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Assegni familiari per lavoratori dipendenti

8 Novembre 2019
Assegni familiari per lavoratori dipendenti

La Costituzione esprime una forte tutela della famiglia che viene riconosciuta come una delle formazioni sociali in cui si forma la personalità umana.

Sentiamo spesso parlare della necessità di introdurre delle politiche di tutela per la famiglia. Molte volte nei dibattiti in televisione si parla della necessità di introdurre una tassazione basata sul quoziente famigliare e fare dunque pagare di meno alle famiglie più numerose. Sono ipotesi interessanti per il futuro ma, allo stato attuale, quali sono le misure di sostegno previste a favore delle famiglie?

Sicuramente, una delle principali misure concrete di aiuto economico è rappresentata dagli assegni familiari per lavoratori dipendenti. Come vedremo, però, questa misura non spetta a tutti i nuclei famigliari italiani ma solo a quelli che hanno determinate caratteristiche di composizione e di reddito. Inoltre, ed è questa una delle distinzioni più rilevanti, si tratta di una misura prevista solo ed esclusivamente per i lavoratori dipendenti e ne restano dunque esclusi tutti i lavoratori autonomi.

Cosa sono gli assegni familiari?

Vengono definiti in modi diversi. A volte, si parla di assegni familiari. Altre volte, si preferisce l’acronimo Anf. La legge parla di assegni per il nucleo familiare.

Al di là del nome utilizzato, gli assegni familiari sono delle prestazione economicche che vengono erogate dall’Inps, per il tramite dei datori di lavoro, ai nuclei familiari di alcune tipologie di lavoratori, dei pensionati e dei titolari di prestazioni economiche previdenziali da lavoro dipendente nonchè dei lavoratori assistiti dall’assicurazione contro la tubercolosi.

Non a tutti i nuclei familiari sono riconosciuti gli Anf. Infatti, per accedere a questa prestazione occorre che il nucleo familiare possieda una serie di requisiti che riguardano:

  • la tipologia di lavoratore richiedente;
  • il reddito complessivo percepito dai componenti del nucleo familiare;
  • la tipologia di nucleo familiare e la sua composizione.

L’ammontare della somma erogata dall’Inps a titolo di assegno familiare non è fisso, ma varia al variare del reddito complessivo del nucleo. In particolare, esiste un rapporto di proporzionalità inversa: al salire del reddito diminuisce la somma erogata come Anf e viceversa.

Ogni anno, l’Inps emana un’apposita circolare in cui riporta la tabella con gli importi degli Anf a seconda dei vari scaglioni di reddito. Le tabelle pubblicate dall’Istituto nazionale di previdenza sociale sono valide dal 1° luglio di ogni anno fino al 30 giugno dell’anno successivo [1]. Inoltre, esiste anche un tetto massimo di reddito familiare oltre il quale si perde il diritto agli assegni familiari.

Alcune tipologie di nuclei familiari possono godere di condizioni di fruizione degli assegni per il nucleo familiare particolarmente vantaggiose sia in termini di importi erogati che di requisiti per accedere al beneficio.

A chi spettano gli assegni familiari?

Gli assegni per il nucleo familiare sono una misura molto importante per le famiglie. Tuttavia, occorre notare sin da subito che non si tratta di una misura universale, prevista a favore di tutte le famiglie, ma limitata a solo mondo del lavoro dipendente.

Infatti, gli Anf spettano unicamente ai:

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • lavoratori dipendenti agricoli;
  • lavoratori domestici e somministrati;
  • lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata Inps;
  • lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite;
  • titolari di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, dei fondi speciali ed ex Enpals;
  • titolari di prestazioni previdenziali;
  • lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

Ne deriva che, per prendere gli Anf, occorre avere un contratto di lavoro subordinato o, comunque, un contratto di lavoro autonomo, ma con pagamento dei contributi previdenziali alla Gestione Separata Inps.

Ne consegue che non possono prendere gli Anf:

  • lavoratori autonomi (non iscritti alla Gestione Separata Inps);
  • disoccupati (privi di Naspi).

Può accadere che anche se nel nucleo familiare c’è un lavoratore dipendente, che dovrebbe dunque avere diritto agli assegni familiari, questo diritto sia escluso. Infatti, la legge prevede che il nucleo familiare ha diritto agli Anf solo se almeno il 70% dei redditi complessivamente percepiti in famiglia derivino da reddito da lavoro dipendente o assimilati.

Se, dunque, in una famiglia ci sono un dipendente ed un autonomo occorre vedere da dove proviene la maggior parte del reddito. Se il reddito di lavoro dipendente costituisce meno del 70% del reddito totale, quel nucleo familiare non potrà percepire gli assegni familiari.

Assegni familiari: limiti di reddito

Oltre alla tipologia di rapporto di lavoro ed alla prevalenza del reddito da lavoro dipendente su quello da lavoro autonomo, gli Anf prevedono anche un tetto massimo di reddito oltre il quale il diritto agli assegni non spetta.

Ma come si computano i redditi familiari per verificare se si è sotto o sopra la soglia massima di accesso agli Anf? Quali sono i redditi da considerare e quali da escludere? I redditi del nucleo familiare che devono essere computati per verificare il diritto agli Anf sono tutti i redditi assoggettabili all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali.

In ogni caso, devono essere indicati anche i redditi esenti da imposizione fiscale oppure assoggettati alla ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva (se sono complessivamente superiori a euro 1.032,91). I redditi da considerare non sono quelli percepiti al momento in cui si fa la domanda o che verranno percepiti nel periodo per il quale si richiedono gli Anf. La verifica deve essere fatta sui redditi passati. In particolare, se si richiedono Anf per il periodo che va da gennaio a giugno, occorre considerare (per verificare la soglia di reddito) i redditi percepiti due anni prima.

Diversamente, se si richiedono Anf per il periodo che va da luglio a dicembre, occorre prendere a riferimento i redditi percepiti nell’anno precedente.

Ci sono, invece, dei redditi che non devono essere dichiarati ai fini del diritto agli Anf. Questi redditi sono:

  • Tfr (trattamento di fine rapporto) e le relative anticipazioni;
  • trattamenti di famiglia dovuti in base alla legge;
  • rendite vitalizie erogate dall’Inail;
  • pensioni di guerra e pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
  • indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità;
  • importi percepiti a titolo di assegno di cura ai sensi della legislazione provinciale di Bolzano;
  • indennità di comunicazione per sordi e indennità speciali per i ciechi parziali;
  • indennizzi per danni irreversibili da trasfusioni, vaccinazioni obbligatorie e somministrazione di emoderivati;
  • arretrati di cassa integrazione guafagni relativi ad anni precedenti a quello di erogazione;
  • indennità di trasferta per la parte non soggetta a tassazione fiscale;
  • assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato.

Assegni familiari: requisiti del nucleo familiare

Come abbiamo detto, il lavoratore dipendente, che appartenga ad una delle tipologie di lavoro a cui è riservato il diritto agli Anf, può accedere a questa prestazione se è componente di un nucleo familiare che abbia determinate caratteristiche.

In particolare, gli assegni per il nucleo familiare spettano per ogni nucleo familiare che può essere composto da:

  • richiedente (lavoratore che appartiene alle tipologie che danno diritto ad Anf);
  • coniuge o partner dell’unione civile (non legalmente separato o sciolto da unione civile) anche se non è convivente;
  • figli ed equiparati, conviventi o meno, di età inferiore a 18 anni;
  • figli ed equiparati maggiorenni con inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro purché non coniugati, previa autorizzazione;
  • figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età compresa tra 18 e 21 anni, purché facciano parte di “nuclei numerosi”, vale a dire nuclei familiari con almeno quattro figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
  • fratelli, sorelle del richiedente e nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni, inabili a proficuo lavoro solo se sono orfani di entrambi i genitori, non hanno conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non sono coniugati, previa autorizzazione;
  • nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni e viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione.

Come ottenere gli assegni familiari?

Per molto tempo, i lavoratori dipendenti facevano la domanda di fruzione degli Anf per il tramite del proprio datore di lavoro.

Diversamente, a partire dal 1° aprile 2019, la domanda di fruizione degli assegni familiari da parte dei dipendenti privati deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica, attraverso il sito web dell’Inps, nell’apposita sezione dedicata.

Per procedere il richiedente può, dunque, decidere di:

  • fare domanda autonomamente, accedendo al sito Inps con le proprie credenziali;
  • rivolgersi ad un patronato che assisterà il richiedente nell’inoltro della domanda.

Gli assegni familiari vengono pagati mensilmente ai lavoratori insieme alla retribuzione mensile e vengono riportati nella busta paga.

Il datore di lavoro, dunque, anticipa le somme erogate ai lavoratori a titolo di Anf salvo poi recuperare quanto erogato per conto dell’Inps tramite il conguaglio con i contributi previdenziali dovuti all’ente previdenziale.

In alcuni casi, è direttamente l’Inps a pagare gli assegni familiari al richiedente con pagamento diretto. Ciò avviene con riferimento a:

  • lavoratori domestici;
  • lavoratori iscritti alla Gestione Separata Inps;
  • operai agricoli dipendenti a tempo determinato;
  • lavoratori di ditte cessate o fallite;
  • richiedenti che siano beneficiari di altre prestazioni previdenziali.

In questi casi, l’Inps procede all’accredito tramite bonifico all’ufficio postale oppure, se il richiedente ha indicato gli estremi del suo conto corrente, si procede tramite bonifico.

note

[1] Circolare Inps n. 66 del 17.05.2019.


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