge n. 145/2018. L‘art. 53 del T.u. stabilisce infatti che i dipendenti p.a. con rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato non possono intrattenere altri rapporti di lavoro dipendente o autonomo o esercitare attività imprenditoriali. Essi possono svolgere incarichi retribuiti conferiti da altri soggetti, pubblici o privati, solo se autorizzati dall’amministrazione di appartenenza, che fissa criteri oggettivi e predeterminati, che tengano conto della specifica professionalità, in base ai quali rilasciare l’autorizzazione.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube