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Il pm può chiedere l’assoluzione?

8 Novembre 2019 | Autore:
Il pm può chiedere l’assoluzione?

Cosa fa il magistrato del pubblico ministero? Qual è la differenza tra assoluzione e archiviazione? Il giudice deve assolvere l’imputato se lo chiede il pm?

Il pubblico ministero è parte processuale fondamentale del giudizio penale: senza di lui, non potrebbe nemmeno immaginarsi un procedimento di tal genere. Questo perché il pm, rappresentando l’accusa in giudizio, realizza, insieme al difensore dell’imputato, il contraddittorio nel quale deve svolgersi il processo. Il magistrato del pubblico ministero, però, non deve essere immaginato come il “cattivo” del procedimento, cioè come colui che vuole a tutti i costi imprigionare l’imputato: in qualità di magistrato, egli deve tenere in debito conto anche gli elementi che possono essere favorevoli all’accusato. Ma allora, il pm può chiedere l’assoluzione?

Come ti spiegherò nel corso di questo articolo, non soltanto il pubblico ministero può chiedere il proscioglimento dell’imputato ma, prima ancora che si vada in giudizio, è suo dovere chiedere l’archiviazione delle indagini quando non sussistano le condizioni per poter sostenere l’accusa in giudizio. se questo argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme se e quando il pubblico ministero può chiedere l’assoluzione.

Cosa fa il pubblico ministero?

Il pubblico ministero è il magistrato che, in Italia, è titolare dell’azione penale. In altre parole, il pm è una persona che, avendo superato il concorso in magistratura, decide di seguire la carriera del magistrato che, nel processo penale, promuove, dirige e coordina le indagini preliminari e che rappresenta l’accusa in giudizio.

Il pm, dunque, è il “signore” delle indagini preliminari, essendo in suo potere quello di promuoverle e dirigerle, avvalendosi ovviamente della polizia giudiziaria; al termine delle indagini, se sono stati raccolti elementi sufficienti a dimostrare la responsabilità penale della persona sospettata, promuove l’azione penale chiedendo il rinvio a giudizio dell’imputato.

Il pubblico ministero può chiedere l’archiviazione?

Prima ancora di vedere se il pubblico ministero può chiedere l’assoluzione, dobbiamo necessariamente parlare dell’archiviazione.

Abbiamo detto che il pm, ogni volta che viene a conoscenza (ad esempio, mediante denuncia o querela) di un fatto che presenta i connotati del reato, è tenuto a dare l’avvio alle indagini per verificare se un crimine è stato commesso. Se all’esito di tali indagini, però, non sono emersi elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio (in pratica, non si è cavato un ragno dal buco), allora il pubblico ministero deve chiedere l’archiviazione, cioè che il caso venga definitivamente messo da parte.

Secondo la legge, il pubblico ministero presenta al giudice richiesta di archiviazione quando ritiene l’infondatezza della notizia di reato perché gli elementi acquisiti durante le indagini preliminari non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio [1].

Ma non solo: sempre secondo la legge [2], il pubblico ministero deve esercitare l’azione penale solamente quando non sussistano i presupposti per la richiesta di archiviazione. Ciò significa che, quando la notizia di reato appare fin da subito assolutamente infondata, il pm non deve nemmeno dare l’avvio alle indagini.

Il pubblico ministero può chiedere l’assoluzione?

Veniamo ora alla domanda posta nel titolo dell’articolo: il magistrato del pubblico ministero può chiedere l’assoluzione? Per rispondere a questo quesito, bisogna necessariamente spiegare la differenza tra archiviazione e assoluzione: mentre l’archiviazione è una richiesta che può provenire solo dal pm e che viene avanzata al giudice quando l’esito delle indagini è stato insoddisfacente, l’assoluzione può essere chiesta solamente durante il processo, cioè dopo le indagini, allorquando dall’istruttoria dibattimentale non sia emersa alcuna responsabilità penale dell’imputato.

Il pm può sicuramente chiedere l’assoluzione quando si rende conto che, nonostante dalle indagini non fosse emersa la necessità dell’archiviazione, il dibattimento ha dimostrato che la persona tratta in giudizio è in realtà innocente.

Come ricordato più sopra, il magistrato del pubblico ministero non deve sostenere la tesi accusatoria a tutti i costi: se si rende conto che l’imputato è innocente, o che comunque ci sono ragionevoli dubbi circa la sua responsabilità penale, allora non deve esimersi dal chiedere l’assoluzione, proprio come farebbe un avvocato difensore.

Il pm, dunque, deve ricoprire il suo ruolo con la giusta imparzialità e ammettere la “sconfitta” della tesi avallata dalla pubblica accusa quando essa sia evidentemente ingiusta nei confronti della persona tratta in giudizio.

Il giudice deve assolvere l’imputato se lo chiede il pm?

L’assoluzione del pm è solamente una richiesta, esattamente come quella dell’avvocato: l’unico in grado di poter effettivamente assolvere o condannare una persona è il giudice. Il giudice è libero di aderire o meno alla richiesta di assoluzione del pm: in altre parole, il giudice potrebbe anche essere convinto della responsabilità penale dell’imputato e, di conseguenza, condannarlo, anche in presenza della richiesta di assoluzione del pubblico ministero.

Realisticamente, però, bisogna dire che è difficile che un giudice scelga la condanna quando anche la pubblica accusa riconosca l’innocenza della persona tratta in giudizio; pertanto, i casi di condanna a seguito di richiesta di assoluzione del pm sono davvero pochi.

note

[1] Art. 125 disp. att. cod. proc. pen.

[2] Art. 50 cod. proc. pen.

Autore immagine: Canva.com


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