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Quando il pm chiede l’archiviazione?

16 Novembre 2019 | Autore:
Quando il pm chiede l’archiviazione?

Cos’è e come funziona la richiesta di archiviazione? Come si fa opposizione? Cosa decide il giudice? Esempi di archiviazione.

Sicuramente saprai che, nel processo penale, si fronteggiano sostanzialmente due parti: da una lato il pubblico ministero e dall’altro l’avvocato difensore. Contrariamente a quanto si possa pensare, il pubblico ministero non è tenuto a sostenere la tesi accusatoria quando questa non sia più convincete. In altre parole, quando il magistrato del pubblico ministero si rende conto che è probabile che l’indagato sia innocente, è tenuto a chiedere l’archiviazione del caso. Con questo articolo ti vorrei spiegare quando il pm chiede l’archiviazione. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: parleremo diffusamente di questo tema e, alla fine, ti prospetterò alcuni esempi di archiviazione.

Cos’è l’archiviazione?

L’archiviazione è la richiesta che il magistrato del pubblico ministero avanza al giudice affinché il caso su cui sta indagando venga definitivamente messo da parte, in pratica cestinato.

Se il giudice (appartenente all’ufficio gip/gup del tribunale) accoglie la richiesta, provvede con decreto, disponendo l’archiviazione della pratica, cioè la restituzione degli atti al pm affinché li metta definitivamente da parte.

Se, però, contro la richiesta di archiviazione si oppone la persona offesa, allora il giudice potrà procedere in tal senso solamente a seguito di contraddittorio tra le parti, con provvedimento che assume la forma dell’ordinanza. Ma procediamo con ordine.

In quali casi il pm deve chiedere l’archiviazione?

È la legge a stabilire in quali casi il magistrato del pubblico ministero deve chiedere l’archiviazione al giudice. In parole molto semplici, possiamo dire che il pm è tenuto a chiedere l’archiviazione quando dalle indagini preliminari svolte non siano emersi elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio.

Come saprai, quando negli uffici della Procura della Repubblica giunge una notizia di reato (mediante querela sporta dalla vittima, ad esempio), il pm delega la polizia giudiziaria al compimento delle indagini necessarie a fare luce sul caso.

Le indagini devono concludersi entro un termine ben preciso, fissato dalla legge in sei mesi dal momento in cui è stato iscritto il nome dell’indagato nel registro, prorogabile fino ad un massimo di diciotto mesi.

Entro il termine appena indicato, il pubblico ministero deve fare una scelta: se ritiene di aver raccolto sufficiente materiale per dimostrare la colpevolezza dell’indagato, chiede al giudice il rinvio a giudizio dello stesso; in caso contrario, dovrà chiedere l’archiviazione.

In pratica, il magistrato del pubblico ministero chiede l’archiviazione quando la notizia di reato appare infondata oppure non si è riusciti a individuare il responsabile [1]. Facciamo un esempio.

Tizio lascia momentaneamente la sua auto con le chiavi inserite nel quadro e si allontana per comprare del pane. Al suo ritorno, non trova più il veicolo. Sporge denuncia ai carabinieri, i quali provvedono a sentire tutte le persone all’interno del panificio, ma nessuna di esse è lontanamente sospettabile. Diramano la notizia del furto dell’auto anche alla polizia stradale, ma dopo diversi mesi ancora non se ne hanno tracce.

In un caso come quello prospettato, il pm dovrà chiedere l’archiviazione al giudice perché, scaduto il periodo delle indagini, nessun responsabile è stato individuato.

Altri casi di archiviazione

Secondo la legge [2], il pm deve chiedere l’archiviazione anche quando il reato sia oramai estinto (ad esempio, perché già prescritto), quando manchi una condizione di procedibilità (ad esempio, manca la querela della persona offesa), quando non costituisca (più) reato (ad esempio, perché la condotta è stata depenalizzata) e, infine, quando il fatto sia particolarmente tenue, nel senso che si tratti di una condotta talmente lieve e poco rilevante da non meritare una sanzione penale.

Cosa succede dopo la richiesta di archiviazione del pm?

Come appena detto, il pubblico ministero presenta al giudice richiesta di archiviazione quando ritiene l’infondatezza della notizia di reato perché gli elementi acquisiti durante le indagini preliminari non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio [3].

La richiesta di archiviazione è presentata dal pm al giudice per le indagini preliminari, il quale, se non vi è opposizione della persona offesa, dispone l’archiviazione con decreto. La procedura diventa molto più complessa, invece, nel caso in cui la vittima manifesti la propria opposizione formale all’archiviazione. Approfondiamo questo aspetto.

L’archiviazione a seguito dell’opposizione della persona offesa

Il procedimento che conduce all’archiviazione nel caso di opposizione della persona offesa è il seguente:

  • la persona offesa che ne abbia fatto espressa richiesta (ad esempio, all’interno della propria denuncia/querela) deve depositare formale opposizione entro venti giorni da quando gli è stato notificato l’avviso (termine elevato a trenta giorni quando si procede per i delitti commessi con violenza alla persona e per il reato di furto con strappo o furto in abitazione);
  • l’opposizione deve contenere, a pena di inammissibilità, l’oggetto dell’investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova. In altre parole, l’opponente deve indicare al pm le indagini che deve compiere e che non ha svolto fino a quel momento;
  • il giudice, preso atto dell’opposizione, fissa un’apposita udienza per sentire tutte le parti coinvolte, e cioè la vittima, il magistrato del pubblico ministero e la persona indagata (se ve n’è una; le indagini potrebbero anche essere state svolte contro ignoti);
  • all’esito dell’udienza il giudice, valutate le osservazioni di tutte le parti, può decidere in tre modi diversi:
    • concedere al pm un ulteriore termine per approfondire le indagini;
    • entro dieci giorni, quando è convinto della sussistenza della responsabilità penale senza bisogno di compiere ulteriori indagini, ordinare al pm di formulare l’imputazione (cosiddetta imputazione coatta) per poi fissare l’udienza preliminare;
    • disporre l’archiviazione con ordinanza [4].

Esempi di richiesta di archiviazione

Abbiamo spiegato che cos’è l’archiviazione, quali sono i presupposti per la sua richiesta e cosa decide il giudice. Per rendere ancora più semplice l’argomento, prospettiamo qualche esempio di archiviazione.

Caio sporge denuncia contro ignoti perché gli hanno hackerato il profilo Instagram e gli hanno rubato l’identità digitale. A seguito delle indagini, nessun colpevole è stato identificato. Il pm chiede, dunque, l’archiviazione.

Sempronio denuncia Mevio per averlo ingiuriato pubblicamente. Il pubblico ministero dispone l’archiviazione perché l’ingiuria non costituisce più reato.

Filano denuncia il consulente tecnico della controparte in un processo civile, ritenendo la perizia falsa. Il pm chiede l’archiviazione perché il falso in perizia può essere commesso solo dal consulente nominato dal tribunale, e non anche da quello di parte.

Calpurnio denuncia la sua ex, Tizia, per stalking perché, per tre volte, ha cercato di contattarlo al telefono. Il pm chiede l’archiviazione delle indagini perché, affinché si possa integrare il reato di atti persecutori, occorre che la condotta dello stalker abbia causato un peggioramento delle condizioni di vita della vittima.

L’archiviazione per particolare tenuità del fatto

Una procedura speciale è prevista quando il pubblico ministero chiede l’archiviazione per particolare tenuità del fatto. In questa ipotesi, la legge impone al pm  di darne avviso sia alla persona indagata che alla persona offesa, precisando che, nel termine di dieci giorni, entrambe possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta.

Il giudice, se l’opposizione non è inammissibile, procede come visto nel paragrafo superiore, cioè fissando un’udienza ove sentire le ragioni delle parti.

La particolarità di questa particolare procedura sta nel fatto che l’opposizione è consentita anche all’indagato; perché questa scelta? L’indagato può opporsi all’archiviazione per particolare tenuità perché questa particolare formula resterà impressa nel casellario giudiziale: nel certificato penale dell’indagato, infatti, verrà scritto che ha beneficiato della particolare tenuità del fatto affinché un’accusa mossa nei suoi riguardi venisse archiviata.

Questa particolare archiviazione non gli pregiudicherà nulla, se non la possibilità di poter godere nuovamente dell’istituto della particolarità tenuità una seconda volta.

Tra l’altro, con una recente sentenza resa a Sezioni unite,la Corte di cassazione ha affermato che il provvedimento di archiviazione per particolare tenuità del fatto deve essere iscritto nel casellario giudiziale, fermo restando che non ne deve essere fatta menzione nei certificati rilasciati a richiesta dell’interessato, del datore di lavoro e della pubblica amministrazione [5].


note

[1] Art. 408 cod. proc. pen.

[2] Art. 411 cod. proc. pen.

[3] Art. 125 disp. Att. cod. proc. pen.

[4] Art. 409 cod. proc. pen.

[5] Cass., sez. un., sent. n. 38954 depositata il 24 settembre 2019.

Autore immagine: Canva.com


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