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Foto pornografiche inviate a minore: è reato?

26 Ottobre 2019
Foto pornografiche inviate a minore: è reato?

Per un paio di mesi ho utilizzato un bot di Telegram che associava in anonimato gli utenti di uno stesso canale (con contenuti esplicitamente per adulti) al fine di poter chattare. Terminata la conversazione, la chat veniva automaticamente eliminata (almeno così mi sembrava di aver capito).

Per soddisfare una mia curiosità e per esibizionismo, ho inviato mie  foto dal contenuto esplicitamente hot, sempre previa approvazione preventiva del mio interlocutore anonimo. Qualora quest’ultimo sia stato di età minore, e palesandosi pertanto sicuramente gli estremi di qualche reato, come, dove ed entro quanto tempo potrei essere stato denunciato/rintracciato?

Astrattamente, il reato più vicino alla condotta descritta è quello di corruzione di minorenne. L’art. 609-quinquies del codice penale dice che chiunque compie atti sessuali in presenza di persona minore di anni quattordici, al fine di farla assistere, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La medesima norma aggiunge che alla stessa pena soggiace chiunque fa assistere una persona minore di anni quattordici al compimento di atti sessuali, ovvero mostra alla medesima materiale pornografico, al fine di indurla a compiere o a subire atti sessuali.

Ebbene, si evince chiaramente da questo articolo che, affinché possa integrarsi il reato in questione, non è sufficiente mostrare al minore di quattordici anni una o più immagini pornografiche, ma è necessario che tale condotta sia finalizzata a far compiere o subire al predetto atti sessuali.

Nel caso esposto mi sembra che manchi quest’ultimo aspetto, fondamentale perché si possa configurare il reato. D’altronde, esistono numerosi casi di assoluzione o archiviazione simili al caso prospettato. Come appena ricordato, inviare una foto pornografica a una terza persona, anche se minorenne, non costituisce reato: per essere considerata come corruzione di minore, un’azione, deve infatti consistere nel far assistere al minore ad atti sessuali in sua presenza o mostrare fotografie pornografiche per indurlo ad effettuare a sua volta atti sessuali.

Dunque, anche se nel caso prospettato l’interlocutore fosse minore di quattordici anni, dovrebbe essere provata la volontà consapevole (il dolo, cioè) di fargli compiere un atto sessuale; circostanza che, da quanto raccontato, non sembra ricorrere.

Solo per completezza, attesa l’esplicita richiesta in consulenza, si ricorda che il delitto di corruzione di minorenne è perseguibile d’ufficio e, pertanto, la denuncia alle autorità può essere sporta da chiunque (anche da persona diversa dalla vittima) senza limiti di tempo, se non quelli rappresentati dalla prescrizione del reato, che, nel caso di specie, è di sei anni (aumentati a sette anni e mezzo, nel caso di interruzioni).

Tuttavia, si ribadisce che, a sommesso parere dello scrivente, nell’ipotesi prospettata non ricorrono reati. Diverso sarebbe stato, invece, il caso di chi chiede consapevolmente a minori di inviargli delle proprie foto a sfondo pornografico: in questa ipotesi potrebbe ricorrere il reato di pornografia minorile (ma anche in questa circostanza andrebbero fatte le dovute specificazioni, visto che la Corte di Cassazione, con la sentenza del 21 marzo 2016 n. 11675, ha stabilito che la detenzione e la cessione di materiale pedopornografico costituisce reato solamente quando le immagini sono carpite contro la volontà del minore, e non quando questi le diffonde spontaneamente).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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