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Brutte notizie per l’Italia dal Fondo monetario

15 Ottobre 2019 | Autore:
Brutte notizie per l’Italia dal Fondo monetario

Su crescita, debito e occupazione, il Fmi non vede segnali positivi. Ma il nostro scenario dovrebbe corrispondere a quello globale.

Guardando le previsioni del Fondo monetario internazionale, si potrebbe dire che se l’Italia mettesse su un circo le crescerebbero i nanetti. L’economia del nostro Paese, secondo le stime del Fmi, si prepara a vivere un nuovo periodo difficile. O forse sarebbe meglio dire che non migliorerà la sua situazione. Né sul fronte della crescita, né su quello del lavoro né sul versante del debito pubblico. Insomma, le brutte notizie per l’Italia dal Fondo monetario sono appena arrivate, proprio mentre a Palazzo Chigi si prepara una manovra che dovrebbe – almeno negli intenti, poi si vedrà – risollevare il Paese.

Il primo colpo arriva sulla crescita, che – secondo il Fondo monetario – nel 2019 sarà pari allo 0,0%, cioè completamente assente e peggio delle previsioni di quel risicato 0,1% di cui si parlava a luglio. Non credere che il prossimo anno le cose andranno meglio: per il 2020, il Fmi prevede un ribasso della stima del Pil dello 0,3%, quindi ipotizza che il nostro prodotto interno lordo non dovrebbe crescere più dello 0,5%. Perché? Secondo il Fondo, per colpa dell’andamento dei consumi privati, di uno stimolo fiscale ridotto e di uno scenario internazionale tutt’altro che forte, anzi: più debole di quello attuale. Se proprio si vuol trovare una consolazione, si pensi che il trend è pressoché lo stesso in tutta la zona euro.

Non va meglio per quanto riguarda i conti pubblici: il deficit quest’anno dovrebbe attestarsi al 2% del Pil ma poi sarebbe destinato a risalire fino a quota 2,5% nel 2020 e al 2,6% nel 2021. Questo si traduce in un valore assoluto del debito sul Pil al 133,7% nel 2020 e al 134% l’anno successivo.

Nemmeno sul fronte dell’occupazione c’è da sorridere troppo. Il Fondo monetario non nasconde l’attuale trend in calo della disoccupazione, ma avverte: almeno fino alla fine del 2020, accanto alla voce «disoccupazione» si vedrà la doppia cifra, cioè la soglia resterà sopra il 10%. Faranno meglio di noi – pur avendo un livello più alto – la Spagna e la Grecia, il che è tutto dire. A livello comunitario, si attende una diminuzione della disoccupazione dal 7,1% del 2018 al 6,6% del 2020.

Allargando gli orizzonti a livello globale, il Fondo monetario internazionale vede una fase di rallentamento sincronizzato condizionato da una serie di fattori che, inevitabilmente, conterranno la crescita: le crescenti barriere commerciali (ogni riferimento ai dazi Usa potrebbe non essere puramente casuale), l’elevata incertezza su commercio e geopolitica, delle tensioni che si vivono in alcuni dei mercati emergenti o l’invecchiamento progressivo registrato nelle economie avanzate.



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