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La manovra spacca la maggioranza

18 Ottobre 2019 | Autore:
La manovra spacca la maggioranza

M5S pronto a dare battaglia su Pos e tetto sui contanti. Renziani contrari a quota 100. Ma Conte tira dritto.

Altro che nodi che vengono al pettine: la capigliatura che Giuseppe Conte deve lisciare per mettere d’accordo tutta la maggioranza sulla legge di Bilancio è più riccia di quanto si aspettasse. La manovra spacca la maggioranza su più punti, ultimo – ma sicuramente non ultimo – la possibilità di andare ancora in pensione con Quota 100.

Su questo argomento, il presidente del Consiglio è stato lapidario: «Quota 100 c’è – sentenzia Conte da Bruxelles – ed è un pilastro della manovra. Abbiamo fatto un tavolo, tutte le forze politiche l’hanno accettata. Poi capisco che una misura piaccia di meno, un’altra di più. Rispetto tutte le opinioni, è fisiologico», dice.

Non la pensa così Matteo Renzi, che annuncia un emendamento per tentare di bloccare il provvedimento: «Quota 100 per me è un tema complesso», spiega il leader di Italia Viva. «Per me mettere 20 miliardi di euro in 3 anni per 120mila persone è un errore. Presenteremo un emendamento, se ce la facciamo bene, altrimenti ognuno si prenderà la sua responsabilità. In aula chiederemo di dare quei 20 miliardi alla famiglia, all’abbassamento delle tasse», annuncia l’ex premier.

Il suo neonato partito si prepara a dare battaglia su altri fronti, come la sugar-tax e l’aumento dell’imposta di registro e della cedolare secca. I renziani prepareranno la loro strategia domani alla Leopolda.

Conte, però, troverà i ricci più complicati da pettinare nel Movimento 5 Stelle, quello che l’ha sempre sostenuto sia nella sua prima esperienza di Governo sia in quella attuale. Due i nodi più contorti: le norme che incentivano l’uso della moneta elettronica al posto dei contanti, con l’azzeramento o un forte abbassamento delle commissioni bancarie, sotto una determinata cifra, e l’intervento sulle partite Iva.

Sulla prima questione, cioè sulla diminuzione della soglia di denaro contante da 3.000 a 1.000 euro, a soffrire il mal di pancia è soprattutto il capo politico del M5S, Luigi Di Maio, ostile a questa norma sulla quale, invece, Conte tira dritto. Tant’è che il premier oggi ha ribadito: «Ragionevolmente, andremo ad azzerare o a ridurre sensibilmente le commissioni sui pagamenti digitali. Chi parteciperà a questa più diffusa modalità di pagamento avrà degli incentivi, un superbonus. A fine anno avranno da 200 euro in su a seconda delle spese cumulate per questa via e potranno partecipare ad estrazioni. Ci siamo anche premurati di lavorare per tempo con tutti gli intermediari finanziari – ha insistito Conte – affinché questa nuova modalità digitale di pagamento non sia penalizzante in termini di commissioni. Io personalmente ho parlato con gli esponenti dei principali gruppi bancari e ho avuto assicurazioni da parte loro che faranno parte integrante della partita, di questo patto con i cittadini. Questo vale anche per i circuiti alternativi a quelli creditizi, come Poste e via discorrendo».

Di Maio, invece, tenta di non perdere le simpatie di imprenditori ed artigiani e punta sulla lotta all’evasione fiscale con il carcere per chi non paga le tasse e non con l’obbligo di Pos o con una stretta sull’Iva per alcune categorie: «Idraulici, artigiani e tassisti – ha detto il leader pentastellato – non possono diventare un simbolo della lotta all’evasione». Il Movimento lo ripete ancora: «Pos e tetto sui contanti non fanno recuperare risorse, non ci stiamo ad alimentare una guerra tra poveri». Quindi, ricorda (sarebbe meglio dire minaccia): «Senza i nostri voti, non si va da nessuna parte».



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