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Consulente tecnico di parte e incompatibilità

15 Novembre 2019 | Autore:
Consulente tecnico di parte e incompatibilità

La sua attività nell’ambito del giudizio incontra alcuni limiti, correlati ai doveri di correttezza, moralità e legalità.

In linea generale, possiamo dire che in un giudizio la consulenza tecnica è necessaria quando, per la risoluzione della vertenza, occorre far chiarezza su determinati aspetti di carattere, appunto, tecnico e specialistico, che normalmente né il giudice né le parti possiedono; pensiamo ad esempio ad una lite riguardante un bilancio aziendale e le operazioni ad esso collegate: per leggerlo ed interpretarlo correttamente servono specifiche competenze contabili, perciò sia il giudice che le parti possono nominare un consulente che se ne occupi. Il consulente incaricato dal giudice è detto consulente tecnico d’ufficio (il cd. Ctu), mentre quello incaricato da ciascuna parte è detto consulente tecnico di parte (il cd. Ctp). Nel presente articolo, vedremo come viene nominato il consulente di parte, cosa può fare nell’ambito della causa, e, al contrario, quali sono i suoi limiti, in particolare i casi di incompatibilità rispetto alle altre parti del giudizio.

La nomina del consulente tecnico di parte

Come appena accennato, nel corso di un giudizio, ciascuna parte può farsi assistere, oltre che da uno o più avvocati, anche da un consulente tecnico, nei casi e nei modi stabiliti dalla legge [1]. Il giudice assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare il proprio perito, tramite una dichiarazione da far arrivare in cancelleria [2] con l’indicazione dei recapiti telefonici del consulente, per ogni comunicazione sulle indagini del Ctu [3].

Il consulente può essere scelto dalla parte stessa oppure anche dal suo avvocato, poiché il mandato conferito al difensore si estende a tutti gli atti necessari al compimento dell’incarico, tra i quali anche la nomina del consulente di parte, senza necessità di un mandato specifico.

Anche la parte stessa può svolgere la funzione di consulente tecnico di parte nel proprio interesse, qualora sia professionalmente competente sulla materia oggetto di consulenza tecnica, perché dotata di una specifica abilitazione oppure perché ritenuta competente dal giudice [4]. Quindi, ad esempio, se l’attore è un geometra e la consulenza verte sulla certificazione energetica di un immobile, egli stesso può provvedere personalmente a redigere la perizia nel proprio interesse.

In ogni caso, la nomina del consulente è una mera facoltà delle parti, il cui mancato esercizio non esclude la possibilità di formulare osservazioni e contestazioni anche in sede prettamente tecnico-scientifica [5].

Cosa può fare il consulente tecnico di parte

Il Ctp assiste alle operazioni del consulente del giudice e può presentargli osservazioni e istanze orali e/o scritte [6]; partecipa alle udienze ogni volta che vi interviene il consulente del giudice, per chiarire e svolgere, con l’autorizzazione del giudice, le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche [7]. Quindi, il consulente di parte può svolgere osservazioni e/o istanze in due momenti:

  • in occasione delle udienze: queste osservazioni, di solito, vengono trascritte nel verbale d’udienza;
  • in esito alle indagini del Ctu: queste osservazioni vengono messe per iscritto sia nella perizia del Ctu [8], sia in una apposita relazione – la cd. relazione tecnica di parte – che viene depositata in giudizio entrando così a far parte della documentazione prodotta dalla parte in quella causa.

Invece, il Ctp non può partecipare alla stesura della relazione del consulente tecnico d’ufficio (Ctu), che è un atto riservato a quest’ultimo, anche se, come appena visto, il Ctu. deve inserire nella relazione finale le osservazioni dei Ctp e una sintetica valutazione delle stesse [9].

Sul valore probatorio della consulenza tecnica di parte, si veda Valore probatorio perizia di parte stragiudiziale

Incompatibilità del consulente tecnico

La legge disciplina con attenzione i casi di incompatibilità relativi al Ctu [10] e le modalità della sua astensione o ricusazione [11], mentre nulla dice del consulente di parte. Come mai?

La ragione di questo trattamento differenziato è che le due figure sono assai differenti tra di loro: il Ctu viene nominato dal giudice e, finché svolge tale incarico, è equiparato al pubblico ufficiale che svolge un incarico di pubblico servizio; deve, quindi, osservare le norme che la legge prevede per garantire imparzialità e obiettività nella sua relazione, a tutela del giusto processo. Tanto è vero che:

  • il giudice è obbligato a nominare come Ctu soltanto professionisti iscritti in appositi albi, presenti in ogni tribunale;
  • il Ctu deve prestare giuramento in un’apposita udienza;
  • la sua parcella viene liquidata dal giudice e solitamente viene posta a carico di tutte le parti del giudizio, in egual misura (salve quote diverse a seconda dell’esito del giudizio).

Al contrario, il Ctp:

  • può non essere iscritto ad alcun albo professionale (anche se normalmente le parti lo scelgono iscritto all’albo, per avere maggior credibilità davanti al giudice);
  • non deve prestare alcun giuramento perché lavora soltanto in favore della parte che lo ha incaricato, dalla quale viene pagato (in caso di esito vittorioso della causa, è comunque possibile recuperare le spese relative al proprio consulente);

In ogni caso, l’operato del consulente tecnico di parte ha dei limiti: non può ostacolare illegittimamente l’attività del Ctu e la sua attività deve sempre rispettare i principi stabiliti dal proprio codice deontologico (se presente) e dai tradizionali parametri di correttezza professionale, moralità e legalità. Questo ci porta a sottolineare che il consulente tecnico di parte, prima di accettare un incarico, dovrebbe preventivamente verificare la propria compatibilità con altri ruoli professionali o con altre situazioni che potrebbero portarlo da un lato alla violazione del proprio codice deontologico di appartenenza – con conseguente sanzione disciplinare – ; dall’altro lato, all’inosservanza dei suddetti parametri di correttezza professionale, moralità e legalità, che si ricollegano al generale dovere di diligenza imposto dalla legge per l’adempimento delle proprie obbligazioni [12].

Incompatibilità della parte che svolge la funzione di Ctp nel proprio interesse

Il  Ctu è soggetto agli stessi motivi di astensione/ricusazione del giudice (vedere la nota [10]), quindi deve astenersi dall’incarico – o può essere ricusato dalle parti del giudizio – se:

  • egli stesso o la moglie è parente fino al quarto grado o è convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori [13];
  • egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle parti o di alcuno dei difensori [14];
  • è tutore, curatore, amministratore di sostegno, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti [15].

Pertanto, se una delle parti in causa intende svolgere la funzione di Ctp nel proprio interesse, ma, mettiamo il caso, si trovi in una delle situazioni suindicate nei confronti del Ctu, ecco che si avrà una situazione di incompatibilità reciproca; in un caso del genere, tuttavia, è sempre il consulente del giudice a dover rinunciare all’incarico, perché non potrebbe garantire l’imparzialità cui sarebbe tenuto in ragione del suo ufficio.


note

[1] Art. 87 cod.proc.civ.: “La parte può farsi assistere, oltre che da uno o più avvocati, anche da un consulente tecnico, nei casi e nei modi stabiliti dalla legge”.

[2] Art. 201 cod.proc.civ. , comma 1.

[3] Art. 91 Disp. Att. Cod. proc. civ.: “Nella dichiarazione di cui all’articolo 201 primo comma del codice deve essere indicato il domicilio o il recapito del consulente della parte. Il cancelliere deve dare comunicazione al consulente tecnico di parte, regolarmente nominato, delle indagini predisposte dal consulente d’ufficio, perché vi possa assistere a norma degli articoli 194 e 201 del codice”.

[4] Trib. Napoli, 23.10.94 in Giur. it., 1996.

[5] Cass. n. 17269/14 del 30.07.2014.

[6] Art. 194 cod.proc.civ.: “…le parti possono intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e dei difensori, e possono presentare al consulente (del giudice, ndr), per iscritto o a voce, osservazioni e istanze”.

[7] Art. 201 cod.proc.civ. , comma 2.

[8] Art. 195 cod.proc.civ., comma 2.

[9] Art. 195 cod.proc.civ., comma 3.

[10] Art. 63 cod.proc.civ., comma 2, che richiama i motivi di astenzione e ricusazione del giudice disciplinati dall’art. 51 cod.proc.civ.

[11] Art. 192 cod.proc.civ.

[12] Art. 1176 cod. Civ.

[13] Art. 51 cod.proc.civ. n. 2).

[14] Art. 51 cod.proc.civ. n. 3).

[15] Art. 51 cod.proc.civ. n. 5).


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