Diritto e Fisco | Articoli

Mantenimento ex moglie precaria

15 Ottobre 2019
Mantenimento ex moglie precaria

La mia ex moglie non ha un contratto a tempo indeterminato: devo mantenerla?

Si scontrano le tesi dei vari tribunali sul mantenimento all’ex moglie. Eppure le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito, un anno fa, un principio molto chiaro e semplice: l’assegno divorzile non deve più ripristinare il precedente tenore di vita della coppia, ma consentire solo una dignitosa indipendenza economica. Il che significa, che salvo i casi in cui la donna abbia svolto l’attività di casalinga rinunciando alla carriera per il bene della famiglia (nel qual caso le dovrà essere riconosciuto un mantenimento pari all’arricchimento del marito), in tutte le altre ipotesi l’assegno è svincolato dal reddito del marito.

Mantenimento: quando e perché

Il punto nodale è questo: a meno che l’ex moglie sia ormai anziana e non possa più mantenersi per sopraggiunti limiti di età o per condizioni fisiche precarie, oppure quando è disoccupata senza averne colpa (dovrà, però, dimostrare di aver cercato un lavoro), in tutti gli altri casi il mantenimento le deve essere negato. Negato perché l’assegno non è «un’assicurazione a vita», ma solo uno strumento di carattere assistenziale per le “meritevoli”. Chi lavora o può lavorare perché giovane e “abile” non può campare sulle spalle del marito: sostanzialmente, è questo l’indirizzo attuale della giurisprudenza.  

Leggi sul punto Cosa spetta alla moglie in caso di divorzio?

Mantenimento ex moglie precaria: è dovuto?

Su questo fronte, la Cassazione ha appena chiarito [1] che fine fa il mantenimento all’ex moglie precaria. Va versato o no? L’esistenza di un contratto “non stabile” da un lato è la dimostrazione che l’ex moglie sta facendo di tutto per mantenersi (e perciò può dirsi “meritevole”), ma dall’altro lato è anche la prova che, da sola, non ce la può fare.

Di qui, i giudici partono per stabilire un ulteriore principio: ha diritto all’assegno di divorzio l’ex moglie che svolge un’attività irregolare e discontinua, affinché possa avere una vita dignitosa.

È vero: se la donna sta lavorando significa che ha piena capacità lavorativa. Ma non è colpa sua se il mercato del lavoro è attualmente in crisi. E se il marito può ancora permettersi di mantenerla è giusto che lo faccia, almeno finché l’ex non ottiene un contratto definitivo o, comunque, che le consenta di mantenersi da sola. 

Mantenimento moglie che non guadagna: quando e perché

Nella sentenza in commento, la Cassazione ha ribadito che il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive. 

Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

Possono sembrare parole astratte e poco comprensibili all’uomo comune. Il senso pratico, però, è abbastanza semplice e può essere così sintetizzato: quando risulta che la scelta dell’ex moglie di dedicarsi alla famiglia è stata condivisa con il marito, non c’è dubbio che quest’ultimo abbia tratto, da tale situazione, un vantaggio personale potendosi dedicare al lavoro e alla carriera. Di ciò se n’è avvantaggiato il suo reddito personale che, al momento della separazione, sarà più alto di quello che avrebbe avuto se anche lui – in un’ottica di pari diritti e doveri dei coniugi – si fosse occupato al 50% delle questioni domestiche. 

Risultato: se la convivenza ha impoverito la donna e arricchito il marito, quest’ultimo, al momento del divorzio, dovrà riconoscere alla donna una parte del proprio vantaggio economico e ripristinare il tenore di vita che la donna aveva quando ancora era sposata. 

Questo è l’unico caso in cui la Cassazione riconosce ancora rilievo al criterio del “tenore di vita” precedente. In tutte le altre ipotesi, l’assegno non potrà essere parametrato alla ricchezza del marito ma solo all’importo necessario a garantire alla donna una dignitosa sopravvivenza,  tenendo anche conto delle eventuali disponibilità economiche di quest’ultima.

Guarda il video

note

[1] Cass. ord. n. 26085 del 15.10.2019.

Autore immagine: 123rf com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube