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Cause civili: la nuova proposta di conciliazione che fa il giudice

28 giugno 2013


Cause civili: la nuova proposta di conciliazione che fa il giudice

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2013



Introdotto il dovere, per il giudice, di tentare una conciliazione tra le parti in udienza: chi rifiuta senza giustificato motivo rischia di vedere la propria condotta inflessibile valutata negativamente in sede di sentenza.

Scatterà, da oggi in poi, alla prima udienza delle cause civili, la proposta di accordo formulta dal giudice. Sul tema rinviamo, sin d’ora, gli operatori del diritto, al seguente articolo di carattere più tecnico: Proposta di conciliazione del giudice: come cambia la prima udienza civile (art. 185 bis).

Per definire, nel minor tempo possibile, le cause civili, il decreto “del Fare” [1] ha introdotto, tra le altre cose, una novità all’interno di tutti i processi civili. Il giudice, da oggi, è obbligato a formulare alle parti una proposta transattiva o conciliativa. Lo potrà fare in prima udienza o anche successivamente, purché non sia terminata la fase istruttoria (cioè la verifica delle prove).

Per la parte che rifiuti senza un giustificato motivo la proposta del giudice c’è il rischio che quest’ultimo, al momento della decisione finale, valuti la condotta “inflessibile” come un elemento da considerare nella sentenza. In altre parole, ci si potrebbe trovare penalizzati se si mettono “paletti” all’accordo per mere questioni di astio o di “principio”.

Attenzione: l’errore della norma (a nostro giudizio) è quello di prevedere che la proposta venga formalizzata, dal magistrato, agli avvocati e non invece – come invece avviene nelle cause di lavoro – alle parti personalmente. Queste ultime, insomma, che non sono infatti obbligate a presenziare alle udienze, non vedranno mai in faccia il giudice e non sentiranno, dalla sua bocca, l’offerta transattiva. Il che le mette nella condizione di non poter comprendere le intenzioni del magistrato, l’eventuale “orientamento” (che potrebbe trasparire dall’invito) e, soprattutto, l’importanza che tale proposta riveste ai fini della sentenza conclusiva.

Ecco quindi che è molto importante – per evitare gli effetti pregiudizievoli collegati al rifiuto della proposta conciliativa del giudice – informarsi dal proprio avvocato circa tutte le attività processuali svolte, eventualmente partecipando personalmente alle udienze (anche se, ripetiamo, non è obbligatorio farlo). È altrettanto importante ricordare che la giustizia non può essere strumentalizzata alle vendette personali: solo se si ha un’evidente ragione (in base alla legge e non alla giustizia del popolo) è consigliabile proseguire la causa.

note

[1] DL 69/2013.

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