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La Cassazione rompe il salvadanaio dell’INPS

17 Ottobre 2019 | Autore:
La Cassazione rompe il salvadanaio dell’INPS

La rivista Diritto e Giustizia, sempre puntuale nei suoi aggiornamenti, ieri ha pubblicato la sentenza n. 26039/19 depositata il 15ottobre della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, che ha confermato le sentenze di merito del tribunale di Pesaro e della Corte di Appello di Ancona che avevano accolto la domanda di ricongiunzione proposta da un commercialista dalla Gestione Separata dell’Inps appunto alla Cassa dei Commercialisti.

La sentenza non può passare inosservata perché nei fatti rompe quello che sino a oggi è stato il salvadanaio dell’Inps. Com’è noto, da anni, l’avanzo più consistente (7,5 miliardi) è quello della Gestione separata, per un fatto molto semplice: essendo stata istituita nel 1996 ha tuttora molti più iscritti che pensionati. Le poche prestazioni erogate (il che spiega il loro importo modesto) riguardano soprattutto persone anziane che avevano maturato il diritto alla pensione in un’altra gestione, ma che riscuotono anche un assegno dalla Gestione separata in corrispondenza di altri redditi connessi ad attività regolate da tale Gestione.

Con l’operazione Poseidone, tuttora in corso, l’Inps ha cercato di recuperare anche giovani iscrizioni.
Sin qui era ammessa la ricongiunzione dalle Casse di previdenza dei professionisti alla Gestione separata ma non il contrario.

Con questo importante arresto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Inps che denunciava la violazione e falsa applicazione della legge n. 45 del 1990, art. 1, comma 2, e l. n. 335/1995, art. 2, commi 26 e seguenti, d.lgs. n. 184/1997, art. 1, comma 1, art. 15 preleggi e l. n. 335/1995, art. 1, comma 19 con ciò lamentando la non conformità a diritto delle sentenze di merito favorevoli al riconoscimento della facoltà di valersi della ricongiunzione ostandovi per l’Inps il fatto che il trattamento pensionistico dell’interessato doveva essere calcolato utilizzando il solo metodo contributivo per il quale operavano i diversi istituti del cumulo e della totalizzazione.

La Corte di Cassazione ha affermato, invece, il diritto ad avvalersi dei periodi assicurativi pregressi in termini tali per cui la ricongiunzione, più vantaggiosa ma anche più costosa per l’assicurato, possa porsi come mera opzione rispetto ad altri istituti quali la totalizzazione e il cumulo.

Non è vero, quindi, per la Suprema Corte che la previsione di cui allo stesso art. 1, comma 1, ammetta la ricongiunzione solo in entrata della contribuzione accreditata presso le Casse per i liberi professionisti.
Come ho sempre sostenuto in numerosi scritti, nel vocabolario previdenziale con il termine ricongiunzione si indica l’unificazione delle posizioni assicurative esistenti presso i diversi fondi previdenziali obbligatori per ottenere, utilizzando più spezzono contributivi, una sola pensione.

In questo modo, il lavoratore trasferisce i contributi versati nelle diverse Gestioni pensionistiche presso un unico fondo, creando così una sola posizione assicurativa: sarà poi la gestione nella quale sono stati ricongiunti i contributi a liquidare la pensione, calcolata sulla base di tutta la contribuzione confluita in tale posizione.

È evidente, a chi tratta la materia, che l’istituto della ricongiunzione, in termini di quantum pensionistico, è più vantaggioso rispetto agli altri istituti, quali la totalizzazione e il cumulo, introdotti anch’essi per “svegliare” i contributi silenti.

Lo sostengo da molto tempo e mi fa piacere vedere che la Cassazione abbia condiviso la mia dottrina.
Poiché la contribuzione che si versa nella Gestione Speciale Inps è più alta rispetto a quella delle Casse dei professionisti sostanzialmente si tratterà di ricongiunzione gratuita, il che non è da sottovalutarsi.

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Fonte: Diritto e Giustizia


note

Fonte Diritto e Giustizia, per gentile concessione dell’Autore

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 18 settembre – 15 ottobre 2019, n. 26039

Presidente Manna – Relatore De Marinis

Fatti di causa

Con sentenza del 13 novembre 2013, la Corte d’Appello di Ancona Reggio confermava la decisione resa dal Tribunale di Pesaro ed accoglieva la domanda proposta da A.G. nei confronti dell’INPS, avente ad oggetto il riconoscimento del diritto dell’istante, libero professionista iscritto alla Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza in favore dei Dottori Commercialisti, alla ricongiunzione presso la predetta Cassa dei contributi versati alla Gestione separata dell’INPS.

La decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto sussistere il diritto in base alla formulazione letterale della L. n. 45 del 1990, art. 1, comma 2, che espressamente riconosce la facoltà di ricongiungere i contributi A.G.O. nella gestione in cui l’interessato risulta iscritto in qualità di libero professionista e ciò senza limitazioni ed indipendentemente dalla omogeneità o meno delle contribuzioni versate nelle rispettive gestioni, quella di provenienza e quella dei destinazione.

Per la cassazione di tale decisione ricorre l’INPS, affidando l’impugnazione ad un unico motivo, cui resiste, con controricorso, l’A. .

Ragioni della decisione

Con l’unico motivo, l’Istituto ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione della L. n. 45 del 1990, art. 1, comma 2, e L. n. 335 del 1995, art. 2, commi 26 e ss., D.Lgs. n. 184 del 1997, art. 1, comma 1, art. 15 preleggi e L. n. 335 del 1995, art. 1, comma 19, lamenta la non conformità a diritto del pronunciamento della Corte territoriale favorevole al riconoscimento della facoltà di valersi della ricongiunzione dei contributi, e contrapponendovi una interpretazione della norma in questione per cui la facoltà non sarebbe riconosciuta laddove il trattamento pensionistico dell’interessato debba essere calcolato utilizzando il solo metodo contributivo, operando invece i diversi istituti del cumulo e della totalizzazione.

Il motivo deve ritenersi infondato alla luce della pronunzia della Corte costituzionale n. 61 del 5 marzo 1999, che ha dichiarato costituzionalmente illegittimi, per contrasto con gli artt. 2, 3 e 38 Cost., la L. n. 45 del 1990, artt. 1 e 2, nella parte in cui non prevedono, in favore dell’assicurato che non abbia maturato il diritto ad un trattamento pensionistico in alcuna delle gestioni nelle quali è, o è stato, iscritto) il diritto di avvalersi dei periodi assicurativi pregressi in termini tali per cui la ricongiunzione, più vantaggiosa, ma anche più costosa per l’assicurato, possa porsi come mera opzione rispetto ad altri istituti che consentano il conseguimento del medesimo obiettivo dell’utilizzo della contribuzione, un’interpretazione dell’art. 1, comma 2, della legge predetta che rifletta l’assenza di limiti, nè quelli che discenderebbero dalla disomogeneità del metodo di calcolo, nè quelli che deriverebbero dal preteso allineamento alla previsione di cui allo stesso art. 1, comma 1, che ammetterebbe la ricongiunzione solo “in entrata” della contribuzione accreditata presso le casse per i liberi professionisti, alla facoltà di avvalersi di tale istituto anche in alternativa agli istituti ulteriori e distinti del cumulo e della totalizzazione.

Il ricorso va, dunque rigettato.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo, con distrazione a favore dei difensori del controricorrente dichiaratisi antistatari.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.000,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge, da distrarsi a favore degli avvocati Roberta Alesi e Claudio Martino.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.


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