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Obbligo diffida prima di decreto ingiuntivo

21 Ottobre 2019
Obbligo diffida prima di decreto ingiuntivo

Prima di notificare gli atti giudiziari al debitore, il creditore è tenuto a inviargli il sollecito di pagamento con la messa in mora?

Quando si deve pagare un debito si cerca spesso di rinviare l’adempimento all’ultimo momento, quello cioè prima dell’aggravio delle spese che, di norma, coincide con il deposito del ricorso per decreto ingiuntivo da parte del creditore. Dopo di ciò, è verosimile che quest’ultimo non accetti più la somma iniziale, ma chieda, quantomeno, il rimborso delle spese legali e di quelle per il contributo unificato. Ma siccome è impossibile conoscere in anticipo le mosse e i tempi del creditore, di solito l’ultimo momento che si prende a riferimento per non avere brutte sorprese è il termine concesso nella lettera di diffida. Questa, di norma, viene spedita qualche settimana prima dell’avvio dell’azione giudiziale.

Il punto è che non tutti sono soliti mettere in mora il debitore e c’è chi ricorre direttamente all’avvocato: una sorpresa per chi sperava di avere ancora qualche giorno per racimolare i soldi e pagare. Di qui, il dubbio ricorrente: esiste un obbligo di diffida prima del decreto ingiuntivo? Cerchiamo di fare il punto della situazione, richiamando la più recente giurisprudenza. 

Diffida senza raccomandata: ha valore?

Prima di addentrarci nel problema dell’eventuale esistenza di un obbligo di diffida, è necessaria una premessa. La diffida ha valore solo se viene spedita con uno strumento di trasmissione che consente al mittente la prova legale del ricevimento. Tale è la raccomandata a/r e, di recente, anche la posta elettronica certificata (Pec). Solo in tali casi il debitore può prendere per “seria” l’intimazione di pagamento ricevuta. 

Viceversa, la lettera semplice e tanto più la telefonata del call center non hanno valore. L’abitudine di molte agenzie di recupero crediti di inviare lettere semplici è rivolta a risparmiare le spese postali, ma la lettera non può sortire alcun effetto, né ai fini dell’interruzione della prescrizione, né ai fini della prova dell’invio.

Diffida non firmata: ha valore?

Dall’altro lato, la lettera di diffida ha valore anche se non firmata direttamente dal creditore, ma da un soggetto che lo rappresenta quale l’avvocato, il commercialista o la stessa società di recupero crediti. La procura non deve essere per forza esibita nella missiva. 

Diffida generica

La diffida, per avere valore legale, non può limitarsi a indicare solo la somma da pagare, ma deve anche specificare la causa, ossia il contratto o la fattura che si assume non essere stata pagata. Una diffida generica, che dovesse limitarsi a rammentare l’esistenza del debito, senza indicare l’importo o il suo giustificativo non produce alcun effetto.

Diffida: è obbligatoria?

Il Codice civile [1] stabilisce che il debitore è automaticamente «in mora» (ossia è considerato inadempiente) in tutte quelle obbligazioni che hanno una data di pagamento prestabilita. Questo significa che laddove l’iniziale contratto tra le parti abbia fissato un termine certo per l’esecuzione della prestazione, alla sua scadenza non c’è alcun obbligo di diffida. L’inadempimento scatta, infatti, già dopo tale data e senza bisogno di sollecito. Si pensi alle bollette, ai contributi condominiali (che vanno versati mensilmente), al canone di affitto, all’acquisto di una merce presso un negozio (il pagamento va effettuato al momento in cui viene conclusa la vendita, ecc.), ai pagamenti ove concordati a rate (si pensi alle rate di un finanziamento), ecc.

Il debitore è automaticamente in mora nelle obbligazioni di risarcimento dei danni per fatto illecito (si pensi all’obbligo di riparare il soffitto del vicino rovinato dalle infiltrazioni, al risarcimento per rumori molesti o per diffamazione, ecc.).

Infine, non è necessaria la lettera di messa in mora laddove il debitore abbia dichiarato già per iscritto di non voler adempiere (si pensi a chi contesti la richiesta del creditore).

Il problema sorge per via del fatto che gran parte delle obbligazioni nascono verbalmente e non viene perciò indicata una data di adempimento. In verità, tutte le obbligazioni di pagamento di somme di denaro – se non soggette a termini o condizioni – non hanno mai bisogno della diffida: in tali casi, spetta al debitore premurarsi che il denaro giunga sul conto del creditore o nelle sue stesse mani.

Se, invece, è stato concordato un termine di pagamento (ad esempio, le rate del mutuo), il debitore è in mora solo alla scadenza di detto termine e non prima. Ma, anche in questo caso, la “mora” è automatica e non necessita di diffida.

Da quanto abbiamo appena detto, si può chiaramente desumere che, in tutte le obbligazioni di natura pecuniaria – che abbiano cioè ad oggetto il pagamento di una somma di denaro – la diffida non è necessaria. Se mai essa dovesse essere spedita dal creditore, avrebbe solo lo scopo di interrompere i termini di prescrizione (prima dell’avvio dell’azione giudiziaria) e tentare un pagamento spontaneo prima delle spese del giudizio. Si tratta di una prassi per tentare “con le buone” di ottenere il pagamento. 

Si tenga, tuttavia, conto che, per debiti fino a 50mila euro c’è bisogno del tentativo di mediazione, un incontro che si tiene presso organismi di conciliazione presso la città ove si trova il tribunale competente. La mediazione, però, viene fatta solo in caso di opposizione al decreto ingiuntivo.

Obbligo di diffida per spese condominiali

S’è affacciata, tempo fa, una tesi in giurisprudenza secondo cui, per il recupero delle spese condominiali, ci sarebbe sempre bisogno della previa lettera di diffida da parte dell’amministratore, specie in situazioni di contitolarità dell’immobile tra più persone [2]. 

In verità, questa tesi è stata considerata errata dalla Cassazione [3] secondo cui è legittimo il decreto ingiuntivo per oneri condominiali anche senza la previa lettera di messa in mora nei confronti del moroso; e ciò anche se la diffida scritta è imposta da un’apposita clausola del regolamento condominiale (nel qual caso, tutt’al più, si potrà solo lamentare un inadempimento da parte dell’amministratore, ma non certo una violazione delle regole di procedura civile che, per loro natura, non possono essere derogate neanche da un regolamento approvato all’unanimità).

Secondo la Cassazione, prima di notificare il decreto ingiuntivo, l’amministratore non è tenuto a spedire, al condomino moroso, una lettera di preavviso onde consentirgli di pagare “con le buone” entro un termine prefissato. La diffida, con una formale messa in mora, non è infatti necessaria e il moroso potrà vedersi recapitare a casa, di punto in bianco, l’atto ingiuntivo del tribunale. Questo porterà, per il debitore, un aggravio di spese, visto che, oltre all’importo dovuto a titolo di capitale per le spese condominiali non versate, il giudice intima di pagare anche gli interessi, le spese processuali e l’onorario all’avvocato.

A che serve la lettera di diffida?

La diffida di pagamento può avere rilevanza solo in due casi. Il primo è al fine del calcolo degli interessi di mora che decorrono, appunto, dalla lettera di «messa in mora». Il secondo è – come abbiamo appena detto – per l’interruzione dei termini di prescrizione: se, infatti, il debito è datato, il creditore deve poter dimostrare di averti diffidato formalmente – ossia con una raccomandata a.r. – per non vedersi decadere dal diritto al recupero del proprio credito. 

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni, leggi i nostri articoli:


note

[1] Art. 1219 cod. civ.

[2] G.d.P. Taranto, sent. del 1.03.2016. Leggi Spese condominiali: ci vuole prima la diffida?

[3] Cass. n. 9181 del 16.04.2013 Leggi Condomino moroso non paga le spese: no alla diffida.


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