Reddito di cittadinanza: è stato confermato dalla manovra 2020?

16 Ottobre 2019
Reddito di cittadinanza: è stato confermato dalla manovra 2020?

Necessità di coordinare l’assegno unico con il reddito di cittadinanza e il bonus da 80 euro.

Ormai, la manovra 2020 è stata sostanzialmente scritta. Ne abbiamo elencato tutte le misure sulla base della relazione approvata ieri notte dal Governo. I più attenti si saranno chiesti: che fine ha fatto il reddito di cittadinanza? È stato confermato o meno? 

La rumorosa propaganda che, solo l’anno scorso, aveva accompagnato l’approvazione della misura assistenziale («È stata abolita la povertà») è controbilanciata da un totale silenzio di quest’anno. Chi ha percepito il Rdc quest’anno potrà sperare di averlo l’anno prossimo? E chi, invece, dovesse rientrare solo a partire dal 2020 nei parametri richiesti dalla legge potrebbe presentare ora la domanda?

La risposta è abbastanza semplice ed è scritta nero su bianco nella legge che ha istituito il reddito di cittadinanza: si tratta di una “misura strutturale” ossia che non necessita di rinnovi. Solo una legge di abrogazione espressa o tacita potrebbe eliminarlo dalla circolazione. Di tanto avevamo già parlato nell’articolo Reddito di cittadinanza: che succede se cade il Governo?

Questo significa che le carte consegnate nel corso del 2019 saranno “ricaricate” anche per il 2020 e varranno altri 18 mesi.

Non sono neanche mutate le condizioni e i requisiti Isee per ottenere il beneficio, nonostante le numerose polemiche scaturite negli scorsi mesi per le indagini che hanno evidenziato come l’assegno sia andato a finire nelle mani di chi lavora in nero.

Questo, però, non toglie che potrebbero intervenire, già nel corso del prossimo anno, delle nuove misure volte a limitare, modificare o estendere il Rdc. 

Ciò nonostante l’Upb, in un’audizione presso la Commissione Affari sociali della Camera, ha evidenziato delle forti criticità del Rdc. Il riordino e il potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e la dote unica per i servizi è una riforma «che andrebbe necessariamente coordinata, sia sotto il profilo degli obiettivi che dei criteri di erogazione e di funzionamento con il reddito di cittadinanza e il bonus 80 euro. Un coordinamento già previsto dal Ddl delega al Governo sul riordino e il potenziamento delle misure che però si presenta tuttavia “problematico”. “L’obiettivo del Ddl di migliorare la condizione delle famiglie povere con figli a carico, e cioè di attribuire loro risorse maggiori di quelle riconosciute dal sistema vigente, richiederebbe o di rendere la scala di equivalenza sottostante il Reddito di cittadinanza tale da favorire maggiormente le famiglie più numerose o di realizzare un’integrazione soltanto parziale tra questo strumento e l’assegno unico”, si legge.

Un secondo elemento di criticità è costituito dai due diversi meccanismi per stabilire l’accesso e l’ammontare, rispettivamente, dell’assegno unico e della dote unica. Vi è, infine, l’esigenza di un coordinamento tra le politiche a sostegno della domanda di servizi di cura per l’infanzia, nell’ambito delle quali rientra la dote unica, e quelle dirette ad ampliare l’offerta di servizi sul territorio. Per superare un effetto di distorsione prodotto, spiega ancora Upb, “andrebbero ridotti i divari territoriali nel livello di offerta dei servizi pubblici, soprattutto nel Mezzogiorno. In una prospettiva di più breve periodo sarebbe auspicabile considerare la possibilità di una diversificazione dell’ammontare della dote che tenga conto delle condizioni dell’offerta locale”, conclude.


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