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Separazione coniugale: come si dividono i beni

26 Ottobre 2019
Separazione coniugale: come si dividono i beni

Io e la mia ex moglie ci siano sposati in Italia ma viviamo all’estero. Abbiamo una casa cointestata e io ho una società in cui la mia ex ha contribuito con un investimento iniziale. Cosa prevede la legge? Il giudice ha detto che non sa la data da prendere in considerazione per la valutazione della casa. Cosa dice la legge italiana circa la data di valutazione dell’immobile?

Per rispondere al quesito del lettore, occorre innanzitutto sapere se, al momento del matrimonio, o in una fase successiva, il regime patrimoniale prescelto dai coniugi era di separazione o di comunione dei beni.

Il regime patrimoniale di separazione dei beni comporta che ciascun coniuge conserva la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio. Ovviamente, resta fermo che se i beni vengono cointestati, si applicano le norme generali in materia di comunione, ma in tal caso la cointestazione è una scelta effettuata dai coniugi volta per volta e non discende da un regime applicabile automaticamente ad ogni acquisto.

Il regime di comunione comporta, invece, che alcuni beni, acquistati in costanza di matrimonio rientrino automaticamente nella contitolarità di entrambi i coniugi, a prescindere da chi abbia effettivamente speso il denaro per l’acquisto. Si tratta dei seguenti beni:

  1. gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;
  2. i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
  3. i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati;
  4. le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio. Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.

I beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi costituita dopo il matrimonio e gli incrementi dell’impresa costituita anche precedentemente si considerano oggetto della comunione solo se sussistono al momento dello scioglimento di quest’ultima.

Non rientrano, invece, nella comunione legale:

  1. i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era titolare di un diritto reale di godimento;
  2. i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione;
  3. i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori;
  4. i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla conduzione di una azienda facente parte della comunione;
  5. i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  6. i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

L’acquisto di beni immobili, o di beni mobili elencati nell’articolo 2683 del codice civile, effettuato dopo il matrimonio, è escluso dalla comunione, quando tale esclusione risulti dall’atto di acquisto se di esso sia stato parte anche l’altro coniuge.

Ebbene, venendo al Suo caso i beni da gestire a seguito della separazione sono:

a) la casa cointestata: a prescindere dal regime patrimoniale, la casa risulta intestata ad entrambi i coniugi. Se tra le parti non vi è accordo, l’immobile dovrà essere oggetto di divisione giudiziale, previa stima del bene. Per quanto riguarda la data da prendere in considerazione per il valore dell’immobile, non esiste una norma specifica, ma è la giurisprudenza consolidata ad affermare che occorre guardare al valore di mercato al momento della divisione: “La finalità del giudizio divisorio è assicurare la formazione di porzioni di valore corrispondente alle quote; a tal fine deve procedersi alla stima del bene e, se risulti effettuata in epoca troppo antecedente alla decisione, alla rivalutazione dell’entità monetaria del bene precedentemente stabilita o ad una nuova stima del bene in relazione all’effettivo attuale prezzo di mercato; peraltro se nel tempo intercorso tra la stima e la decisione, per la stasi del mercato o per il minor apprezzamento del bene in relazione alle sue caratteristiche, si accerti che nessun mutamento di valore sia intervenuto rispetto all’epoca della consulenza, nonostante il verificarsi della svalutazione monetaria, non è necessario alcun adeguamento dell’originario valore di stima” (Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9659 del 24 luglio 2000).

In ogni caso, in tema di divisione giudiziale, la stima dei beni da dividere e la scelta del criterio da adottare per la determinazione del valore di tali beni, con riguardo a natura, ubicazione, consistenza, possibile utilizzazione e condizioni di mercato, rientrano nel potere discrezionale ed esclusivo del giudice del merito.

Dunque, nel caso di specie, occorre prendere in considerazione la stima più recente e, in caso di indecisione del giudice, ripetere la stima in modo che essa sia il più possibile “aggiornata” al momento della divisione del bene.

b) la società: in regime di separazione dei beni, essendo la società acquistata solo da Lei, non si pongono problemi. Una volta restituito il denaro dell’investimento iniziale dell’ex moglie, ella non potrà pretendere null’altro. Se, invece, vigeva il regime di comunione legale, si applica la seguente regola sopra citata: “I beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi costituita dopo il matrimonio e gli incrementi dell’impresa costituita anche precedentemente si considerano oggetto della comunione solo se sussistono al momento dello scioglimento di quest’ultima”.

Preciso che l’obbligo di mantenimento dei figli è sempre a carico di entrambi i genitori e, in assenza di accordo tra le parti, il giudice stabilisce un importo commisurato alle condizioni economiche dei genitori e alle esigenze dei bambini. Dunque, anche la madre deve contribuire, per legge, al mantenimento dei figli, in proporzione alla propria situazione economico-patrimoniale, a prescindere dalla separazione e dal divorzio e da come sono stati divisi i beni tra i coniugi.

Articolo ratto da una consulenza dell’Avv. Maria Monteleone


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