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Pignoramento conto corrente: più rischi per i dipendenti

20 Ottobre 2019
Pignoramento conto corrente: più rischi per i dipendenti

Per chi ha un lavoro subordinato è più rischioso fare debiti rispetto agli autonomi: il pignoramento del conto corrente è, infatti, più alto. Discriminati i subordinati rispetto alle Partite Iva. 

I lavoratori sono tutti uguali davanti alla legge, a meno che abbiano debiti. Per quanto incredibile, è proprio così: se sei un dipendente, ti verrà pignorato molto di più rispetto al tuo collega che ha un lavoro autonomo. È il frutto delle nuove regole sul pignoramento del conto corrente introdotte nel 2015 e che hanno finito per discriminare i titolari di un contratto di lavoro subordinato.

Detto in parole più povere, il creditore ha più possibilità di soddisfarsi se il debitore è assunto da un’azienda rispetto all’ipotesi in cui sia una partita Iva. Cerchiamo di capire perché e come mai, una volta individuato il conto corrente da pignorare, il lavoratore autonomo subisce un pignoramento inferiore. Per farlo dobbiamo ricordare come funzionano le regole sul cosiddetto “pignoramento presso terzi”.

Quando l’ufficiale giudiziario porta in banca l’atto di pignoramento, l’istituto di credito blocca la somma presente sul conto del debitore nella seguente misura: 

  • per intero, se si tratta di un normale conto corrente, 
  • solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale (ossia da 1.347 euro a salire) se si tratta di un conto di appoggio di uno stipendio da lavoro dipendente [1]. 

Ad esempio, a fronte di un debito di 7.000 euro, se sul conto di un professionista ci sono 5.000 euro, viene pignorata l’intera giacenza. Viceversa, se sul conto di un lavoratore  dipendente ci sono 1200 euro non viene pignorato alcun importo; se invece ci sono 2.000 euro vengono pignorati solo 626 euro (2.000 – 1.374 euro).

Fino a qui, quindi, la situazione è più vantaggiosa per chi è un lavoratore subordinato. Ma, dopo poco, le sorti si capovolgono: una volta che il conto corrente è stato pignorato, il dipendente ci perde di più. Ecco perché.

Effettuato il pignoramento sul conto del lavoratore autonomo, dopo che il giudice ha autorizzato l’accredito delle somme congelate dalla banca in favore del creditore, detto conto viene liberato e torna nella disponibilità del correntista.

Invece, nel caso del lavoratore dipendente, il conto resta soggetto al pignoramento che si estende a tutte le successive mensilità accreditate dal datore di lavoro: in pratica, su tutti i successivi stipendi la banca effettuerà una trattenuta del 20% che verserà, di volta in volta, al creditore finché il debito non sarà estinto (o, se anteriore, finché il dipendente non andrà in pensione o cesserà il lavoro). In questo modo, il pignoramento del conto, solo per il lavoratore dipendente, si estende anche al quinto di tutte le successive buste paga.

È chiara, quindi, la discriminazione: nel caso del lavoratore autonomo, il pignoramento si esaurisce in un arco di tempo molto limitato (quello tra la data di notifica del pignoramento e l’udienza in tribunale) e solo le somme che vi affluiscono in questo frangente vengono acquisite dal creditore. Invece, nel caso del lavoratore dipendente, il pignoramento è “a tempo indeterminato” e dura finché resta in vita il rapporto di lavoro.

note

[1] L’assegno sociale per l’anno 2019 è pari a 5.954 euro annui (ossia 458 euro mensili per 13 mensilità), come indicato sul sito web dell’INPS. La banca è chiamata a bloccare solo le somme presenti sul conto che superano il triplo dell’assegno sociale ossia 1.374 euro (458 euro x 3). 


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