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Editoriali Giustizia a 200 euro a sentenza

Editoriali Pubblicato il 25 giugno 2013

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> Editoriali Pubblicato il 25 giugno 2013

Siamo al 158mo posto nel ranking internazionale per le lentezze della giustizia: i nostri governi ci hanno dispensato, in media, una riforma all’anno, senza risolvere il problema di un comparto che, ad oggi, conta ben 480 mila procedimenti civili che attendono la parola “fine”.

Stanno per arrivare i “rinforzi”: 400 magistrati onorari, cosiddetti “ausiliari”, approderanno presso le Corti di Appello per smaltire il forte arretrato pendente. I nuovi magistrati onorari guadagneranno 200 euro a sentenza fino a un massimo di 20 mila euro l’anno.

Potranno essere ingaggiati: magistrati, avvocati di Stato a riposo, professori universitari di materie giuridiche, ricercatori universitari di materie giuridiche, avvocati o notai anche se in pensione.

Secondo le stime, il piccolo esercito delle toghe – una delle novità previste dal “decreto del fare”, in vigore da sabato 22 giugno e volta a contrastare l’ingolfamento dei nostri tribunali – dovrà mettere mano e definire un minimo di 90 sentenze l’anno: un’inezia se confrontata all’arretrato dei procedimenti attualmente “stagnante” sulle scrivanie dei giudici. Ci sono ben 480 mila procedimenti civili di arretrato che attendono una definizione. Numeri impressionanti che non verranno di certo risolti con l’ingresso delle nuove leve.

Per risolvere i problemi della giustizia, governi e parlamenti hanno sfornato, in media, una riforma all’anno. In 65 anni di vita repubblicana non sono pochi i provvedimenti che si sono succeduti. Ma ben pochi hanno funzionato.

Anche il Governo Letta sta facendo la sua parte. Nel decreto legge del fare ha previsto un sostanzioso pacchetto di misure che dovrebbero consentire all’Italia di risalire di qualche posizione nella classifica della Banca mondiale che ci vede al 158° posto nel ranking dei Paesi meno appetibili dagli investitori internazionali per le sue lentezze.

Né la reintroduzione dell’istituto della mediazione potrà fungere da decongestionamento, se è vero che tutto il procedimento si chiude nel giro di poche settimane dall’istanza. Se i risultati delle conciliazioni saranno gli stessi della prima mediazione, non c’è di che sperare.

Tra le altre novità del “decreto del fare” è prevista anche quella delle nuove sentenze brevi: le motivazioni delle sentenze, da oggi, non dovranno più indicare i “fatti rilevanti” ma solo quelli “decisivi”; inoltre la motivazione potrà limitarsi a rinviare ad altri precedenti dello stesso tribunale o della Cassazione. Infine, sempre la motivazione potrà far generico riferimento agli scritti difensivi o agli altri atti di causa (leggi l’approfondimento: Sentenza: cambia la motivazione. Basta il richiamo ai precedenti).


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