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Si può rifiutare un pacco in contrassegno?

21 Ottobre 2019
Si può rifiutare un pacco in contrassegno?

Non sempre è possibile esercitare il diritto di recesso restituendo al mittente un pacco consegnato dal corriere. Ecco cosa si rischia in questi casi.

Quando si fa un ordine a distanza (ad esempio, tramite internet, per telefono o per corrispondenza), la merce viene inviata, con il corriere, all’indirizzo fornito dall’acquirente. Il pagamento può avvenire, in anticipo, con bonifico, bancomat o carta di credito; oppure, alla consegna, tramite il cosiddetto “contrassegno”. Il contrassegno costituisce, pertanto, il sistema di pagamento più sicuro: il denaro viene corrisposto, direttamente nelle mani del postino, solo dopo che il pacco è stato ricevuto. In questo modo si evitano fregature per ordini mai inviati. 

Di certo, il contrassegno non garantisce da eventuali difetti di funzionamento attesa l’impossibilità di aprire la confezione prima di aver consegnato i soldi al corriere; in quel caso bisognerà esercitare il «diritto di ripensamento» che consente di rispedire l’oggetto entro 14 giorni senza costi aggiuntivi, ottenendo la restituzione del denaro speso. Ma si può rifiutare un pacco in contrassegno? Una volta che il corriere ha bussato alla porta di casa per effettuare la consegna, ci si può esimere dal ritirare il pacco?

Cerchiamo di capire cosa prevede la legge e quali sono i rischi per chi rimanda il pacco al mittente. 

Vantaggi e svantaggi del contrassegno

La spedizione in contrassegno è ancora il metodo di pagamento preferito dagli italiani, anche se comporta quasi sempre un aggravio di spese (in media 5 euro) [1]: non solo per la tradizionale diffidenza a fornire, ad estranei, gli estremi della propria carta di credito e per mettersi al riparto da truffe online. Di solito, è psicologicamente più gradito pagare il più tardi possibile: se, infatti, l’uso della carta o del bonifico anticipano l’uscita del denaro dal conto, con il contrassegno si può rinviare questo momento di qualche giorno o settimana. 

È proprio in questo arco di tempo – che decorre dall’ordine alla consegna della merce a casa – che, lontani dall’istinto compulsivo dell’acquisto, si può ragionare meglio sull’opportunità della spesa. Così, non poche volte, il consumatore perde l’entusiasmo iniziale nel giro di qualche giorno e, già all’arrivo del postino, non mostra più alcuna intenzione di procedere all’acquisto. Ebbene, si può rifiutare un pacco in contrassegno? Ecco cosa dice la legge a riguardo.

Che succede se rifiuto un pacco in contrassegno?

Se rifiuti il pacco in contrassegno, il corriere dà atto della tua volontà all’interno del proprio registro e restituisce la merce al mittente. Egli non può obbligarti a ricevere il plico (neanche se, per caso, dovesse essere “a titolo gratuito”), né chiederti il rimborso delle spese postali. Eventuali pretese da parte del venditore dovranno essere regolate tra di voi, separatamente, in un momento successivo.

È possibile rifiutare un pacco in contrassegno?

Una vendita, una volta conclusa, è definitiva e vincola le parti: l’una deve, pertanto, consegnare la merce e l’altra deve pagare il prezzo. Nessuna delle due può più tornare indietro o rifiutarsi di adempiere. 

Il momento di conclusione della vendita – oltre il quale, come detto, non è consentito il recesso – è quando avviene lo scambio delle reciproche volontà, ossia:

  • negli acquisti al negozio corrisponde alla manifestazione del consenso dell’acquisto, al prelievo della merce dallo scaffale e alla consegna del denaro alla cassa;
  • negli acquisti porta a porta corrisponde alla sottoscrizione del contratto o della nota d’ordine;
  • negli acquisti online corrisponde al “click” sul pulsante “acquista”;
  • nelle vendite telefoniche, corrisponde al consenso prestato a voce all’operatore del call center;
  • nelle vendite per corrispondenza, corrisponde al momento in cui il venditore ha ricevuto l’ordine di acquisto (con fax o con lettera).

Tuttavia, nelle vendite «fuori dai locali commerciali», quelle cioè al di fuori dei negozi (esclusi solo gli stand delle fiere), è ammesso il cosiddetto diritto di recesso o di ripensamento. Succede così che, quando ordini un pacco su internet o al telefono, hai 14 giorni di tempo dalla consegna dell’oggetto per ripensarci. Il ripensamento non è subordinato a specifiche condizioni: esso può essere esercitato senza bisogno di fornire motivazioni a suo sostegno. Potrebbe, ad esempio, trattarsi di una semplice rivalutazione dell’opportunità dell’acquisto (non vuoi più spendere quei soldi o hai trovato un oggetto migliore o più economico). 

Per esercitare il diritto di recesso non ti basta restituire la merce, ma dovrai inviare una raccomandata a/r al professionista. È possibile inviare la comunicazione, entro lo stesso termine, anche mediante telegramma, telex, posta elettronica e fax, a condizione che sia confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le quarantotto ore successive.

Detto ciò, nel momento in cui il corriere ti consegna il pacco in contrassegno, nel rifiutare la consegna non stai facendo altro che esercitare il tuo diritto di ripensamento con un comportamento concludente. 

Ricordati, però, che dovrai comunque spedire la raccomandata al venditore entro le 48 ore successive. L’eventuale dimenticanza impedirebbe il diritto di ripensamento. In teoria, il venditore potrebbe allora opporsi al tuo rifiuto esercitato in modo non corretto e, magari al 15° giorno (una volta spirato il termine per il recesso), rispedirti il pacco o pretendere da te il risarcimento del danno per l’inadempimento contrattuale. Si tratta però di ipotesi marginali: difficilmente un operatore commerciale, specie quello che esegue vendite fuori dai locali commerciali, adotta comportamenti così aggressivi nei confronti dei consumatori. Dunque, nella prassi, il rifiuto del ricevimento viene catalogato come esercizio del diritto di ripensamento e la vendita annullata definitivamente.

Quando non è possibile rifiutare il pacco in contrassegno

Ci sono, però, delle ipotesi in cui il diritto di ripensamento non può essere esercitato. In tali casi, l’eventuale rifiuto al ritiro del pacco in contrassegno è da considerarsi illegittimo e il destinatario che non accetti la consegna potrebbe essere citato in giudizio per l’inadempimento contrattuale. 

Tali casi sono:

  • fornitura di prodotti alimentari o di uso domestico corrente, consegnati con scadenza regolare;
  • servizi relativi all’alloggio, ai trasporti, alla ristorazione, al tempo libero, quando è prevista una data o un periodo determinato per la fornitura (ad es., con prenotazione);
  • servizi che, prima della scadenza del termine per il recesso, siano già stati eseguiti con il consenso del consumatore;
  • beni e servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni dei tassi del mercato finanziario, non controllabili dal venditore;
  • beni confezionati su misura o personalizzati (si pensi a una maglietta con la foto del proprio cane o con una scritta personalizzata);
  • prodotti audio-video o software sigillati che siano stati aperti dal consumatore;
  • giornali, periodici e riviste.

note

[1] Di solito, il costo del solo servizio di contrassegno ha un costo fisso minimo per importi da incassare fino ad una specifica soglia. Oltre tale soglia, all’importo fisso minimo, si aggiunge una quota che viene calcolata in percentuale sulla differenza tra l’importo da incassare e la soglia specifica per il costo fisso.


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11 Commenti

  1. A mio parere vi state sbagliando.
    il destinatario, rifiutando il pacco con pagamento alla consegna non sta ” esercitando il suo diritto di ripensamento con un comportamento concludente” ma sta venendo meno agli accordi stipulati, per un motivo molto semplice:
    il venditore ha pagato la spedizione e pagherà anche la spedizione di ritorno, mentre, accettando il pacco, il cliente potrà si rendere la merce, ma con reso a suo carico. solo nel caso in cui le spese di reso siano gratuite non ci sarebbe un danno economico (venendo comunque meno ad un accordo stipulato)

    1. è imbarazzante che vengano dati simili suggerimenti esponendo gli acquirenti a cause legali e pignoramenti. Noi ad ogni rifiuto di contrassegno attiviamo il recupero crediti per il risarcimento dei costi di andata e ritorno ed eventuali spese accessorie sostenute, costi di ristoccaggio, etc. L’agenzia mette anche il suo ricarico nella richiesta di risarcimento, è tutto scritto nel contratto tra le parti. Il diritto di recesso si applica DOPO che il contratto tra le parti è concluso. Il rifiuto del pacco è inadempienza contrattuale.

      1. da quello che leggo credo che anche lei sia nella mia stessa situazione… clienti che rifiutano spedizioni in contrassegno dicendo “ci ho ripensato”
        non so quanto si informino su internet, ma leggendo una guida del genere possono pensare di essere anche legittimati a farlo.

        1. Anche noi siamo sulla stessa barca: clienti che rifiutano il contrassegno, peccato che ci sono spese di spedizioni di andata e dell’eventuale ritorno da pagare per l’azienda.

  2. Buongiorno,mi chiamo Nicola.i primi di Marzo 2020 ho fatto due ordini di piante ad una nota azienda straniera, per un valore di 63,00€. Mi danno la conferma della consegna per fine Marzo primi di Aprile e fin qui,tutto ok.Mi è arrivato il primo ordine pagando in contrassegno.Per la seconda spedizione iniziano a portarmi avanti la consegna che era per fine Marzo.Dopo vari solleciti,Aspetto fino all’ultima loro comunicazione del 7/04 dove si scusano per il ritardo e che non sanno ancora darmi una data di spedizione.Il 14 Aprile ho in inviato un-email al servizio clienti,avvisandogli che Annullavo l’ordine fatto, per il ritardo. Non ho avuto risposte, fino a tre giorni fa che mi avvisavano che l’ordine era partito,riscrivo al servizio clienti dicendogli che avevo già annullato, ed in automatico mi arriva il solito messaggio che è stato inoltrato il mio messaggio ed entro due giorni mi avrebbero risposto. Oggi 28/04 arriva il corriere con il pacco,che io ho rifiutato. Adesso cosa succede???

  3. Proprio stamane il corriere citofona per consegnare un pacco con pagamento in contrassegno proveniente dalla Turchia che non ho mai ordinato.
    Non l’ho ritirato e mi ha detto che per prassi ripasserà lunedì… ma non lo ritirerò.
    Nella somma del contrassegno sono calcolate anche spese doganali,… cosa succederà?…riceverò un avviso di pagamento per quelle spese e cosa fare in tal caso?
    Grz

    1. E’ forse il caso di aggiornavi sulla vicenda.
      Il pacco lo avevo ordinato io, ma non me ne sono reso conto in quanto era un acquisto Amazon (venditore Marketplace) e avevo già pagato il dovuto (49.9+4.9 di spese)…pertanto quando è arrivato un pacco con contrassegno da 79€ non ho collegato l’ordine,…passati i giorni e vedendo che il pacco ordinato in Amazon non arrivava sono andato a controllare e mi sono accorto che lo avevo restituito.
      Ho chiesto il rimborso (spiegando che il venditore aveva applicato un contrassegno NON dovuto) e mi è stato riconosciuto (escluso spese).
      Oggi a distanza di tempo mi arriva una fattura del corriere che mi addebita l’8% dell’insoluto (cioè la cifra che non ho pagato per ritirare il pacco), 6.4€, precisando che se non pago entro i termini diventeranno 40+interessi legali e spese per recupero crediti.
      Capisco che il corriere non porta in giro i pacchi gratis,… ma non dovrebbe rivalersi su chi ha spedito?…
      Quindi …chiunque riceve un pacco in contrassegno, magari mai ordinato, rifiutandolo sarà costretto a pagare le spese al corriere.
      Speriamo perlomeno che la faccenda finisca quì… e che non arrivi pure la parcella della dogana.
      Commenti?

  4. Io credo che questa visione del rifiuto del contrassegno sia completamente errata. Io sono un venditore e noi chiamiamo sempre prima di spedire. Eppure a volte non ritirano lo stesso. È un comportamento completamente scorretto da parte dell’acquirente ed è inadempienzs contrattuale, altro che diritto al ripensamento. Io, secondo voi, come faccio a recuperare i costi di reso, che vi ricordo il codice del consumo stabilisce a carico dell’acquirente? Che articolo è questo? È basato su una logica giuridica o è tanto per attirare click da google? Io non vi capisco. Il fatto che ci siano venditori che non spediscono o che truffano, non giustifica il consumatore nel comportarsi in maniera scorretta, perché di questo si tratta, altro che ripensamento!!!!

    1. Per ulteriori informazioni leggi:
      -Diritto di recesso anche a imballaggio rotto e prodotto testato https://www.laleggepertutti.it/121332_diritto-di-recesso-anche-a-imballaggio-rotto-e-prodotto-testato
      -Si può rifiutare un pacco https://www.laleggepertutti.it/371949_si-puo-rifiutare-un-pacco
      -Si può controllare un pacco prima di pagarlo? https://www.laleggepertutti.it/381465_si-puo-controllare-un-pacco-prima-di-pagarlo
      -Si può rifiutare un pacco Amazon? https://www.laleggepertutti.it/366977_si-puo-rifiutare-un-pacco-amazon

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