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Assegno divorzile: quando spetta

26 Ottobre 2019
Assegno divorzile: quando spetta

Desidero conoscere l’opinione di un avvocato per quanto riguarda la recente sentenza Cass., I civ., ord. n. 24934/2019. È stato definitivamente abolito il tenore di vita? In caso di grosso squilibrio tra due separandi conta insomma solo l’assegno atto a garantire un normale tenore di vita (è forse quantificabile in 1.500 o 2.000 euro al mese)?

La recente pronuncia di legittimità da Lei citata (Cass., I civ., ord. n. 24934/2019) ha ribadito la funzione assistenziale dell’assegno divorzile così come descritta dal legislatore, che nel prevedere l’assegno a favore dell’altro coniuge privo di mezzi adeguati o che comunque non possa procurarseli per ragioni oggettive, , fissa i criteri di determinazione dell’assegno stesso: condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, reddito di entrambi (tutti elementi valutati anche in rapporto alla durata del matrimonio).

La pronuncia in esame richiama la nota sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione (sentenza 11 luglio 2018, n. 18287) che ha chiarito come, accanto alla funzione assistenziale (a favore del coniuge più debole), può sussistere una funzione “compensativa”. In particolare, secondo le Sezioni Unite, il riconoscimento dell’assegno di divorzio richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

In altri termini, la funzione compensativa acquista rilievo con riguardo al “sacrificio” che il coniuge economicamente più debole ha sofferto per dedicarsi alla famiglia, tralasciando magari la propria crescita professionale e le possibilità di guadagno, o comunque contribuendo al patrimonio comune familiare.

In sostanza, l’assegno divorzile serve a garantire, non il medesimo tenore di vita avuto durante il matrimonio (tale funzione è già da tempo stata esclusa dalla giurisprudenza di legittimità), bensì una vita dignitosa, in considerazione delle condizioni economiche dei coniugi e della necessità (eventuale) di garantire una “compensazione” per il contributo che uno dei due coniugi ha dato alla famiglia.

La nuova pronuncia della Cassazione si allinea, dunque, al consolidato orientamento interpretativo, precisando, in maniera ancora più rigida, che, ai fini del diritto all’assegno divorzile, non è sufficiente il mero squilibrio patrimoniale tra coniugi, ma occorre sempre l’inadeguatezza dei mezzi o l’impossibilità oggettiva di procurarseli per vivere autonomamente e dignitosamente. Non è quindi la possibilità o meno di mantenere il medesimo tenore di vita in costanza di matrimonio, ma la possibilità di vivere dignitosamente con le proprie risorse (anche qualora queste dovessero essere di gran lunga inferiori a quelle dell’altro coniuge).

Nell’ordinanza in commento si legge infatti che “il parametro della (in)adeguatezza dei mezzi o della (im)possibilità di procurarseli per ragioni oggettive va quindi riferito sia alla possibilità di vivere autonomamente e dignitosamente (e, quindi, all’esigenza di garantire detta possibilità al coniuge richiedente), sia all’esigenza compensativa del coniuge più debole per le aspettative professionali sacrificate, per avere dato, in base ad accordo con l’altro coniuge, un dimostrato e decisivo contributo alla formazione del patrimonio comune e dell’altro coniuge”.

Dunque, il giudice non può attribuire e quantificare l’assegno divorzile in base all’esigenza di far conservare al coniuge beneficiario il tenore di vita matrimoniale, solo perché il confronto reddituale tra le parti evidenzia un grande divario. Non è determinante il tenore di vita matrimoniale né lo squilibrio patrimoniale tra i coniugi al momento dello scioglimento del matrimonio, ma esclusivamente, la posizione economica del coniuge richiedente l’assegno: deve trattarsi di persona che non può permettersi, in maniera autonoma, una vita dignitosa, sia perché non possiede le risorse utili, sia perché non può oggettivamente procurarsele. L’assegno è, infatti, escluso se l’assenza di risorse dipende dalla volontà della parte che si rifiuta di lavorare o perde occasioni di guadagno.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Maria Monteleone



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