Affitto con cedolare secca: in arrivo più sfratti?

17 Ottobre 2019 | Autore:
Affitto con cedolare secca: in arrivo più sfratti?

L’aumento dell’aliquota previsto dalla manovra comporterà più tasse per i locatori, che potrebbero alzare i canoni mettendo in difficoltà gli inquilini.

La paura di un effetto cascata è legittima: se salgono le tasse sugli affitti, è possibile che aumenti anche la percentuale di chi decide di ritoccare al rialzo il canone. E se aumentasse il canone, potrebbe incrementarsi anche il numero degli inquilini che non riescono ad affrontare questa spesa. E se l’inquilino non ce la fa a pagare, prima o poi finisce per strada. Ergo: con un aumento dell’affitto con cedolare secca, sono in arrivo più sfratti?

Le associazioni degli edili e degli inquilini puntano il dito contro il passaggio della legge di Bilancio al varo del Governo che prevede un rialzo della cedolare secca sugli affitti a canone concordato dal 10% al 12,5%. Il che significa un ritocco del 25%. Un quarto del suo valore. Il che non è poco. «Ma è meno di quel che ci si doveva attendere», si difende il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. «Perché l’aliquota del 10% era temporanea e destinata a salire al 15%. Quindi – conclude il ministro – si tratta di una riduzione e non di un aumento delle tasse».

Vai a raccontarlo a chi aveva adottato il regime del canone calmierato (o agevolato o, ancora, concordato) come alternativa all’affitto con canone libero. Si tratta di locazioni triennali con l’opzione di rinnovo per altri due anni (il cosiddetto 3+2), con dei criteri ben precisi, adottati a livello nazionale e recepiti da accordi territoriali.

Uno di questi criteri è la possibilità di beneficiare del regime fiscale della cedolare secca al 10%. In pratica, il reddito percepito dal proprietario dell’immobile viene tassato direttamente applicando quell’aliquota. Che ora aumenterà del 25% passando al 12,5%.

Il sig. Rossi, proprietario di un appartamento in locazione con canone concordato incassa ogni mese 700 euro di affitto. Moltiplicato per 12 mensilità, significa che ogni anno riceve dall’inquilino 8.400 euro. Applicando l’attuale cedolare secca, pagherebbe il 10%, cioè 840 euro. Con la nuova aliquota, invece, si troverebbe a dover versare 1.050 euro, vale a dire 210 euro in più.

Va da sé che la tentazione alla quale molti locatori cederanno è quella di non perdere dei soldi con questo ritocco dell’aliquota sulla cedolare secca, ma di recuperarli alzando il canone di affitto. Il che rischia di avere un’evidente ripercussione sugli inquilini, molti dei quali potrebbero avere delle difficoltà a pagare puntualmente la mensilità.

Da qui, la preoccupazione dell’Unione Inquilini. Il segretario nazionale, Massimo Pasquini, si chiede oggi «dov’è l’equità della scelta del Governo di prevedere nella manovra l’aumento dal 10% al 12,5% dell’aliquota della cedolare secca sugli affitti abitativi a canone calmierato. Aumentare l’aliquota della cedolare secca per i contratti agevolati – lamenta Pasquini – non ha altro effetto che aumentare gli affitti in quanto per tutti gli accordi locali fino ad oggi firmati, potremmo vedere la richiesta da parte delle associazioni dei proprietari di rivedere i valori, aumentandoli, essendo peggiorata la tassazione». Ed il rincaro del canone di un affitto agevolato, che di solito interessa delle persone in difficoltà – avverte l’Unione Inquilini – «significherà anche un possibile balzo negli anni futuri degli sfratti».

Non protestano, però, soltanto i rappresentanti degli inquilini, ma anche quelli dei costruttori edili. Confedilizia si dice «sconcertata». Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, intervistato dalla nostra agenzia Adnkronos, ricorda che la locazione agevolata «è una misura sociale, perché riguarda affitti per inquilini disagiati, si applica anche alle locazioni degli studenti universitari».


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