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Scontro in diretta tv fra Renzi e Salvini

15 Ottobre 2019 | Autore:
Scontro in diretta tv fra Renzi e Salvini

Sfida a Porta a Porta su Rai Uno fra Renzi e Salvini: tasse, Russiagate, limiti all’uso dei contanti e molti altri temi toccati nell’acceso confronto.

A Porta a Porta, su Rai Uno, è in onda il duello tra i due Matteo, Renzi e Salvini. Un confronto diretto e acceso, dove l’arbitro Bruno Vespa sta a guardare e se la gusta: i due contendenti se le danno di santa ragione con toni duri e senza giri di parole, tra “genio incompreso” di Salvini a Renzi e “ancora rosichi” replicato da quest’ultimo. Si rinfacciano i rispettivi insuccessi, l’ex premier e l’ex ministro, ma entrambi attuali leader dello scenario politico.

Entrambi agitati, però, al punto che quando Renzi si prende i meriti delle nuove occupazioni di lavoratori grazie alla riforma Madia, Salvini controbatte “La Madia non ha assunto nessuno”; Renzi allora si innervosisce al punto che il conduttore Bruno Vespa lo invita alla calma, e Salvini ironizza: “Lo vedo nervosetto”.

La nostra agenzia stampa Adnkronos ci dà parecchie anticipazioni flash sui contenuti dello scontro in diretta fra Renzi e Salvini in televisione e durato 75 minuti di dibattito serrato; il conduttore Bruno Vespa sa di avere di fronte due che non devono certo essere stimolati a parlare attraverso le domande e così lascia spazio al confronto diretto, intervenendo solo quando è strettamente necessario per arbitrare il duello e dare o togliere la parola.

Non ce n’è quasi stato bisogno: i due Mattei fanno da sé, in un botta e risposta continuo che spettacolarizza lo scontro e lo fa assomigliare a un match, senza esclusione di colpi. Lo spread, il Papeete, Bruxelles, la flat tax, l’aumento dell’Iva, i voli di stato, la tassa sulle merendine, i dazi sul parmigiano, la Fornero, l’ambiente e gli sbarchi.

Non c’è tregua e gli avversari si affrontano su tutti i temi del dibattito politico. Hanno entrambi le idee chiare e le esprimono convinti. Il giudizio sulla bontà delle idee spetta al pubblico dei lettori e ascoltatori. Vespa sogghigna come nelle puntate più riuscite della sua trasmissione: era dai tempi del confronto tra Berlusconi e Prodi che non si vedeva un confronto così serrato e combattuto.

La forza di entrambi è nella convinzione delle idee che esprimono e si rafforza proprio dal contrasto a faccia a faccia l’uno contro l’altro. Per l’occasione, Vespa ha tolto le tradizionali poltrone e li ha messi davanti a un banco semicircolare, in piedi e lui in mezzo. Iniziano rivolgendosi del “lei”, ma poi presi dalla foga della discussione passano al “tu”.

Prime scintille quando si tocca l’argomento delle pensioni a Quota 100 caro a Salvini: « È una grande conquista sociale consentire a questa gente di andare in pensione prima. Grazie a quota 100 uomini delle forze dell’ordine, camionisti, infermieri con la schiena rotta, vanno in pensione».  Replica Renzi, contrario: «Perché non voglio confermare quota 100? Perché per far andare in pensione un anno e mezzo prima un vigile di 64 anni, sa quanto ci costa? 20 miliardi in 3 anni, una cifra pazzesca e io preferirei mettere quei soldi per le famiglie, nella busta paga dei
lavoratori». Non c’è che dire: entrambi si rivolgono direttamente agli italiani, ma interpretano in maniera opposta le loro esigenze.

Com’era prevedibile, il confronto tocca presto il tema dell’immigrazione. L’attacco è di Salvini che prende in contropiede l’ex premier Renzi e dice: «Io non raccolgo i cadaveri? Pessimo gusto. Numeri: i morti e dispersi nel Mediterraneo sono più che dimezzati, quando c’era lei siamo arrivati a 5mila morti, 800 quando c’eravamo noi. Vi sistemate la coscienza, con il multirazziale, poi arriva Richard Gere. Mi tengo l’etichetta del brutto e cattivo, ma penso di aver fatto opera cristiana». Ma Renzi risponde secco: «Salvini è un mentitore, abbindola le persone raccontando balle».

Renzi non ci sta a portare il dibattito sul terreno più congeniale al suo avversario e replica: «Io parlo di quota 100 e Salvini torna magicamente a parlare sempre di migranti. E’ il suo evergreen..» allora Salvini ribatte pesante allo sfottò di Renzi (“Invece di governare stavi alle sagre”) e sfodera l’arma del consenso popolare: «Qualcosa di buono si è fatto, se lui ha il 4% e io il 33%», dice sbandierando le percentuali ottenuto nei sondaggi.

Un altro punto di scontro è la lotta ai contanti e, in particolare, sui nuovi limiti all’utilizzo, che la manovra al varo proprio stasera – con l’appoggio di Italia Viva di Renzi – sta riportando a 1.000 euro rispetto agli attuali 3.000. «Io mi fido degli italiani e abolirei qualsiasi limite di spesa in contanti, neanche in Unione Sovietica avrebbero fatto una misura così», proclama Salvini.

L’altalena del dibattito oscilla, Vespa lascia spazio e così si arriva allo spinoso tema del Russiagate, i presunti finanziamenti illeciti della Russia alla Lega. Qui, Renzi lancia l’affondo a bruciapelo: Salvini, perché non querela Savoini? definendo quest’ultimo come “colui che è andato in Russia a chiedere una tangente milionaria”. E prosegue: C’è il dovere di chiarire sui 49 milioni: Li ha spesi lei?

Ma Salvini ammorbidisce i toni: I 49 milioni? Sono vicende del passato, ma se qualcuno ha sbagliato dieci anni fa ora stiamo pagando. Dove sono finiti i soldi della Lega, io non li ho visti”, taglia corto Salvini. Renzi insiste: «Io le chiedo di fare chiarezza su una sentenza ormai passata in giudicato, quella dei 49 milioni. Bossi e Maroni dicono che li ha presi lei. Ha utilizzato o no i 49 milioni per comprare pubblicità su Facebook, per alimentare la Bestia? Li ha usati o no quei soldi?».

Questo e molto altro nei 75 minuti di scontro televisivo dove alla fine entrambi hanno tenuto le rispettive posizioni e giocato una partita senza segnare gol decisivi ma facendo breccia nel sentiment dei rispettivi sostenitori e forse lasciando perplessi e indifferenti tutti gli altri. Pareggio o vittoria ai punti? Dipende dalle opinioni. Intanto i due leader oggi sono divisi su tutto tranne che su un unico punto: entrambi chiedono convinti le dimissioni di Virginia Raggi da sindaco di Roma. Se la politica deve farsi su ciò che unisce, il terreno d’incontro è solo questo. Il resto è polemica ben fatta.



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