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Assegni familiari: chi ne ha diritto

9 Novembre 2019
Assegni familiari: chi ne ha diritto

Una delle principali misure a sostegno delle famiglie viene erogata dall’Inps e riguarda solo il mondo del lavoro dipendente.

Sei un lavoratore dipendente? Sei parte di una famiglia con figli? Se a queste domande risponderai affermativamente, allora potresti avere diritto ad una prestazione economica erogata dall’Inps a sostegno dei nuclei familiari. Si tratta degli assegni familiari e, in questo articolo, vedremo chi ne ha diritto.

Si parla molto spesso di come riformare il Fisco per agevolare le famiglie, ma spesso non sono conosciuti adeguatamente nemmeno gli istituti già presenti nel nostro ordinamento. Conoscere gli assegni familiari è importante poiché se vengono richiesti all’Inps e non si possiedono i relativi requisiti, l’istituto previdenziale può chiederne la restituzione a chi li ha indebitamente percepiti.

Inoltre, recentemente, sono state introdotte delle novità relative alle modalità di trasmissione della domanda di assegni familiari che non è più veicolata dal datore di lavoro.

Assegni per il nucleo familiare: che cosa sono?

La Costituzione italiana [1] dà un grande valore alla famiglia e ne riconosce i diritti come società naturale fondata sul matrimonio. Da questa norma nascono, in generale, tutte le politiche attraverso le quali lo Stato tutela la famiglia e prevede per essa una serie di agevolazioni e di misure di sostegno. Sicuramente, siamo indietro rispetto ad altri paesi europei nel tutelare le famiglie. I dati parlano chiaro. Tuttavia, non sono del tutto assenti delle forme di sostegno e di tutele, anche di carattere economico.

Una delle prestazioni economiche che concretizzano questa attenzione verso la famiglia è rappresentata dagli assegni per il nucleo familiare, spesso abbreviati con l’acronimo Anf o definiti anche semplicemente assegni familiari. Si tratta di una prestazione a contenuto economico, ossia di una somma di denaro, che viene erogata dall’Inps ai lavoratori dipendenti che siano parte di un nucleo familiare.

Gli assegni familiari non sono una misura universale che spetta a tutte le famiglie. Sono, infatti, una prestazione che si ricollega al lavoro dipendente. Ciò significa che un nucleo familiare può prendere gli Anf solo se al suo interno è presente un lavoratore dipendente. In verità, non è sufficiente nemmeno questo, posto che, comunque, vi sono altri limiti e requisiti per poter prendere gli assegni familiari.

Innanzitutto, il reddito complessivamente percepito dal nucleo familiare non deve superare una certa soglia massima oltre la quale si perde il diritto agli assegni familiari.

Inoltre, il nucleo familiare deve avere una certa composizione.

La misura degli assegni non è fissa, ma varia al variare del reddito percepito dalla famiglia.

Ogni anno, l’Inps provvede ad emanare un’apposita tabella che riporta la misura degli Anf divisa per scaglioni di reddito e il tetto massimo reddituale oltre il quale si decade dal diritto a percepire gli assegni [2]. L’ammontare della somma erogata a titolo di assegni aumenta con il diminuire del reddito familiare.

Assegni familiari: chi ne ha diritto

Come abbiamo detto, gli assegni familiari sono una prerogativa del lavoro dipendente (salvo le eccezioni che vedremo).

Tutti i lavoratori dipendenti prendono gli assegni? La risposta è no. Infatti, gli assegni per il nucleo familiare Inps spettano unicamente ai:

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • lavoratori dipendenti del settore agricolo;
  • lavoratori domestici;
  • lavoratori somministrati;
  • lavoratori (anche se autonomi) iscritti alla Gestione Separata Inps;
  • lavoratori dipendenti di ditte cessate e fallite;
  • titolari di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, dei fondi speciali ed ex Enpals;
  • titolari di prestazioni previdenziali;
  • lavoratori in altre situazioni di pagamento diretto.

In linea generale, dunque, solo i lavoratori dipendenti ed i pensionati possono prendere gli assegni familiari. Fanno eccezione i lavoratori autonomi ma iscritti, dal punto di vista previdenziale, alla Gestione Separata Inps. Pagando i contributi all’Inps, infatti, questi lavoratori sono comunque assicurati nei confronti di questa prestazione economica.

Oltre ad essere un lavoratore dipendente appartenente alle categorie che abbiamo visto, gli assegni familiari richiedono anche alcuni requisiti connessi alla composizione del nucleo familiare. In particolare, gli Anf spettano per nucleo familiare che può essere composto da:

  • soggetto richiedente;
  • coniuge o parte dell’unione civile che non sia legalmente ed effettivamente separato o sciolto da unione civile, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia;
  • figli ed equiparati, conviventi o meno, di età inferiore a 18 anni;
  • figli ed equiparati maggiorenni ma inabili in via assoluta e permanente a proficuo lavoro purché non siano coniugati, previa autorizzazione;
  • figli ed equiparati di età superiore ai 18 anni e inferiore ai 21 anni, purché siano studenti o apprendisti e purché facenti parte di “nuclei numerosi”, ossia nuclei familiari con almeno quattro figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
  • fratelli, sorelle del richiedente e nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni, inabili a proficuo lavoro solo se sono orfani di entrambi i genitori, non hanno conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non sono coniugati, previa autorizzazione;
  • nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni e viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione.

Assegni familiari: requisiti di reddito

L’altro grande limite alla fruizione degli Anf è costituito dal reddito del nucleo familiare per il quale la prestazione viene richiesta. Infatti, se il reddito familiare supera determinate soglie, non c’è diritto agli Anf e, in ogni caso, l’ammontare del reddito familiare è rilevante per determinare quanti soldi spettano a titolo di assegni familiari.

Preliminarmente, occorre chiarire che i redditi da dichiarare sono quelli di tutti i componenti del nucleo familiare e non solo quelli del lavoratore dipendente che richiede gli Anf.

Inoltre, il reddito familiare deve essere composto, per almeno il 70%, da redditi da lavoro dipendente o assimilati. Il problema non si pone quando tutti i componenti della famiglia che percepiscono un reddito sono dipendenti. Quando, invece, in famiglia ci sono anche dei lavoratori autonomi bisogna verificare se il reddito dei dipendenti è almeno il 70% del totale.

Ma quali sono i redditi da prendere a riferimento sia per verificare se si sta nella soglia sia per verificare a quanto ammontano gli Anf?

Dal punto di vista temporale, i redditi da dichiarare sono quelli passati. In particolare, se si richiedono gli Anf per il primo semestre dell’anno, i redditi da dichiarare sono quelli percepiti due anni prima. Al contrario, se si richiedono gli Anf per il secondo semestre dell’anno, i redditi da dichiarare sono quelli percepiti l’anno precedente.

I redditi da dichiarare sono tutti i redditi percepiti dai componenti del nucleo familiare ed assoggettabili ad Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche), al lordo delle detrazioni d’imposta, degli oneri deducibili e delle ritenute erariali. Devono essere indicati anche i redditi esenti da tassazione o assoggettati a ritenuta alla fonte.

Alcuni redditi non devono, invece, essere dichiarati ai fini degli assegni familiari e in particolare:

  • trattamento di fine rapporto (tfr) e relative anticipazioni sullo stesso;
  • trattamenti di famiglia previsti dalla legge;
  • rendite vitalizie pagate dall’Inail;
  • pensioni di guerra;
  • pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio;
  • indennità di accompagnamento agli invalidi civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi che non possono camminare e ai pensionati di inabilità;
  • assegno di cura previsto dalla legge provinciale di Bolzano;
  • indennità di comunicazione per sordi;
  • indennità speciali per i ciechi parziali;
  • indennizzi per danni irreversibili da vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati;
  • arretrati di cassa integrazione guadagni relativi ad annualità precedenti a quella di erogazione;
  • indennità di trasferta (per la quota esente da tassazione);
  • assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato.

Queste entrate del nucleo familiare, dunque, sono irrilevanti con riferimento agli assegni familiari e non vanno computate né per verificare il rispetto della soglia massima di reddito né per verificare la somma spettante a titolo di Anf.

Assegni familiari: chi paga?

Come la gran parte delle provvidenze erogate dall’Inps, anche gli assegni per il nucleo familiare vengono materialmente pagati al beneficiario dal datore di lavoro. Quest’ultimo procede, quindi, a recuperare le somme anticipate all’Inps a conguaglio con i contributi previdenziali che egli deve pagare all’ente previdenziale. L’assegno familiare è pagato insieme allo stipendio mensile e la relativa voce viene indicata nella busta paga consegnata al dipendente.

In alcune ipotesi eccezionali, l’Inps provvede direttamente al pagamento degli assegni familiari al beneficiario tramite accredito diretto.

Il pagamento diretto degli Anf è previsto quando il beneficiario è:

  • lavoratore domestico;
  • lavoratore iscritto alla Gestione Separata Inps;
  • operaio dipendente a tempo determinato nel settore agricolo;
  • lavoratore di ditte cessate o fallite;
  • beneficiario di altre prestazioni previdenziali.

L’Inps provvede ad effettuare il pagamento o tramite bonifico presso l’ufficio postale oppure mediante accredito diretto sul conto corrente bancario o postale del beneficiario. Ciò a patto che il richiedente abbia inserito la modalità di pagamento che preferisce e gli estremi per effettuare il bonifico.

Si segnala una novità introdotta di recente per quanto concerne la modalità di presentazione della domanda di Anf. Gli Anf, infatti, prima venivano richiesti all’Inps per il tramite del datore di lavoro. Oggi, invece, dal 1° aprile 2019, la domanda deve essere presentata direttamente dal dipendente all’Inps esclusivamente in modalità telematica.


note

[1] Art. 29 Cost.

[2] Inps n. 66, circolare del 17.05.2019.


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3 Commenti

  1. Non v’è dubbio che – ai fini dell’individuazione della retribuzione – non debbano considerarsi gli importi corrisposti al lavoratore a titolo di assegni familiari. Ciò perché non si tratta di una voce di retribuzione, bensì di una prestazione economica di sostegno al reddito erogata dall’I.N.P.S. (sia pure attraverso il datore di lavoro). Di conseguenza, ai fini dell’individuazione della quota della retribuzione pignorata vanno esclusi gli importi a titolo di assegni familiari.

  2. buongiorno ,per richiedere gli arretrati devo inserire solo i miei redditi o anche quelli del mio ex compagno con cui convivevo che tra l altro specifico che non me li dara mai.poi , io lavoravo per 16 ore mensili con 2 figli (non del compagno con cui convivevo)ne hodiritto? e quanto ? nella separazione c e scritto che ne ho diritto il 50% ,e nel caso lui senza dirmelo li ha percepiti?sono recuperabili tramite inps?

    1. Puoi trovare maggiori informazioni nei seguenti articoli:
      -Calcolo arretrati assegni familiari https://www.laleggepertutti.it/255091_calcolo-arretrati-assegni-familiari
      -Assegni al nucleo familiare: come richiedere gli arretrati https://www.laleggepertutti.it/227814_assegni-al-nucleo-familiare-come-richiedere-gli-arretrati
      -Come compilare la domanda per gli assegni familiari https://www.laleggepertutti.it/124936_come-compilare-la-domanda-per-gli-assegni-familiari

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