Tumori: svolta immunoterapia

14 Ottobre 2019
Tumori: svolta immunoterapia

Mantovani, ‘oggi benefici per un quarto di chi può riceverla, personalizzazione chiave per sostenibilità’.

L’immunoterapia è la storia di un sogno lungo più di 100 anni” e che ancora continua, fra sconfitte subite, vittorie premiate (anche dal Nobel per la Medicina, quello del 2018 ottenuto in tempi record) e “tante nuove sfide da affrontare. La ricerca è lo strumento per farlo” e il primo obiettivo è “dare risposte ai pazienti – 3 su 4 trattabili – che ancora non ottengono benefici” da questa rivoluzione anticancro. Parola di Alberto Mantovani, immunologo italiano tra i più noti nel mondo, direttore scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University, fra i consulenti della mostra ‘Immunoterapia oncologica: tra visione, realtà e prospettive future’ che ha debuttato a Milano. Un progetto itinerante fra arte e scienza – ci fa sapere la nostra agenzia stampa Adnkronos – promosso da Roche e realizzato in collaborazione con lo Ied-Istituto europeo di design e l’associazione pazienti Walce Onlus.

“Tra i malati eleggibili all’immunoterapia – ricorda Mantovani – oggi ottiene benefici uno su 4“, anche se il dato è generale e molto cambia a seconda del tumore da combattere. Basti pensare che “per il melanoma avanzato la speranza è di ottenere un 40% di guarigioni”, parola che fino a pochissimi anni fa sembrava impensabile pronunciare. 

“Grazie all’immunoterapia, la sopravvivenza dei pazienti con melanoma metastatico è passata dal 25% a 1 anno dalla diagnosi a oltre il 50% a 5 anni – sottolinea Michele Maio, che a Siena è ordinario di Oncologia medica all’università degli Studi, e direttore del Centro di Immuno-oncologia e del reparto di Immunoterapia oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte – E per il tumore al polmone siamo arrivati al 25-30% a 2-3 anni”.

“La sfida per noi oncologi è aumentare la percentuale di malati che trae beneficio dall’immunoterapia“, conferma l’esperto, oltre che “renderla efficace su nuovi tipi di tumori e allo stesso tempo comprendere da subito, in modo sempre più preciso, quali sono i pazienti che possono avvantaggiarsene maggiormente”. Un elemento chiave innanzitutto per i malati, precisa Mantovani: da un lato “per non esporli a rischi di tossicità inutili”, dall’altro per “garantire la sostenibilità di un sistema sanitario che oggi assicura una sopravvivenza più alta della media europea. Superiore anche a quella dei Paesi nordici che pure spendono molto di più”.  



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