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Imposta di successione: come pagarla se la banca non sblocca il conto?

26 Ottobre 2019
Imposta di successione: come pagarla se la banca non sblocca il conto?

Il fisco ha notificato a noi eredi avviso di liquidazione dell’imposta di successione ma la banca non sblocca ancora il conto del nostro parente defunto.

Che fare?

Come è noto:

  • anche le somme depositate su conti correnti intestati a persona defunta fanno parte della massa ereditaria;
  • nel momento in cui la banca riceve notizia della morte dell’intestatario, il conto corrente viene “bloccato” in attesa che venga fornita alla banca tutta una serie di documenti;
  • in base all’articolo 48 del decreto legislativo n. 346 del 1990, solo dopo che alla banca sarà fornita la prova dell’avvenuta presentazione della dichiarazione di successione si potrà procedere alla consegna agli eredi delle somme, depositate sui conti del defunto, a loro spettanti (in proporzione alle rispettive quote ereditarie);
  • i tempi necessari per la liquidazione agli eredi delle somme che appartenevano al defunto variano da banca a banca.

Chiaramente, dopo che alla banca sono stati forniti tutti i documenti richiesti, è possibile sollecitarla per una rapida liquidazione delle somme giacenti sul conto (in base alle quote indicate in testamento e che gli eredi, in accordo tra loro, indicano alla banca stessa).

Sarà necessario che all’appuntamento fissato dalla banca si presentino tutti gli eredi per raccogliere le loro firme su tutti gli atti con i quali saranno trasferite in loro favore le somme giacenti sul conto del defunto (per accelerare i tempi, nei casi in cui uno o più eredi abbiano difficoltà a recarsi presso la sede della banca, è possibile rilasciare procura speciale o generale a favore di altro erede o terzo).

Naturalmente, però, il pagamento dell’imposta di successione (liquidata dall’Agenzia delle Entrate) deve avvenire, entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione dell’avviso, indipendentemente dal fatto che la banca sblocchi o non sblocchi le somme giacenti sul conto in tempo utile prima della scadenza del termine predetto.

Perciò il pagamento dell’imposta (attraverso gli F24) dovrà avvenire in ogni caso prima della scadenza dei sessanta giorni dalla notificazione dell’avviso di liquidazione anche se, nel frattempo, le somme giacenti sul conto del defunto non saranno state ancora sbloccate e liquidate agli eredi.

In mancanza del pagamento dovuto entro il termine di sessanta giorni, l’importo dell’imposta sarà iscritto a ruolo, maggiorato di sanzioni e interessi, e si darà avvio alla fase della riscossione coattiva con successivo invio di cartella di pagamento e rischio di pignoramenti.

Gli eredi, nei confronti del fisco, sono tenuti tutti quanti in solido, cioè sono obbligati al pagamento dell’intera somma dovuta a titolo di imposta di successione e questo anche nel caso di successione testamentaria (così si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 24.624 del 19 novembre 2014).

Se un erede avrà provveduto da solo al pagamento del 100% dell’imposta di successione avrà poi il diritto di pretendere dagli altri eredi il rimborso dell’importo corrispondente alla quota di eredità di ciascuno.

Quindi, se prima della scadenza dei sessanta giorni dalla notificazione dell’avviso di liquidazione dell’imposta di successione la banca avrà sbloccato le somme e le avrà quindi liquidate agli eredi in proporzione delle quote ereditarie di ciascuno, gli eredi potranno decidere di utilizzarle per pagare l’imposta di successione dividendosi tra loro l’importo da pagare (e, magari, incaricando uno di loro al pagamento dopo avergli fornito la loro quota parte di importo).

E’ necessario infine precisare che niente impone agli eredi di utilizzare proprio le somme che erano sul conto per effettuare il pagamento dell’imposta di successione.

E’ anche possibile contattare l’Ufficio territoriale atti pubblici (agli indirizzi indicati nell’avviso di liquidazione dell’imposta) per richiedere informazioni sulle modalità per richiedere la rateazione dell’imposta da versare (rateazione che comporta, però, l’aggravio di interessi e la necessità di pagare subito il 20% del dovuto).

Articolo tratto da consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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