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Lo sai che? Non è cocopro ma lavoro subordinato se impone standard di produttività giornaliera

Lo sai che? Pubblicato il 26 giugno 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 giugno 2013

Se il contratto impone degli standard minimi di produttività giornaliera non è compatibile con lo schema del contratto a progetto, che richiede invece la generica descrizione di un progetto-programma da portare a termine; pertanto si trasforma in lavoro subordinato.

Perché si possa parlare di co.co.pro., l’attività deve essere gestita in perfetta autonomia dal collaboratore, con una semplice indicazione delle mansioni da seguire: pertanto, se il contratto di collaborazione impone al lavoratore degli standard minimi di produttività giornaliera, esso è illegittimo e si trasforma, automaticamente, in rapporto di lavoro subordinato.

Lo ha precisato la Cassazione in una sentenza pubblicata ieri [1].

Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto dovesse parlarsi di lavoro subordinato in quanto il contratto fatto firmare al collaboratore imponeva giornalmente a quest’ultimo di vendere almeno settanta cartoni di prodotto e visitare minimo diciotto clienti, con successiva rendicontazione delle attività svolte. Si tratta di imposizioni incompatibili con un rapporto a “progetto” (ossia un programma da portare a termine), ma con una subordinazione lavorativa vera e propria.

Nel contratto a progetto, ricorda la Suprema Corte, il programma da svolgere deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale, ma la sua gestione spetta sempre al collaboratore.

note

[1] Cass. sent. n. 15922 del 25.06.2013.


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