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Tredicesima: come si calcola?

25 Ottobre 2019
Tredicesima: come si calcola?

Le mensilità aggiuntive sono un chiaro esempio di come la contrattazione collettiva tra sindacati dei lavoratori e associazioni degli imprenditori abbia apportato ulteriori diritti ai lavoratori ed alle lavoratrici.

Hai iniziato a lavorare nel bel mezzo dell’anno? Sta per arrivare dicembre e ti chiedi se ti spetta o meno la tredicesima? Non sai come si calcola la tredicesima e come matura questo diritto? Non tutti conoscono alla perfezione i vari tecnicismi legati al rapporto di lavoro e spesso istituti come la tredicesima o la quattordicesima sono avvolti da dubbi e incertezze. E’ importante sapere come si calcola la tredicesima e quando spetta. Si tratta di una mensilità aggiuntiva che trova il proprio fondamento solo ed esclusivamente nei contratti collettivi non essendoci nessuna legge che impone al datore di lavoro di erogare la tredicesima ai dipendenti.

I contratti collettivi, nel tempo, hanno garantito ai lavoratori maggiori diritti di quelli previsti dalla legge e, dal canto loro, hanno offerto ai datori di lavoro delle soluzioni in termini di flessibilità che non erano possibili attenendosi solo alle leggi.

Tredicesima: cos’è?

Il rapporto di lavoro, al pari di ogni rapporto contrattuale, è un rapporto di scambio. Il dipendente si impegna a lavorare per l’azienda attenendosi alle regole stabilite nel contratto di lavoro e il datore di lavoro si impegna, in cambio, a pagargli regolarmente lo stipendio mensile.

La regole generale è che lo stipendio venga pagato mensilmente. Ne deriva che il lavoratore, a stretto rigore, dovrebbe ricevere, nell’arco dell’anno, 12 mensilità di stipendio, quanti sono i mesi che compongono un anno solare.

I contratti collettivi di lavoro, tuttavia, hanno previsto, in molti casi, il pagamento a favore dei lavoratori di ulteriori mensilità, le cosiddette mensilità aggiuntive, che vanno cioè ad aggiungersi alle 12 mensilità di stipendio di legge.

Prima di capire cos’è la tredicesima mensilità, facciamo un passo indietro. Cos’è un contratto collettivo di lavoro? Il rapporto di lavoro tra dipendente ed azienda è regolato dalle leggi ma spesso richiama anche l’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore in cui opera l’azienda.

Ebbene, il contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) è un contratto stipulato dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dalle associazioni che rappresentano i datori di lavoro. Ce n’è uno (o più di uno!) per ogni settore. Abbiamo, infatti, il Ccnl Commercio, il Ccnl Industria metalmeccanica, il Ccnl industria chimica, il Ccnl energia e petrolio, il Ccnl degli studi professionali, il Ccnl del Credito e così via.

Il contratto collettivo non può togliere ai lavoratori dei diritti che sono previsti dalla legge, però, può aggiungerne degli altri. E’ la regola della cosiddetta inderogabilità in peggio della legge. Ed è ciò che è avvenuto con le mensilità aggiuntive. Alcuni Ccnl, infatti, prevedono che il datore di lavoro debba pagare al dipendente più delle dodici mensilità dovute per legge. In alcuni casi, si prevede il pagamento di 14 mensilità. Altri Ccnl prevedono il pagamento di tredici mensilità.

La tredicesima mensilità, spesso definita gratifica natalizia, è una mensilità aggiuntiva di importo pari allo stipendio mensile del lavoratore che viene pagata solitamente a dicembre e, in ogni caso, in base alla disciplina prevista dal relativo Ccnl.

Chi ha diritto alla tredicesima?

Essendo un diritto dei lavoratori che trova la propria fonte esclusivamente nel Ccnl, non ci sono regole generali o di legge che prevedono a chi spetta la tredicesima, quando viene pagata, come si calcola, etc. E’ lo stesso Ccnl che deve prevedere la disciplina della tredicesima e, dunque, anche il suo ambito di applicazione.

Nella generalità dei casi, la tredicesima spetta a tutto il personale in forza presso l’azienda e viene accumulata per ratei mensili a partire dalla data di assunzione. Come abbiamo detto, però, la tredicesima non la prevede la legge, ma solo i Ccnl. Ne consegue che, se ad un dipendente non venisse applicato nessun contratto collettivo di lavoro, egli non avrebbe diritto alla tredicesima mensilità.

I Ccnl, infatti, in Italia, non si applicano a tutti i lavoratori, ma solo ai:

  • rapporti di lavoro per i quali il contratto di lavoro richiama l’applicazione di un determinato Ccnl;
  • rapporti di lavoro nei quali le parti stipulanti aderiscono ad organizzazioni sindacali o associazioni datoriali firmatarie del Ccnl;
  • lavoratori che operano presso aziende dove viene data, per fatti concludenti e per prassi aziendale, applicazione ad un determinato Ccnl.

Ciò deriva dal fatto che la norma costituzionale [1] che prevedeva l’efficacia dei Ccnl per tutti i lavoratori di un dato settore non è stata mai attuata e, dunque, i Ccnl sono dei contratti di diritto privato efficaci solo nei confronti di chi li firma e di chi aderisce alle organizzazioni firmatarie.

In Italia, in verità, di solito le aziende applicano un Ccnl ma fare questo non è di certo obbligatorio.

Tredicesima: come si calcola?

Per comprendere il metodo di calcolo della tredicesima partiamo da un esempio concreto.

Tizio viene assunto il 1° giugno con contratto di lavoro dipendente ed applicazione del Ccnl Commercio che prevede l’erogazione di 14 mensilità. La sua retribuzione è di 2.400 euro al mese e, dunque, l’ammontare della tredicesima mensilità da pagarsi a dicembre è pari a 2.400 euro.

Ma quali sono le voci della retribuzione che vanno considerate nel calcolo della tredicesima? La tredicesima va calcolata tenendo conto della retribuzione globale ordinaria erogata al dipendente, composta di solito dalle seguenti voci:

  • paga base prevista dal Ccnl;
  • indennità di contingenza;
  • elemento distinto dalla retribuzione (Edr);
  • aumenti periodici o scatti di anzianità;
  • superminimo individuale o contrattuale (spesso detto ad personam);
  • indennità legate alle mansioni svolte (es. indennità di cassa, di reperibilità, di funzione, etc.);
  • premi di produttività, di risultato previsti dalla contrattazione anche aziendale.

Devono, invece, essere escluse dal calcolo della tredicesima le voci retributive saltuarie, erogate al dipendente di tanto in tanto in via eccezionale come, ad esempio:

  • compenso per lavoro straordinario;
  • indennità di trasferta;
  • rimborsi spese.

Chiarito cosa va conteggiato nel calcolo della tredicesima, occorre ora capire come si calcola e come matura questo istituto.

Nel caso di Tizio, essendo stato assunto a giugno, come si calcola la sua tredicesima? Occorre chiarire subito che la tredicesima matura nel tempo. Ciò significa che Tizio, essendo stato assunto a giugno, quando arriva dicembre non avrà diritto alla tredicesima piena di 2.400 euro, ma avrà diritto alla quota maturata.

Ogni mese, il lavoratore matura un rateo di tredicesima pari alla tredicesima/12 e, dunque, matura ogni mese 1/12 di tredicesima pari ad euro 200.

A dicembre, Tizio avrà dunque maturato 7/12 di tredicesima pari ad euro 1.400. Ciò significa che prenderà una tredicesima di 1.400 euro. Ovviamente, se resta a lavorare presso la stessa azienda per tutto l’anno successivo, a dicembre gli spetterà la tredicesima piena.

Questo meccanismo riguarda anche le ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro.

Se un rapporto di lavoro finisce a metà anno, ad esempio il 1° maggio, al dipendente spetteranno i ratei di tredicesima maturati dal 1° gennaio dell’anno in corso sino al 30 aprile e, dunque, 4/12 di tredicesima pari, nel caso di Tizio, ad euro 800.

Tredicesima: tassazione e contribuzione

Dal punto di vista della natura giuridica, la tredicesima mensilità è, in tutto e per tutto, equiparata alla retribuzione del dipendente.

Ne consegue che, come ogni somma di denaro erogata al dipendente a causa del rapporto di lavoro, anche la tredicesima sarà assoggettata a tassazione fiscale (ossia al pagamento dell’Irpef, imposta sul reddito delle persone fisiche) ed al pagamento dei contributi previdenziali Inps, sia per la parte a carico del dipendente sia per la parte a carico del datore di lavoro.

C’è però una differenza, sul piano fiscale, tra tredicesima mensilità e mensilità ordinarie. Infatti, sulla tredicesima non spettano al lavoratore le detrazioni fiscali per carichi familiari e le detrazioni fiscali da lavoro dipendente. A causa di ciò il prelievo fiscale sulla tredicesima è maggiore rispetto alle mensilità ordinarie e, di conseguenza, la tredicesima risulta più leggera rispetto allo stipendio mensile normalmente percepito dal dipendente mese per mese.

Tredicesima: matura anche se sono in malattia?

In alcuni casi, il dipendente continua ad essere assunto presso una certa azienda ma, in realtà, non sta effettivamente lavorando perché ci sono delle condizioni che gli impediscono di lavorare. E’ legittimo chiedersi se anche in queste ipotesi la tredicesima matura lo stesso.

La tredicesima mensilità matura anche durante alcune ipotesi di assenza del dipendente, come:

  • festività;
  • giorni di ferie;
  • permessi retribuiti;
  • congedo matrimoniale;
  • congedo per maternità obbligatoria, ivi compreso l’eventuale periodo di astensione anticipata [2] e i periodi di assenza per i riposi giornalieri post partum (il cosiddetto allattamento);
  • assenza per malattia;
  • assenza per infortunio e malattia professionale;
  • sospensione da lavoro per Cassa Integrazione Guadagni (Cig) o contratto di solidarietà.

Viceversa, in alcuni casi, la tredicesima non matura. Ciò accade, per esempio, quando il dipendente:

  • è assente per malattia oltre il periodo massimo di conservazione del posto di lavoro (il cosiddetto periodo di comporto);
  • è assente per infortunio o per malattia professionale oltre il periodo massimo di conservazione del posto di lavoro (il cosiddetto periodo di comporto);
  • è assente per sciopero;
  • è in cassa integrazione guadagni a zero ore;
  • è assente per fruire di permessi non retribuiti o aspettative non retribuite;
  • è assente ingiustificato;
  • è sospeso dal lavoro e dalla retribuzione come conseguenza di una sanzione disciplinare;
  • è in congedo per servizio militare.

note

[1] Art. 39 Cost.

[2] Art. 22 D. Lgs. n. 151/2001.


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