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Lo sai che? Il copyright non esime i dentisti da responsabilità

Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2011

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 dicembre 2011

Il dentista non può far firmare al proprio paziente un contratto di riservatezza che gli impedisca di pubblicare liberamente critiche sul suo operato che ne potrebbero ledere la professionalità.

È quanto si desume da una curiosa vicenda che ha come protagonista un cittadino newyorkese. Questi, recatosi presso un studio dentistico, si è trovato a sottoscrivere inconsapevolmente un contratto del tipo sopra menzionato, in cui peraltro il professionista si arrogava il copyright su ogni scritto eventualmente pubblicato dal suo paziente, avente ad oggetto il trattamento ricevuto.

Insoddisfatto della prestazione ricevuta, il paziente ha manifestato tutto il proprio malcontento su internet, (blog, riviste specializzate e forum). L’odontoiatra, appresane notizia, ha ordinato in primo luogo la rimozione dei post ai vari siti che avevano pubblicato il racconto e successivamente aveva chiesto un risarcimento danni.

La controversa vicenda ha portato il paziente a rivolgersi alla associazione di tutela “Pubblic Citizen” [1]. Questa, raccolte altre simili doglianze, ha intrapreso una “class action” [2], chiedendo al giudice di dichiarare la nullità del contratto e l’abuso del supposto copyright. Episodio che porta a chiedersi se, anche in Italia, possa riconoscersi ai dentisti il diritto in parola.

La nostra legislazione [3], in merito, tutela con il diritto d’autore solo le “opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro, al cinema e software…”, senza menzione alcuna delle prestazioni lavorative dei professionisti.

Per cui, non sussiste possibilità alcuna di riconoscere ai nostri dentisti tale diritto. Questi, come ogni altro lavoratore autonomo [4], dovranno preoccuparsi di esercitare la propria professione con correttezza e diligenza [5], rispondendo di tutte le prestazioni che il paziente considererà insoddisfacenti.

[1] La “Public citizen” è un’organizzazione no-profit, costituita da avvocati di comprovata perizia e capacità nei settori della sanità, dei trasporti e dell’energia nucleare. Organizzazione che ha come principale finalità il ridurre per quanto possibile l’impatto del potere aziendale sulla democrazia americana.

[2] Per “class action” deve intendersi lo strumento di tutela collettiva idoneo ad ottenere il risarcimento dei danni patiti da un gruppo di cittadini a causa dell’illecito commesso da un soggetto professionale. In Italia è disciplinata dall’art 140 bis del D.lgs n.206/2005 (Codice del Consumo).

[3] Art.1 della legge n. 633 del 1941 (c.d Legge sul diritto d’autore)

[4] Art. 2222 c.c

[5] Art. 1175-1176 c.c


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