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Come evitare il pignoramento con l’assegno circolare

22 Ottobre 2019 | Autore:
Come evitare il pignoramento con l’assegno circolare

Come funziona il trucco utilizzato da molti risparmiatori per svuotare il proprio conto corrente sapendo che arriverà l’azione esecutiva.

Hai contratto un debito che non hai ancora pagato e temi di poter subìre un pignoramento e di veder sparire in questo modo i soldi che hai sul conto corrente. Quel denaro è l’unico bene che possiedi, perché vivi in una casa in affitto – e, quindi, non è intestata a te – e nemmeno la tua auto risulta a nome tuo. Quindi, l’unica cosa a cui il creditore si può attaccare è proprio il tuo conto corrente, sperando di trovarci dentro qualcosa. Ci sono, però, molti italiani che hanno trovato il modo di aggirare il problema con uno strumento alla portata di tutti: l’assegno circolare. Esiste, infatti, un sistema piuttosto diffuso per non farsi portare via il denaro dalla banca quando c’è di mezzo un’azione esecutiva. Un metodo messo in atto da chi ha scoperto come evitare il pignoramento con l’assegno circolare.

Teniamo presente che il pignoramento del conto corrente rientra nella categoria del pignoramento presso terzi, cioè quello che prevede l’azione presso una banca, una finanziaria, la Posta o un datore di lavoro. In pratica, nel caso del conto corrente la banca o la Posta ricevono un’intimazione che vieta loro di consentire al debitore di prelevare. Una procedura che, come dicevamo, viene bypassata da molti risparmiatori che sanno come evitare il pignoramento con l’assegno circolare.

Vediamo in che cosa consiste questo «trucchetto».

Pignoramento del conto: come avviene?

Dicevamo che il pignoramento del conto corrente viene deciso quando un debitore non possiede altri beni mobili o immobili intestati e il creditore vuole recuperare quanto gli spetta. A questo punto, come accennato, la banca o la Posta in cui si trovano i risparmi del debitore ricevono un’intimazione a non consentire il prelievo di denaro da quel conto. Il debitore, quindi, si vede comunicare:

  • il titolo esecutivo, cioè ad esempio una sentenza, un’ordinanza, un avviso di accertamento o un decreto ingiuntivo;
  • l’atto di precetto in cui è fissata una scadenza per procedere al pagamento;
  • l’atto di pignoramento.

A questo punto, possono succedere tre cose:

  • che il conto da pignorare sia vuoto, se non addirittura in rosso: viene bloccato e qualsiasi somma vi venga depositata (anche attraverso un bonifico) verrà girata al creditore;
  • che il conto abbia una cifra uguale o inferiore a quella da pignorare: viene bloccato ed i soldi che eventualmente entreranno resteranno lì fino all’udienza di assegnazione;
  • che il conto abbia una cifra superiore a quella pretesa dal creditore: il debitore può disporre del denaro in eccesso.

Pignoramento conto: come evitarlo con l’assegno circolare

Delle tre ipotesi che abbiamo appena visto, la prima è quella che interessa a chi ha scoperto come evitare il pignoramento con l’assegno circolare, cioè quella che prevede il conto vuoto.

Supponiamo che un debitore «annusi» l’arrivo imminente di un pignoramento: sa di trovarsi nelle condizioni di essere contestato per un pagamento non effettuato (di tasse, della fornitura di merce o di servizi, ecc.) e sospetta che la notifica sia, ormai, in viaggio. Per non perdere i soldi del conto, cosa può fare? Sicuramente, non andare a prelevarli di persona: se fuori dalla banca anziché il creditore si trova un rapinatore, oltre a non aver risolto il problema può rimediare anche una botta in testa. Può anche mettersi d’accordo con un amico o con un parente e girare loro il denaro tramite bonifico. Ma si sa come possono andare queste cose quando ci sono di mezzo parecchi soldi: oggi andiamo d’accordo, domani chi lo sa. C’è pure la possibilità che l’amico o il parente abbiano un imprevisto e utilizzino i soldi del debitore per poi non restituirli.

E quindi? Esiste il «piano C», che è quello che prevede l’utilizzo dell’assegno circolare. Il debitore non fa altro che recarsi in banca, chiedere l’emissione di uno di questi assegni con addebito sul proprio conto corrente ed ecco fatto: i soldi sono spariti. L’interessato si tiene l’assegno in mano e, dopo un certo tempo, lo reclama per non perdere il denaro. Vuoi i dettagli di questa operazione? Eccoli.

Come svuotare il conto con l’assegno circolare

A differenza del normale assegno bancario, l’assegno circolare viene emesso dalla banca solo dopo che è stato richiesto dal cliente depositando i soldi necessari per coprire l’importo oppure addebitandolo sul proprio conto corrente. In questo modo, la copertura dell’assegno è sicura, visto che la banca rilascia il titolo solo quando è certa che ci sono i soldi per pagarlo.

Quando la banca emette l’assegno circolare, la somma sparisce dal conto. O meglio: risulta un addebito pari alla somma riportata sull’assegno. In pratica, il denaro viene trattenuto dall’istituto di credito in una specie di «cassetto» senza nome, cioè non intestato a nessuno. E se il cliente ha richiesto un assegno circolare per un importo equivalente a tutto ciò che aveva sul conto, quest’ultimo risulterà apparentemente vuoto. Capito dov’è il trucco per evitare il pignoramento? Lui ha la disponibilità dei suoi soldi, perché ha l’assegno circolare in mano, tenuto sotto il materasso o in cassaforte, mentre il creditore no, perché non troverà nulla da portarsi via.

Che fine fa l’assegno circolare?

Il lato positivo di tutta questa operazione è quello di evitare il pignoramento con l’assegno circolare. Ma che fine fa quel pezzetto di carta? L’assegno resta custodito dal suo titolare e solo lui può reclamarlo per riavere i soldi. In pratica, è come se fosse una forma di custodia diversa dalla banca o della mattonella di casa. Non rende nulla ma nemmeno si pagano le tasse o si rischia una perdita del capitale, come quando si investe in titoli e le cose sul mercato vanno male. Sono lì e restano intonsi per un massimo di tre anni.

Non un giorno di più, però. Altrimenti, la banca prende quel «cassetto anonimo» in cui sono depositati i soldi e la trasferisce nel Fondo indennizzo risparmiatori [1]. In questo caso, comunque, il diritto del «richiedente» si prescrive nel maggiore ordinario termine decennale, dalla scadenza del precedente termine triennale riservato al «beneficiario» [2].


note

[1] Previsto dalla legge n. 266/2005

[2] Cass. sent. n. 11387/2019.

Autore immagine: Pixabay.com


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1 Commento

  1. Consiglio il vaglia cambiario emesso da banca d’Italia, dura 10 anni dal giorno dell’emissione per essere usato come mattonella di casa.. (un po di più dei 3 anni).
    Cordiali Saluti.

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