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Conto corrente bloccato: che fare

20 Ottobre 2019
Conto corrente bloccato: che fare

Pignoramento presso terzi: tutti i modi per tornare a utilizzare il conto corrente pignorato dal creditore. 

Sei stato al bancomat per prelevare ma, con tua somma sorpresa, non hai potuto eseguire l’operazione. Il display dell’Atm ti ha comunicato l’impossibilità di eseguire il prelievo, invitandoti a rivolgerti presso la tua filiale di fiducia. Così ti sei recato allo sportello e hai chiesto maggiori informazioni. Lì, un impiegato ti ha dato la brutta notizia: il conto corrente è stato pignorato. È arrivata la lettera dell’ufficiale giudiziario che ne ha bloccato l’utilizzo. Ora non puoi più operare, a meno che non ti accordi con il creditore e non trovi una soluzione. Che il creditore sia l’Agenzia Entrate Riscossione o il padrone di casa, il condominio o qualsiasi altro soggetto pubblico o privato, ti starai chiedendo che fare se ho il conto corrente bloccato? In verità, una volta arrivato il blocco, le soluzioni sono ben poche. Cercheremo, qui di seguito, di darti qualche suggerimento in merito. 

Blocco conto corrente: come funziona?

Il pignoramento del conto corrente funziona in modo diverso a seconda che sia eseguito dall’Agente della Riscossione o da qualsiasi altro soggetto. Anche la durata del pignoramento è diversa a seconda che il conto sia quello di appoggio dello stipendio di un lavoratore dipendente o quello di qualsiasi altro soggetto. Vediamo, dunque, le singole fattispecie.

Pignoramento di Agenzia Entrate Riscossione

L’esattore notifica il pignoramento del conto direttamente alla banca e al debitore con una semplice raccomandata. Da questo momento, il conto è bloccato per l’importo del debito aumentato di massimo la metà.

Se il debito di Mario è di 5000 euro e sul conto ci sono 10.000 euro, il blocco può arrivare fino a massimo 7.500 euro (5.000+la metà di 5.000). 

Nonostante la notifica del pignoramento, i soldi restano ancora sul conto del debitore a cui vengono dati 60 giorni di tempo per agire in uno dei seguenti modi. Egli può:

  • pagare tutto il debito in un’unica soluzione e così chiudere definitivamente la partita con l’esattore e tornare ad operare sul conto;
  • chiedere una rateazione del debito: in tal caso, una direttiva del 2008 di Equitalia [1] (di cui Agenzia Entrate Riscossione ha preso il testimone) ha stabilito che, all’accoglimento dell’istanza, il pignoramento viene sospeso per essere definitivamente abbandonato dopo la prova del versamento della prima rata. Da tale momento, quindi, il debitore può tornare ad operare sul conto. 

Se il debitore non procede né in un modo, né nell’altro, al 61° giorno, la banca storna le somme pignorate sul conto dell’esattore e non c’è più modo per opporsi all’esecuzione forzata. Insomma, il denaro è definitivamente perso.

Come avrai notato, nel caso in esame, non c’è alcuna udienza davanti a un giudice: tutta la procedura, infatti, viene gestita autonomamente dall’esattore, senza la supervisione del tribunale. È chiaro che se dovessero essere compiuti abusi, il contribuente avrebbe sempre la possibilità di far ricorso all’autorità giudiziaria. 

Pignoramento sul conto corrente di un lavoratore dipendente

Se il conto corrente è quello di un lavoratore dipendente, le cose vanno diversamente. Sia che il creditore sia l’agente per la riscossione esattoriale che un soggetto privato (la banca, il padrone di casa, il condominio, un fornitore, ecc.), il pignoramento avviene in due fasi:

  • in un primo momento, il creditore notifica l’atto di pignoramento sia alla banca che al debitore. La banca è chiamata a bloccare solo le somme presenti sul conto che superano il triplo dell’assegno sociale ossia 1.374 euro (458 euro x 3). Così, se nel tuo conto corrente ci sono solo mille euro, non ti viene pignorato nulla; se ci sono duemila euro, ti verranno pignorati solo 626 euro (2.000 – 1.374 euro);
  • per tutte le successive mensilità dello stipendio che il datore di lavoro ti verserà, la banca tratterà un quinto e lo verserà direttamente al creditore. Tu, quindi, riceverai sul conto corrente la busta paga decurtata del 20%.

Questa regola vale anche con riferimento al pignoramento dell’Agenzia Entrate Riscossione, fermo restando quanto detto nel precedente paragrafo ossia il rispetto del termine di 60 giorni.

Pignoramento sul conto corrente di un autonomo o altro soggetto

Se non hai un rapporto di lavoro fisso alle dipendenze di qualcuno, il tuo conto corrente verrà pignorato secondo le regole ordinarie. In pratica, il creditore notifica l’atto di pignoramento alla banca e al debitore e se, a quella data, sul conto sono presenti somme sufficienti a soddisfare il credito queste vengono “congelate”. Dopodiché, in un’udienza la cui data è indicata nell’atto di pignoramento stesso, il giudice del tribunale ordinario, verificato che tutto si sia svolto correttamente, e sempre che non vi siano opposizioni del debitore, assegna le somme pignorate al creditore. Se nel termine tra il pignoramento e l’udienza, sul conto vengono accreditati altri soldi, questi finiscono anch’essi pignorati.

Se, però, il creditore è Agenzia Entrate Riscossione, come detto, tutto avviene senza il magistrato e lo storno si attua al 61° giorno dall’invio della lettera di pignoramento. 

Una volta eseguito l’accredito delle somme pignorate dal conto del debitore a quello del creditore, il pignoramento termina definitivamente e il rapporto bancario può essere di nuovo utilizzato con libertà. 

Come sbloccare il conto corrente 

Passiamo ora alle soluzioni per tornare ad operare sul conto corrente.

Come ti ho già anticipato sopra, se il pignoramento è partito dall’agente della riscossione (evidentemente per cartelle esattoriali non corrisposte) hai due possibilità per sbloccare il conto:

  • o versare tutto il dovuto entro 60 giorni dalla notifica del pignoramento;
  • oppure presentare, sempre entro 60 giorni, un’istanza di rateazione e, dopo l’accettazione (che dovrà pervenire prima del 61° giorno), versare subito la prima rata. Fatto ciò, presenterai un’istanza di cancellazione del pignoramento con una pec o una lettera raccomandata. Visti i tempi stretti, ti consiglio di andare direttamente allo sportello. 

Nel caso, invece, tu sia titolare di un conto corrente destinato all’accredito dello stipendio, devi, innanzitutto, sperare di non aver lasciato somme elevate sul conto: è troppo tardi per prelevarle o spenderle. Ricordati che il creditore potrà trattenere solo le somme che superano il triplo dell’assegno sociale. Se non hai questa disponibilità, nessuno può farti nulla. Il problema, però, si pone per i successivi stipendi che ti verranno versati. Questi, infatti, verranno accreditati già al netto della trattenuta del quinto. Potresti, in teoria, aprire un nuovo conto in un altro istituto di credito, ma ciò non impedisce al creditore di pignorare anche quest’ultimo, sebbene potrebbe impiegare molto tempo. 

Ti ricordo che per usufruire di questo regime di favore, sul conto corrente non devono essere accreditati altri redditi se non quelli da lavoro dipendente. 

In generale, per evitare il pignoramento in atto e, quindi, l’inizio della procedura esecutiva, il debitore può pagare nelle mani dell’ufficiale giudiziario.

Un modo per riacquistare la disponibilità del proprio conto è la conversione del pignoramento. Con questa procedura, il correntista-debitore esecutato chiede al giudice, nell’immediato, la liberazione del conto a fronte dell’osservanza di alcune condizioni previste dalla legge. Con l’istanza viene spostato il pignoramento dal conto a una somma di denaro che il debitore deposita e mette a disposizione del creditore, il cui importo è stabilito dal giudice, comprensivo di capitale, interessi e spese. Tale importo, anche a rate, deve confluire in un apposito libretto (intestato alla procedura esecutiva) tenuto e custodito dalla cancelleria del giudice dell’esecuzione.

Le somme così depositate saranno assegnate al creditore all’avvenuto pagamento dell’ultima rata, su ordine del giudice disposto in un’apposita udienza.

Può passare anche molto tempo, per il creditore, affinché abbia la disponibilità dell’intera somma, a fronte tuttavia di un vantaggio immediato del debitore. Se, però, il pagamento avviene a rate, il conto corrente viene sbloccato solo a pagamento integrale avvenuto.

La domanda di conversione del pignoramento va depositata prima che sia disposta dal giudice l’assegnazione del saldo attivo pignorato in conto. Per questo, è necessario che, dalla data del pignoramento, il correntista non faccia passare troppo tempo, ma si attivi presto.

In tal modo, sono tutelati tutti i vari interessi (patrimoniali e non) del correntista, nonché l’unico interesse del creditore di recuperare il proprio credito.

Se hai motivo di ritenere che il pignoramento sia illegittimo puoi fare opposizione (il termine è di 20 giorni se si tratta di vizi di forma; non ci sono termini, invece, per i vizi di sostanza). Con l’opposizione, si presenta un’istanza al giudice dell’esecuzione in cui si chiede l’immediata sospensione del pignoramento, ma non sempre viene concessa se non ci sono prove sufficienti circa le ragioni del debitore. 

Un ultimo modo per sbloccare il pignoramento – che ti è inibito solo nel caso di Agenzia Entrate Riscossione – è di trovare un accordo con il creditore per un rientro immediato o rateale. È difficile che questi te lo concederà se ha già messo le mani sui tuoi soldi.  Di solito, l’accordo viene raggiunto quando il debitore ha motivi di contestazione contro la procedura esecutiva; egli potrebbe, quindi, barattare la rinuncia all’impugnazione come contropartita all’accettazione di una proposta transattiva.

In tal modo, il debitore, sempre col primario fine di sboccare il proprio conto, ma in tempi più rapidi rispetto alla conversione, in genere tramite il proprio avvocato, si accorda col creditore, per un immediato parziale pagamento a questi.

Approfondimenti

Per maggiori dettagli, leggi i seguenti articoli:


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