L’inganno delle nuove detrazioni fiscali

17 Ottobre 2019 | Autore:
L’inganno delle nuove detrazioni fiscali

I nuovi bonus in arrivo non sono così celeri come sembra: per ottenere i rimborsi bisogna aspettare molto, anche quando si paga subito e con carte o bancomat.

Non è tutto oro quel che luccica. La manovra in arrivo è ricca di nuove detrazioni fiscali per i contribuenti come quella del bonus fiscale sull’idraulico e si prevede di estenderla ad altre categorie di spesa, ma c’è un inghippo – o se vogliamo un inganno, visto che la cosa è stata finora sottaciuta – che rischia di far franare tutto il sistema messo in piedi dal Governo con la legge di Bilancio 2020. «Essere onesti conviene», ha dichiarato il premier Giuseppe Conte illustrando i contenuti del provvedimento, ma forse a ben vedere non conviene così tanto e si rischia di rimetterci.

Infatti sgravi, agevolazioni e incentivi funzionano solo se e quando i soldi promessi arrivano realmente nelle tasche dei contribuenti. Il problema sta proprio qui, perché stavolta c’è da aspettare parecchio e anche troppo rispetto al beneficio atteso. Probabilmente, per la fretta di completare il quadro della nuova legge finanziaria è stato tralasciato un aspetto fondamentale che può compromettere la riuscita degli obiettivi del Governo e che, invece, interessa molto da vicino i cittadini italiani.

Ecco in cosa consiste il sistema in arrivo: d’ora in poi, se paghi l’idraulico con carta di credito o bancomat avrai diritto ad avere lo sconto del Fisco. Potrai, quindi, detrarre una parte dell’importo pagato. È il nuovo bonus tracciabilità che premia chi paga con strumenti come le carte di credito, i bancomat o i bonifici bancari anziché in contanti. Vuole far emergere un’ampia serie di prestazioni dove si annidano i pagamenti in nero e, dunque, considerata ad alto rischio di evasione.

Così il Governo ha deciso di combattere questa evasione fiscale incentivando il contribuente a chiedere il documento che registra l’operazione imponibile; si parte per ora dagli esercenti delle categorie che forniscono prestazioni di servizi alla persona o alla casa, come appunto gli idraulici, ma ben presto lo stesso meccanismo potrebbe estendersi ad altri settori analoghi, come i parrucchieri e i ristoranti o l’assistenza di colf e badanti.

La motivazione che dovrebbe spingere gli italiani a richiedere ed ottenere la fattura, scontrino o ricevuta, al di là del senso del dovere civico, è proprio il riconoscimento del bonus: ci si aspetta il rimborso di una buona fetta dei soldi spesi, che potrebbe arrivare al 19%, se questa percentuale verrà confermata nel Decreto fiscale in corso di definizione, analogamente a quanto avviene per le agevolazioni Irpef attualmente in vigore, come le spese mediche.

Lo Stato, in questo modo, cerca di creare un contrasto di interessi tra il cliente da una parte ed il commerciante, artigiano o professionista dall’altra (che poi si tratti di un medico, un ristoratore o il solito idraulico preso ad esempio, nulla cambia a questi fini). È un sistema apparentemente valido, di cui si parla da parecchio tempo e che adesso per la prima volta sarà applicato concretamente su larga scala.

Quindi, se sai che ti spetta il bonus riconosciuto dalla legge, al momento della fatidica domanda dell’esercente: “Le serve la fattura?”oppure “Il prezzo con fattura o senza?”, probabilmente, la richiederai, confidando nell’agevolazione e sapendo che non ci rimetterai, non sarai penalizzato rispetto a chi vuole fare il furbo e risparmiare qualcosa pagando un po’ meno, ma in nero: lo Stato, se fai il tuo dovere pretendendo il rilascio del documento fiscale, ti riconoscerà poi la differenza a rimborso, come è stabilito nelle norme di prossima attuazione.

L’idraulico presenta il conto: 100 euro senza fattura, che salgono a 130 se il cliente la vuole. Questa differenza è dovuta al fatto che, in tal caso, l’artigiano dovrà versare l’Iva al 22% e poi pagare anche la quota di imposte dirette sulla somma incassata (Ires e Irap o Irpef a seconda della forma dell’attività esercitata). L’esercente, intanto, la addossa al consumatore, che però è tranquillo perché sa che grazie alla fattura potrà poi detrarre il 19% della spesa sostenuta: sono quasi 25 euro sul prezzo finale di 130. Li paga tutti e subito e inizia ad attendere il rimborso che gli spetta.

Però, c’è un aspetto da considerare,  al quale probabilmente non pensi nel momento in cui stabilisci il prezzo “con tasse o senza” e decidi la convenienza per l’una o l’altra via: il fatto è che tu la prestazione la paghi subito, ma il rimborso della parte che ti spetta non sarà altrettanto sollecito. Non arriverà subito, anzi dovrai aspettare parecchio per ottenerlo: parliamo di tempi lunghi, che arrivano almeno un anno e mezzo in base alle regole vigenti oggi e che la legge di Bilancio non ha toccato, tranne che nel caso del superbonus sugli acquisti che però arriverà soltanto a partire dal 2021.

Questo avviene perché la soluzione trovata nella manovra messa nero su bianco dal Consiglio dei ministri non è più quella del cashback ipotizzata nei giorni scorsi: il rimborso di qualche punto di Iva sul conto corrente o sulla carta da cui sono stati effettuati i pagamenti, da accreditare presto, entro il mese successivo a quello dei pagamenti, sembra infatti abbandonato, è uscito dalla legge di Bilancio e se ne riparlerà, forse, l’anno prossimo, ma per ora niente.

Il sistema previsto e che entrerà in vigore opera, invece, attraverso il consueto riconoscimento della detrazione d’imposta Irpef, ma per averla bisogna attendere i tempi previsti per la presentazione della dichiarazione dei redditi annuale prima, e per l’erogazione effettiva dei rimborsi poi. Nel frattempo, quindi, i contribuenti rimangono a bocca asciutta per un lungo periodo.

Infatti, tutti questi bonus in arrivo, se saranno approvati in via definitiva com’è intenzione del Governo, diventeranno operativi il prossimo anno; quindi, la base di riferimento saranno i prossimi redditi dell’anno 2020, sui quali opereranno le nuove detrazioni assieme alle vecchie già vigenti.

Così le agevolazioni previste entreranno in vigore il 1 gennaio 2020; nel corso dell’anno, tu sosterrai tutte le spese detraibili e, infine, presenterai il tuo modello 730 (necessario per indicare queste detrazioni, anche se saranno comprese nel modello precompilato dall’Agenzia delle Entrate che già ha i dati), ma questo avverrà soltanto in piena estate del 2021: ad esempio, quest’anno il termine scadeva il 23 luglio. Peggio ancora se devi presentare la dichiarazione dei redditi con il modello Unico: ci sono 2 mesi in più rispetto al 730 per farla. Quest’anno (dichiarazione 2019 per i redditi 2018), i termini previsti in scadenza il 30 settembre sono stati prorogati al 2 dicembre, che deve ancora venire.

Il risultato è che i rimborsi monetari delle somme ottenute attraverso i pagamenti tracciabili effettuati durante l’intero anno 2020 per tutta le serie di spese ammesse in detrazione, saranno liquidati e, finalmente, ti arriveranno non prima dell’estate del 2021, con i consueti tempi previsti per l’accredito in busta paga, se sei un lavoratore dipendente o un pensionato; non certo prima e sempre che la dichiarazione vada bene (se presenta irregolarità i rimborsi vengono bloccati). Tutto questo senza considerare gli incapienti, cioè coloro che hanno redditi bassi, al di sotto della no tax area di poco più di 8.000 euro e che comunque non beneficerebbero delle detrazioni perché non hanno imposta da versare.

Meglio sarebbe stato prevedere un sistema di rimborso con accredito più veloce per tutti questi cittadini onesti, che giustamente pretendono il rilascio del prescritto scontrino, ricevuta fiscale o fattura e che adesso, seguendo l’input del Governo, pagheranno anche con strumenti tracciabili per conseguire l’incentivo dell’auspicata detrazione; così favorendo il Fisco nella sua azione di accertamento e di contrasto all’evasione e contribuendo con la loro azione ad incrementare il gettito fiscale a beneficio di tutti.

Allora, ci si chiede perché, in un mondo di pagamenti che diventeranno in massima parte telematici e dove tutti i dati saranno registrati e conosciuti immediatamente dalla stessa Agenzia delle Entrate, in grado di effettuare calcoli automatizzati e rapidi, rimane ancora necessario aspettare così tanto per avere le restituzioni spettanti. Forse adeguare la macchina fiscale per accelerare i rimborsi Irpef è più complicato che tracciare i pagamenti com’è stato fatto con la lotta ai contanti. Intanto, il sistema così com’è delineato dalla nuova legge finanziaria rimane incompleto e sbilanciato; non è difficile prevedere che non funzionerà come dovrebbe e che la speranza di spegnere l’evasione grazie ai bonus di detrazioni fiscali rimarrà tale, fin quando gli accrediti effettivi non diventeranno più rapidi oppure se si deciderà di rendere i crediti d’imposta spendibili in qualche altra maniera.



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