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No al licenziamento se il dipendente esce prima dal lavoro ma è sostituito dal collega

27 Giugno 2013
No al licenziamento se il dipendente esce prima dal lavoro ma è sostituito dal collega

La condotta tipizzata dal CCNL quale causa di licenziamento deve essere valutata caso per caso, per verificare se essa abbia comportato un effettivo e concreto danno per l’azienda e, quindi, il rapporto di lavoro non possa essere più proseguito.

 

È sproporzionato il licenziamento inflitto a un dipendente se questi va via dal posto di lavoro mezz’ora prima ma, nel frattempo, è sostituito dal collega del turno successivo arrivato in anticipo. La Cassazione, chiamata a disciplinare un caso simile, ha stabilito infatti che, in tal caso, sebbene vi sia l’abbandono del posto, la condotta risulta meno grave perché la postazione non è restata a lungo scoperta [1].

Secondo la Suprema Corte, il recesso per giusta causa da parte del datore di lavoro è legittimo solo quando la condotta addebitata al lavoratore è in grado di ledere effettivamente, per sempre, il rapporto di fiducia con il datore, impedendone la prosecuzione senza che ne derivi un danno all’azienda.

Dunque, è l’eventuale sussistenza di un danno effettivo e concreto che bisogna valutare per ritenere legittimo il licenziamento per giusta causa.

Anche se il contratto collettivo prevede un determinato comportamento come causa di licenziamento, il giudice non può limitarsi a verificare che il comportamento contestato al dipendente corrisponda a quello indicato nel contratto, ma – al contrario – deve, di volta in volta, verificare anche la reale gravità della condotta addebitata al lavoratore. In pratica, la giusta causa del licenziamento non deve essere “astratta”, ma concreta: bisogna cioè accertarsi, caso per caso, della effettiva impossibilità a proseguire il rapporto di lavoro.


note

[1] Cass. sent. n. 16095/13 del 26.06.13.


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