Malattie: quali colpiscono più gli uomini e quali più le donne

16 Ottobre 2019
Malattie: quali colpiscono più gli uomini e quali più le donne

Salute: rischi diversi a seconda del sesso. L’incidenza di alcune patologie è più frequente nelle donne e altre di più negli uomini. Ecco quali sono.

A ciascuno la sua salute. Se è vero che ogni uomo ha un proprio Dna e una predisposizione a determinate malattie, è anche vero che il sesso a cui appartiene lo rende più sensibile ad alcuni rischi piuttosto che ad altri. Incredibile, ma vero: come ci rivela una nota della nostra agenzia stampa Adnkronos, i ricercatori dell’Istituto superiore di sanità (Iss), in uno studio pubblicato su ‘Cell Death and Disease’, hanno isolato alcuni componenti molecolari alla base della diversa risposta delle cellule maschili e femminili agli stress.

Uomini e donne corrono, infatti, rischi diversi di contrarre alcune malattie. Ad esempio, l’80% dei pazienti con patologie autoimmuni (lupus, artrite reumatoide, tiroidite di Hashimoto) è donna. E anche alcune malattie neurologiche, come il Parkinson e l’Alzheimer, mostrano significative differenze di incidenza nei due sessi: il Parkinson colpisce più gli uomini e l’Alzheimer maggiormente le donne. 

Ebbene, le donne – ricordano gli studiosi dell’Iss – hanno una maggiore incidenza di fratture di femore e sono a maggior rischio di depressione. 

Gli uomini, invece, hanno un rischio maggiore di mortalità per cancro e di essere colpiti da malattie cardiovascolari in più giovane età. 

Il genere influenza anche la sintomatologia di molte patologie. Per esempio, nel caso dell’infarto del miocardio, i sintomi possono essere diversi nei due sessi, determinando talvolta un ritardo nella diagnosi, soprattutto nelle donne. Allo stesso modo, il cancro del colon nella donna si localizza più frequentemente nel tratto ascendente, ha meno sintomi all’esordio e si manifesta successivamente con caratteri di urgenza.

A fronte di tante differenze, “le donne sono spesso penalizzate nelle cure, poiché i trial clinici sono effettuati quasi esclusivamente negli uomini e le conoscenze sulla diversa risposta alle terapie nei due sessi spesso non sono applicate nella pratica clinica. Ne consegue – conclude l’Iss – una minore appropriatezza delle cure nel sesso femminile, almeno per alcune malattie, rispetto a quello maschile”.



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