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Imu sulla prima casa

16 Ottobre 2019
Imu sulla prima casa

Chi paga l’Imu sulla prima casa? L’esenzione sull’imposta non è concessa a chi non vive materialmente dentro l’immobile. 

Il proprietario di casa è chiamato a pagare ogni anno l’Imu. L’Imu è dovuta dal solo possessore degli immobili, ad eccezione delle abitazioni principali che sono esenti. Il concetto di “abitazione principale” è diverso da quello di “prima casa” e, spesso, ciò crea degli equivoci. Ecco perché non poche volte ci si chiede chi paga l’Imu sulla prima casa. 

Per spiegare la questione, sarà bene fare un passo indietro, spiegare cioè cosa si intende per abitazione principale, per prima casa, e in quali casi l’Imu va versata da chi è proprietario di un solo immobile. 

Dunque, se non vuoi pagare l’Imu sulla prima casa, non ti resta che leggere queste poche righe che ti serviranno per dipanare la “matassa fiscale”. 

Chi non paga l’Imu?

L’Imu si paga sugli immobili di proprietà. La legge prevede un’esenzione Imu nel caso della sola «abitazione principale». L’abitazione principale è quella ove:

  • sia il contribuente che la sua famiglia hanno fissato la propria dimora abituale;
  • sia il contribuente che la sua famiglia hanno fissato la propria residenza.

Per non pagare l’Imu sono, quindi, necessari due elementi: uno di carattere formale (la certificazione al Comune della residenza all’interno dell’immobile in questione) e uno di carattere sostanziale (il fatto di vivere stabilmente all’interno dell’immobile in questione con tutta la propria famiglia). 

Il doppio requisito è stato introdotto per evitare le numerose frodi attuate con false dichiarazioni di residenza solo per conseguire i benefici fiscali. Così, ad oggi, per non pagare l’Imu, non è sufficiente ciò che il contribuente dichiara all’Ufficio Anagrafe, ma è anche necessario che, a tale dichiarazione, corrispondano i fatti. Se, ad esempio, il Comune o la polizia municipale, nell’ambito di un controllo, dovessero accorgersi che nell’immobile indicato come “residenza”, il proprietario e la sua famiglia non ci vivono, l’agevolazione fiscale verrebbe revocata e il contribuente riceverebbe un accertamento fiscale per l’imposta non versata negli ultimi cinque anni. 

Dunque, il concetto di abitazione principale diverge da quello di «prima casa» con cui, di solito, si intende l’unica abitazione o quella acquistata prima rispetto ad altre. 

Difatti, è ben possibile che una persona con una sola casa (considerata, quindi, «prima casa») debba pagare l’Imu se non ci vive o la dà in affitto. Si pensi a una donna, sposata in regime di separazione dei beni, titolare di un immobile nel quale non abita perché convivente col marito; dovrà versare l’Imu sulla sua “prima casa” perché non costituisce la sua dimora abitazione (anche se vi ha fittiziamente fissato la residenza). 

Dall’altro lato, è ben possibile che un individuo, proprietario di più appartamenti, su uno di essi (e non più di uno) non debba versare l’Imu se vi dimora abitualmente e vi ha fissato la propria residenza. 

Prima casa su cui si paga l’Imu

Abbiamo già detto, nel precedente paragrafo, che si deve pagare l’Imu sulla prima casa se questa: 

  • non è luogo di residenza; 
  • e/o non costituisce la privata dimora del contribuente. 

Basterebbe l’assenza di uno solo di tali requisiti a impedire il godimento dell’agevolazione fiscale.

Esiste una seconda ipotesi in cui si paga l’Imu sulla prima casa ed è legata alla natura della stessa: l’esenzione, infatti, non è concessa sulle abitazioni di lusso, ossia quelle che rientrano nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, a prescindere dalla loro dimensioni. Se, dunque, ti stai chiedendo quali sono le prime case che pagano ancora l’Imu sappi che, dal 2016, le uniche abitazioni tassate (con le aliquote deliberate dai Comuni) sono le abitazioni iscritte nelle categorie catastali A/1 (case signorili), A/8 (ville) e A/9 (palazzi e castelli).

L’esenzione è, invece, prevista quando l’immobile – adibito ad abitazione principale e a luogo di residenza – rientra in una di queste categorie catastali: A/2 abitazioni di tipo civile; A/3 abitazione di tipo economico; A/4 abitazioni di tipo popolare; A/5 abitazioni di tipo ultra popolare; A/6 abitazioni di tipo rurale; A/7 abitazioni in villini.

Imu su prima casa in cui abitano i figli

Eccezionalmente, sull’abitazione in cui il contribuente non vive, ma che è concessa in comodato ai figli è prevista una riduzione del 50% sulla base imponibile Imu. 

Diversi sono i requisiti che occorre rispettare per accedere all’agevolazione. L’abitazione non deve essere di lusso, quindi classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, e deve essere concessa con contratto di comodato (scritto o verbale) registrato ad un parente in linea retta entro il primo grado (padre/figlio) che la utilizza come propria abitazione principale.

È, inoltre, previsto che il comodante possa possedere al massimo un altro “immobile” destinato a propria abitazione principale e che comodante e comodatario risiedano anagraficamente e dimorino nello stesso Comune.

Circa la limitazione riferita al possesso di altro immobile, il dipartimento delle Finanze ha precisato (risoluzione 1/16), che per immobile si deve intendere solo l’immobile a uso abitativo. Quindi, il possesso di un negozio, di un capannone o di un terreno agricolo non incidono sulla spettanza dell’agevolazione in questione.

Occorre, comunque, tener conto che la normativa si riferisce al possesso di altri immobili, senza porre dei limiti in termini di percentuali di proprietà. Sicché, se il contribuente possiede anche solo lo 0,1% di una terza abitazione, l’agevolazione non spetta. 



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