Osteoporosi: lo smog fa male alle ossa?

17 Ottobre 2019 | Autore:
Osteoporosi: lo smog fa male alle ossa?

Smog e osteoporosi: esiste una correlazione? Scoprilo in questo articolo.

L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da una riduzione della massa ossea, vale a dire della quantità dell’osso (della densità minerale ossea), e da un’alterazione della sua architettura, cioè della sua qualità. Questo determina una maggiore fragilità dell’osso esponendolo al rischio di fratture. Le parti del corpo coinvolte con maggiore frequenza sono: l’anca, il polso, la spalla, la colonna vertebrale toracica e lombare. Spesso, l’osteoporosi non presenta sintomi e, se non ricercata attraverso esami specifici, viene diagnosticata a seguito di una frattura, che può derivare da un trauma di lieve entità.

L’osteoporosi e le fratture ad essa correlate aumentano con l’avanzare dell’età e può colpire, secondo le stime indicate dal ministero della Salute, una donna su tre e un uomo su cinque nell’arco della vita.

Secondo numerosi studi, oltre all’età, ci sarebbe un collegamento con una ridotta attività fisica e con il fumo.

Secondo Elena Colicino del Mount Sinai Hospital di New York, membro del Comitato scientifico della Società italiana di medicina ambientale (Sima), “L’inquinamento atmosferico, il particolato con un diametro minore di 2,5 micron, è stato recentemente associato a un incremento di tasso di ospedalizzazione per fratture femorali e di polso in 9 milioni di americani over 65 anni e in 6 mila norvegesi”. Poi, aggiunge che “Una cattiva qualità dell’aria con elevati livelli di Pm2.5, Pm10 e black carbon – aggiunge – è stata inoltre associata a una riduzione della densità ossea in uno studio condotto sia su uomini di mezza età che su uomini tra 75 e 76 anni”.

Non dimentichiamo l’incidenza di alcuni fattori ambientali come il piombo, il mercurio e il cadmio che contribuiscono alla demineralizzazione ossea e a un più alto rischio di osteoporosi. Non bisogna trascurare anche le nuove esposizioni chimiche (Pfas, sostanze perfluoroalchiliche o acidi perfluoroacrilici) presenti nel pentolame e nei packaging alimentari, come inquinanti indoor, che agiscono sul sistema endocrino, modulano gli ormoni ed hanno così un impatto sulla salute delle ossa, provocando una riduzione della loro densità e, di conseguenza, l’insorgenza dell’osteoporosi, in particolare nelle donne in menopausa.

Il presidente Sima, Alessandro Miani, ritiene che “i cambiamenti tecnologici e politici volti a ridurre le emissioni atmosferiche dannose potrebbero ridurre l’impatto economico per la sanità pubblica anche in quest’ambito”.

In vista della Giornata mondiale dell’osteoporosi (20 ottobre), sono stati divulgati i seguenti dati che forniscono un quadro allarmante del fenomeno: sono state registrate oltre un milione e mezzo di fratture femorali da osteoporosi negli over 65 (dal 2000 a oggi) con una crescita costante fino a raggiungere quasi 100 mila ricoveri l’anno per questo tipo di problematica dell’anziano (+20% nelle donne e +30% negli uomini).

Due fratturati su 3 hanno più di 80 anni e 4 volte su 10 si tratta di una donna over 85, come emerge dalle proiezioni basate sulla recente pubblicazione su ‘Archives of Osteoporosis’, condotta da Prisco Piscitelli (epidemiologo dell’Istituto scientifico biomedico euro mediterraneo, Isbem e vice presidente di Sima) e coordinata da Umberto Tarantino dell’Università di Roma Tor Vergata.

Circa 400 mila decessi post-frattura e 200 mila casi di invalidità permanente. Tra il 2000 e il 2019, si stimano in 18 miliardi di euro i costi sanitari per ricoveri, interventi e riabilitazione, a cui si aggiungono almeno 2 miliardi di pensioni d’invalidità pagati dall’Inps.

Piscitelli ha evidenziato che “Nei nostri studi di analisi dei grandi database sanitari come le schede di dimissione ospedaliera abbiamo dimostrato che dopo i 70 anni di età le fratture di femore sono una causa di ospedalizzazione di gran lunga superiore all’infarto”.

“Sappiamo – aggiunge – che già dal 2005 i costi sanitari delle fratturefemorali negli ultra 65enni in Italia, e dunque su base osteoporotica, hanno superato il miliardo di euro/anno se si include la riabilitazione, superando i costi degli infarti acuti del miocardio che si verificano oltre i 45 anni di età. Il 68% delle fratture si verifica dopo gli 80 anni e in particolare il 40% in donne ultra 85enni, mentre il 17% si registra negli ultra 90enni. Rispetto agli inizi degli anni 2000, quello delle fratture femorali sta diventando sempre più un problema del grande anziano”.

Osteoporosi: la prevenzione

Nonostante le stime siano allarmanti, è possibile prevenire l’osteoporosi, diagnosticarla (prima delle complicanze) e trattarla per ridurre il rischio di incorrere in una frattura. Bisogna adottare sane abitudini alimentari e praticare regolarmente attività fisica. Spesso, non vengono soddisfatte le richieste quotidiane di calcio del nostro organismo, durante la crescita e lo sviluppo, durante eventuali condizioni fisiologiche come gravidanza e menopausa o in caso di condizioni patologiche (assunzione di particolari farmaci, eventuali patologie concomitanti).

Il calcio, che aiuta a costruire le ossa, è il micronutriente più importante nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi. Il calcio proviene principalmente dal cibo, in particolare si trova nei seguenti alimenti: latte e altri prodotti lattiero caseari (come yogurt e formaggi); tofu; pesce (come quello azzurro, i polpi, i calamari e i gamberi); verdure verdi (come la rucola, il cavolo riccio, le cime dirapa, i broccoli,i carciofi, gli spinaci, i cardi); frutta secca (mandorle, arachidi, pistacchi, noci, nocciole) senza esagerare con le quantità; legumi (soprattutto i ceci, le lenticchie, i fagioli cannellini, borlotti e occhio nero); una buona spremuta d’arancia, oltre a tanta vitamina C, potassio e beta carotene, può fornirci la giusta quantità di calcio.


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