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Oblio su Internet: Google non è responsabile per la cancellazione dei dati

26 giugno 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 giugno 2013



Net neutrality: l’internet service provider non è responsabile della cancellazione dei nomi e dei dati ormai obsoleti e non più pertinenti con il diritto all’informazione; non spetta a Google eliminare, dai risultati delle ricerche, link di siti che non rispettano il diritto all’oblio.

 

Inutile chiedere a Google di cancellare, dai risultati delle ricerche, l’indicizzazione di tutti siti che contengono nomi e fatti ormai ricaduti nel diritto all’oblio. Il motore di ricerca, infatti, non è tenuto a garantire il rispetto – da parte di terzi – dell’obbligo di cancellare i dati oramai obsoleti e non più attuali. Insomma, Google non è responsabile!

La precisazione proviene – per l’ennesima volta – dalla Corte di Giustizia UE, da sempre garante e sostenitrice di quello che è un “pilastro” del web: la net neutrality, ossia la non responsabilità dell’intermediario di servizi di commercio sul web per le condotte illecite poste da terzi.

L’avvocato generale della Corte di Giustizia ha riaffermato il principio della neutralità dell’Internet Service Provider (quale è Google), in occasione di una sentenza che i giudici di Lussemburgo dovranno a breve emettere. Diversi utenti si erano rivolte all’Autorità spagnola per la tutela della privacy, lamentandosi del permanere, sul motore di ricerca, di alcune informazioni sul loro conto risalenti a diversi anni fa. L’autorità aveva ordinato a Google la cancellazione dei dati, ma la società americana ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia.

Se la Corte rispetterà i propri stessi precedenti, l’esito della decisione è scontato e sarà a favore della società di Mountain View.

Quello che però lascia sconcertati è come le stesse amministrazioni statali (in questo caso l’Agenzia per la privacy iberica) ignorino un costante indirizzo che trova in una direttiva (quella sul commercio elettronico) il proprio fondamento normativo. Come dire che le istituzioni sono completamente refrattarie a internet.

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