Diritto e Fisco | Articoli

Controlli fisco Postepay

21 Ottobre 2019 | Autore:
Controlli fisco Postepay

Carte prepagate: l’Agenzia delle Entrate può controllarle? Cos’è l’archivio dei rapporti finanziari dell’anagrafe tributaria? Quali somme vanno dichiarate?

Nel 1948, il noto scrittore inglese George Orwell immaginò una società in cui tutti i cittadini fossero controllati costantemente, ventiquattr’ore su ventiquattro, da una dispotica autorità governativa. Per fortuna, questa terribile prospettiva non si è realizzata; in Italia, tuttavia, i controlli che la legge consente di poter fare al Fisco si avvicinano molto al Grande Fratello immaginato dallo scrittore britannico. Il Fisco italiano, infatti, gode di ampi poteri nel poter effettuare le proprie verifiche, e se immagini di poterti sottrarre ad essi affidando i tuoi risparmi a una semplice carta prepagata, ti sbagli di grosso. Con questo articolo, vorrei parlarti proprio dei controlli del fisco sulle Postepay degli italiani.

Probabilmente, giornali e televisioni parlano troppo spesso della possibilità che l’Agenzia delle Entrate metta il naso nei conti bancari dei risparmiatori e troppo poco della possibilità che ad essa è concessa di fare lo stesso sui conti postali e sulle carte rilasciate dalle Poste Italiane. Insomma: i controlli del Fisco non risparmiano le Postepay, di qualunque natura esse siano. Se anche tu, come tantissime altre persone, sei titolare di una carta Postepay, troverai interessante ciò che sto per dirti.

Cos’è una carta Postepay?

Per poter parlare dei controlli del Fisco sulle Postepay occorre che ti spieghi necessariamente cosa sia, dal punto di vista giuridico, una carta Postepay. Si tratta di una carta prepagata erogata in esclusiva dalle Poste italiane.

La Postepay è una carta prepagata nel senso che il rilascio non è subordinato al possesso di un conto: infatti, mentre la classica carta di credito presuppone che si sia titolare di un conto corrente presso l’istituto di credito (conto dal quale vengono prelevati i soldi), la Postepay non si poggia su nessun rapporto preesistente. Nella carta Postepay, troverai ciò che decidi di metterci sopra: essa, infatti, si ricarica proprio come il credito del telefonino.

Cosa si può fare con la Postepay?

A cosa serve una Postepay? Devi sapere che con questa carta prepagata è possibile fare acquisti in Italia e all’estero, nonché sui siti internet convenzionati Visa.

La Postepay, sostanzialmente, fa le veci di una normale carta di credito, poiché si sostituisce alla classica carta moneta. Lo svantaggio rispetto alla carta di credito è che, non poggiandosi su un conto, puoi prelevare solamente nei limiti di ciò che ci hai caricato; il vantaggio, però, è di poter prelevare presso tutti gli sportelli Atm delle Poste italiane (praticamente presenti ovunque), oltre che presso i bancomat che accettano Visa e Visa Electron.

Altro vantaggio della Postepay è che non occorre sostenere alcun costo annuale di gestione: avere una Postepay ha un costo iniziale di soli dieci euro.

Cos’è la Postepay evolution?

Prima di passare a vedere quali sono i controlli del Fisco sulle Postepay, devo necessariamente parlarti di un’altra carta prepagata che, in buona sostanza, rappresenta un potenziamento della classica Postepay di cui ti ho parlato fino a un momento fa; mi riferisco alla Postepay Evolution. Di cosa si tratta?

La Postepay Evolution è una carta prepagata ricaricabile emessa dalle Poste Italiane; rispetto alla Postepay standard, però, è possibile effettuare tutte le principali operazioni bancarie: accredito dello stipendio, bonifici e domiciliazione delle utenze (SDD-Sepa Direct Debit).

Per accreditare lo stipendio e ricevere bonifici sulla carta, basta comunicare l’Iban a chi dovrà effettuare l’accredito. E, infatti, la Postepay Evolution è munita non soltanto del numero identificativo della carta, ma anche del codice Iban per mezzo del quale sarà possibile realizzare le classiche operazioni bancarie.

Un ulteriore pregio della Postepay Evolution rispetto a una normale carta di credito è il canone annuo, di appena dieci euro.

Il Fisco controlla anche la Postepay?

Il Fisco controlla anche la Postepay? Ebbene sì: il fatto che la carta prepagata rilasciata dalle Poste italiane non faccia riferimento ad alcun conto non significa che essa sfugga ai controlli del Fisco italiano. Per legge [1], ogni istituto di credito (non solo le banche, dunque, ma anche le Poste italiane) deve trasmettere all’Anagrafe tributaria tutti i rapporti in essere con i propri clienti. Ma non solo.

Poste e banche sono tenute a comunicare ogni movimentazione che i titolari di conti, carte e altri strumenti similari pongono in essere per mezzo dei medesimi.

Tutte queste informazioni sono contenute in un archivio telematico cui l’amministrazione finanziaria (compresa  la Guardia di Finanza) può accedere per effettuare i controlli; verifiche che, come detto, si rivolgono nei confronti di qualsiasi contribuente sospettato di evasione: dal privato all’impresa, dal libero professionista all’imprenditore, passando per il disoccupato e il pensionato.

Questo significa che, anche se hai attivato una Postepay standard oppure una Evolution solamente per farti accreditare il pagamento di qualche lezione privata che stai impartendo, oppure di altri piccoli lavoretti di cui ti occupi, le poste dovranno comunicare tali trasferimenti all’anagrafe di cui ti ho parlato, con possibilità, dunque, che all’Agenzia delle Entrate possa venire il dubbio circa la provenienza di tali somme.

Di recente la Cassazione [2] ha stabilito che la messa in liquidazione della società fa scattare il sequestro sui beni personali dell’imprenditore, Postepay inclusa. Per gli Ermellini «in caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, spetta al giudice il solo compito di verificare che i beni rientrino nelle categorie delle cose oggettivamente suscettibili di confisca. D’altronde, «quando si procede per reati tributari commessi dal legale rappresentante di una persona giuridica, è legittimo il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente dei beni dell’imputato sul presupposto dell’impossibilità di reperire il profitto del reato nel caso in cui dallo stesso soggetto non sia stata fornita la prova della concreta esistenza di beni nella disponibilità della persona giuridica su cui disporre la confisca diretta».

L’archivio dei rapporti finanziari dell’anagrafe tributaria: cos’è?

L’archivio dei rapporti finanziari è una banca dati dell’anagrafe tributaria che contiene al suo interno tutte le informazioni che gli operatori finanziari (banche, poste, ecc.) devono sistematicamente trasmettere al Fisco. In buona sostanza, si tratta di una banca dati di dimensioni enormi, in cui sono contenuti i dati identificativi e contabili di tutti i soggetti titolari di rapporti di conto corrente o di deposito, istituita al fine di rendere più efficiente l’attività di controllo del Fisco.

Gli operatori finanziari comunicano, con periodicità mensile, i dati relativi ai rapporti finanziari e alle operazioni extraconto (cioè, le operazioni effettuate direttamente allo sportello attraverso assegni o contanti) e i dati anagrafici dei soggetti collegati al rapporto.

Con periodicità annuale, invece, gli operatori finanziari comunicano i dati relativi ai saldi del rapporto, distinti in saldo iniziale al 1° gennaio e saldo finale al 31 dicembre, dell’anno cui è riferita la comunicazione, ovvero il saldo iniziale di apertura e il saldo contabilizzato antecedente la data di chiusura, per i rapporti chiusi in corso d’anno.

Vengono altresì comunicati anche gli importi totali delle movimentazioni distinte tra dare e avere, la giacenza media annua relativa ai rapporti di deposito e di conto corrente bancari e postali e gli altri dati contabili per altre tipologie di rapporto.

Come detto, anche le carte di credito o di debito ricaricabili sono oggetto di comunicazione da parte degli operatori finanziari: le varie tipologie di Postepay, dunque, non sfuggono alla regola. Le informazioni richieste dal Fisco per le carte di credito sono:

  • l’importo totale degli acquisti effettuati nell’anno;
  • l’importo totale delle ricariche effettuate nell’anno;
  • l’importo totale del valore delle carte acquistate nell’anno per le prepagate non ricaricabili.

Postepay: il controllo può risalire al passato?

Posto che il Fisco può controllare le Postepay, di qualunque genere esse siano (standard, evolution, ecc.), bisogna aggiungere che tali ispezioni possono risalire ad operazioni compiute in passato, fino al limite di cinque anni precedenti.

In pratica, il Fisco potrà risalire alle operazioni compiute negli ultimi cinque anni, scovando così chi, avvalendosi della carta Postepay, ha occultato dei redditi non denunciandoli nella propria dichiarazione dei redditi.

A ben vedere, non si tratta di controlli retroattivi, ma di una decadenza del potere di accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate che, nel caso di dichiarazione non veritiera, si compie dopo cinque anni.

Postepay: come mettersi in regola con il Fisco?

Appurato che nemmeno le Postepay sono al sicuro dai controlli fiscali, ti starai ora probabilmente chiedendo cosa devi fare per non incorrere in sanzioni a causa delle somme che ti vengono accreditate sulla tua carta prepagata delle Poste italiane. La risposta a questa domanda è molto semplice: se vuoi evitare spiacevoli sorprese, non devi fare altro che dichiarare al Fisco ciò che ricevi sulla Postepay.

Attenzione, però: non necessariamente ogni tipo di accredito deve essere denunciato. Ad esempio, non devono essere dichiarate le somme accreditate sulla Postepay riguardanti:

  • regali in denaro da parte di parenti (genitore, figlio, fratello o sorella) o del coniuge. Per le donazioni tra ascendenti e coniugi si applica l’imposta (pari al 4%) solo a partire da un milione di euro, mentre per le donazioni tra fratelli e sorelle l’imposta (pari al 6%) si applica soltanto a partire da centomila euro. Le donazioni da amici, al contrario, sono tassate all’8% e vanno quindi sempre dichiarate;
  • risarcimenti, a meno che non si tratti di importi riconosciuti a titolo di lucro cessante (cioè, di mancato guadagno), i quali al contrario devono essere dichiarati e tassati;
  • vincite al gioco, in quanto le somme accreditate sono già state tassate alla fonte;
  • vendita di oggetti usati. Come ti ho spiegato nell’articolo dal titolo Come vendere libri usati, chi cede un qualsiasi bene di seconda mano a un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto, non deve dichiarare i soldi al Fisco. La ragione è molto semplice: una vendita del genere non produce alcun guadagno e, dunque, non va dichiarata;
  • prestiti, anche da parte di un privato; la natura del prestito deve, però, essere dimostrabile. Per evitare operazioni sospette, è senz’altro opportuno firmare un contratto e registrarlo all’Agenzia delle Entrate, in modo da poter avere la prova della natura dell’introito;
  • mantenimento dei figli. Al contrario del mantenimento versato all’ex coniuge, il mantenimento che il genitore versa al figlio (minorenne o maggiorenne che sia) non fa reddito e, pertanto, non va dichiarato. Per maggiori approfondimenti su questo tema ti rinvio alla lettura dell’articolo I soldi del mantenimento vanno dichiarati?

note

[1] Decreto legge n. 201/2011 (il cosiddetto decreto Salva Italia).

[2] Cass. sent. n. 42946/19.

Autore immagine: Canva.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube