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Come si cura la flebite

10 Novembre 2019 | Autore: Roberta Jerace
Come si cura la flebite

Cos’è la flebite; cause della flebite; sintomi della flebite; cambio codici d’urgenza al Pronto Soccorso; diagnosi e farmaci per la cura della flebite; stile di vita e rimedi naturali per contrastare la flebite

La flebite è un’occorrenza abbastanza comune che si verifica a carico di un vaso sanguigno e se riconosciuta e curata tempestivamente non comporta alcuna conseguenza per il paziente. Se sei in stato di gravidanza, hai fatto un viaggio molto lungo, sei stato per molte ore seduto o in piedi nella stessa posizione e accusi un dolore e una sensazione di infiammazione alle vene degli arti inferiori o di altre zone del corpo, potresti trovarti davanti a un caso di flebite. Recati subito dal tuo medico di fiducia o al Pronto Soccorso (qui troverai anche alcune informazioni sul cambiamento dei codici d’urgenza del triage). Nei prossimi paragrafi, potrai scoprire come si cura la flebite. Le cause che generano questa patologia possono essere di diversa natura, ma un intervento medico e farmacologico adeguato e alcune accortezze e rimedi che puoi mettere in atto nella tua quotidianità possono prevenire le recidive e agevolare la guarigione.

Cos’è la flebite

La flebite è un’infiammazione di un vaso venoso che solitamente colpisce gli arti inferiori, ma che può colpire anche altre vene (come quelle delle braccia, del collo, raramente dell’addome, ecc.). Più propriamente, si parla di una condizione infiammatoria che interessa la tonaca di un vaso venoso. Ad esserne colpiti sono solitamente gli arti inferiori perché sono quelli che devono compiere il lavoro più importante per far risalire il sangue dalle estremità opponendosi alla forza di gravità. Si parla, invece, di tromboflebite quando la causa alla base di questa patologia è lo sviluppo di un trombo, cioè un coagulo di sangue, che occlude una vena.

La trombosi venosa (modo più corretto di chiamare la flebite) può interessare vene superficiali o vene profonde, quando si verifica il primo caso solitamente la diagnosi e il decorso della malattia è positivo; nel secondo caso, cioè quando si tratta di una vena profonda come quelle, ad esempio, posizionate all’interno di un muscolo, si parla di trombosi venosa profonda e si tratta di una condizione molto pericolosa che può degenerare in embolia polmonare e rivelarsi potenzialmente fatale per il paziente. Il rischio, in questo caso, è anche dato dal fatto che spesso sia completamente asintomatica o comportare un dolore generico e che può essere diagnosticata solamente con esami strumentali precisi.

Cause della flebite

Le cause della flebite sono di diversa origine, ma certamente quella che favorisce maggiormente l’insorgere della patologia è il poco movimento; per esempio la sedentarietà di chi è costretto a passare molte ore in viaggio in aereo o macchina, o chi è costretto all’immobilità a letto a causa di una malattia. In questi casi, infatti, si possono verificare disturbi di natura circolatoria, come anche quando si è costretti a passare molte ore in piedi.

Esistono molte altre cause che possono portare alla manifestazione della flebite, tra queste le vene varicose rappresentano un fattore di rischio così come l’ereditarietà di alcune patologie che alterano il meccanismo della coagulazione del sangue.

L’obesità e il fumo sono come sempre onnipresenti quando si parla di fattori di rischio in patologie a carico dell’apparato circolatorio. Ma anche la gravidanza e il periodo post-partum possono contribuire all’insorgenza della flebite a causa della maggiore pressione a cui sono sottoposte le vene e all’alterazione degli equilibri ormonali. L’assunzione della pillola contraccettiva favorisce la formazione di trombi nelle donne, così come l’uso della terapia ormonale sostitutiva.

Può verificarsi anche un’origine traumatica della flebite come in seguito a un’iniezione endovenosa o all’inserimento di un catetere intravenoso, di un intervento chirurgico o una frattura. All’ambiente sanitario, nel caso in cui non vengano rispettate le procedure di tecniche asettiche (come può essere un prelievo ematico), può essere imputata l’insorgenza della flebite batterica, che avviene proprio a causa dell’immissione di tossine batteriche in grado di determinare un’infiammazione vasale.

La flebite può insorgere anche in caso di permanenza in ambienti troppo caldi o di esposizione prolungata ai raggi solari, poiché queste situazioni portano a una vasodilatazione prolungata ed eccessiva. Infine, anche uno sport che prevede l’immobilità come il canottaggio o altri come il tennis e il basket che prevedono una repentina sollecitazione dei muscoli possono causare la flebite.

Sintomi della flebite

I sintomi della flebite sono quelli classici associati a un’infiammazione:

  • calore e dolore nella zona interessata dalla flebite;
  • gonfiore o edema;
  • arrossamento della parte;
  • senso di indolenzimento;
  • raramente, compare uno stato febbroso;
  • se la vena è superficiale, è possibile sentirla dura al tatto e gonfia;
  • possono insorgere crampi e/o tremore all’arto interessato;
  • i sintomi tendono a peggiorare se il soggetto colpito sta in piedi o cammina.

I sintomi della flebite, tuttavia, possono non corrispondere alla gravità della situazione, anzi nel 50% dei casi la trombosi venosa profonda risulta asintomatica. Se tra i sintomi si aggiungono mancanza di respiro, dolore al petto, aumento della frequenza del respiro o dei battiti cardiaci, aumento improvviso del dolore o tosse con emissione di sangue, devi immediatamente rivolgerti al Pronto Soccorso più vicino.

Cambio codici d’urgenza al Pronto Soccorso

Se il tuo è un caso di flebite profonda, dovrai recarti immediatamente al Pronto Soccorso, dove il triage (cioè il sistema con cui si stabilisce la priorità di intervento medico) sarà stabilito non più in base a un sistema di colori, ma a un sistema di numeri. Sono, infatti, cambiati i codici d’urgenza del pronto soccorso che adesso prevedono l’uso di 5 numeri: all’1 corrisponde il caso d’emergenza che non prevede alcuna attesa del paziente, al 2 fa riferimento un’urgenza che può compromettere le funzioni vitali, al 3 saranno attribuite quelle urgenze che seppur gravi non comportano un pericolo di vita, al 4 i pazienti che necessitano di cure semplici e al 5 i casi di non urgenza.

Diagnosi e farmaci per la cura della flebite

La diagnosi è compiuta per esame diretto nei casi di flebite superficiale: l’esame obiettivo, infatti, con la valutazione della zona colpita è sufficiente per riconoscere la patologia. Tuttavia, l’anamnesi del paziente e il possibile sospetto di una trombosi venosa profonda possono richiedere altri esami per scongiurare il rischio di una diagnosi parziale. In questo caso, gli esami ematici possono riscontrare dei dati alterati nei valori dell’antitrombina III e in altri come la proteina C e la proteina S. Tra gli esami strumentali in grado di evidenziare un’ostruzione vi sono l’eco-Doppler (esame ecografico in grado di valutare il flusso sanguigno nei vasi), l’angiografia e in rari casi la Tac o la risonanza magnetica.

Tra i farmaci più utilizzati, vi sono certamente gli analgesici e antinfiammatori come: paracetamolo (Tachipirina, Efferalgan); ibuprofene (Brufen, Moment, Buscofen, Froben); acido acetilsalicilico (Aspirina, Ascriptin, Salicina, Alkaeffer) che integra anche l’effetto antiaggregante piastrinico. Nei casi più complessi, può essere necessaria la somministrazione di anticoagulanti (warfarin, eparina) o trombolitici (streptochinasi, urochinasi, anestreplasi) che vengono usati per dissolvere i trombi o gli emboli presenti all’interno dei vasi.

Nella maggioranza dei casi, la flebite superficiale non necessita di un ricovero in strutture ospedaliere, nel giro di poche settimane si giunge alla guarigione e non vi sono conseguenze per il paziente. La trombosi venosa profonda, invece, è un’emergenza medica che necessita di un ricovero ospedaliero, cure immediate e in alcuni casi trattamenti chirurgici come la trombectomia (cioè la rimozione chirurgica del trombo).

Stile di vita e rimedi naturali per contrastare la flebite

La flebite superficiale può essere curata oltre che dalle cure mediche e farmacologiche anche da una serie di buone abitudini e da alcuni rimedi “casalinghi” che puoi mettere in pratica senza che contrastino con le cure sanitarie. Vediamone alcuni:

  • l’uso delle calze a compressione graduata è uno degli aiuti meccanici esterni che puoi utilizzare per favorire il ritorno della circolazione venosa. Le calze esercitano una specie di micromassaggio in caso di molte ore da passare in piedi e aiutano a prevenire il gonfiore e le complicazioni mediche;
  • se fai un lavoro che ti costringe a stare molte ore in piedi o seduto o intendi intraprendere un viaggio di molte ore dovrai ripetere a cadenza costante il movimento degli arti inferiori; sollevati sulle punte dei piedi e poi fai ricadere il peso sui talloni ripetendo più volte questo movimento; in questo modo, eviterai ristagni linfatici, solleciterai la circolazione e favorirai il ritorno venoso. Se sei costretto a stare seduto, muovi le caviglie e premi i piedi contro il pavimento o il poggiapiedi;
  • uno stile di vita attivo e la pratica abituale di esercizio fisico moderato sono uno dei primi cambiamenti da apportare alla tua quotidianità se hai avuto a che fare con questa patologia. A tal proposito, l’Associazione per la lotta alla trombosi ha lanciato l’hashtag #ALTpigrizia proprio per sottolineare come il movimento sia fondamentale per combattere e prevenire la flebite. Il movimento, inoltre, attenua il dolore in caso di flebite superficiale e riduce la possibilità che il trombo si sposti in profondità;
  • prova impacchi e docciature fredde procedendo dal basso verso l’alto degli arti interessati per ridurre il dolore e prevenire la flebite dovuta a vasodilatazione provocata da esposizione al calore prolungato come durante il periodo estivo;
  • abituati a dormire con le gambe sollevate leggermente, poiché riduce la stasi del sangue nella vena interessata e favorisce la circolazione sanguigna e, quindi, il ritorno venoso;
  • come rimedio naturale puoi fare ricorso all’oleolito di calendula ad uso topico, da usare come decongestionante per massaggiare gli arti soggetti a flebite, questo è in grado sia di contrastare la sensazione di calore che quella di dolore e aiuta a ridurre l’infiammazione;
  • tra i rimedi fitoterapici uno dei più utilizzati è l’ippocastano, da utilizzare sia come pomata per uso esterno sia nella forma del macerato glicerico per uso interno; l’ippocastano ha proprietà vasocostrittrici e antinfiammatorie e si rivela particolarmente utile per lenire il dolore, decongestionare la parte interessata dalla flebite e ripristinare l’endotelio vasale;
  • tra le altre piante utili sono da annoverare il biancospino, il pungitopo (anche chiamato rusco) e il melitolo; quest’ultimo possiede proprietà diuretiche, antinfiammatorie e flebotoniche, infatti esercita un’azione riparatrice sui vasi sanguigni e grazie alla sua azione procinetica, risulta indicato soprattutto nei casi di stasi venosa e linfatica. Tuttavia, avendo anche caratteristiche anticoagulanti è necessario rivolgersi al proprio medico per utilizzarlo in modo corretto.

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Di Roberta Jerace

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Autore immagine: 123rf com.


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