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Chi paga i debiti del defunto nullatenente

21 Ottobre 2019
Chi paga i debiti del defunto nullatenente

Rinuncia all’eredità: come non rispondere delle cartelle esattoriali e degli altri debiti lasciati dal defunto. I suggerimenti pratici.

Tuo padre è molto anziano e le sue aspettative di vita non sono a lungo termine. Tu e i tuoi fratelli avete iniziato a domandarvi cosa succederà alla sua morte. Si tratta di un problema serio: egli, infatti, ha contratto numerosi debiti che non ha mai potuto pagare. Le cartelle esattoriali che il Fisco gli ha notificato hanno invaso l’archivio di casa. Tuttavia, egli non ha alcun bene intestato, ragion per cui i creditori – compresa l’Agenzia Entrate Riscossione – non hanno mai potuto far nulla contro di lui. 

Ora, però, ti chiedi quali siano le mosse opportune da compiere al momento del suo decesso. È indubbio, infatti, che, sia tu che gli altri familiari, rinuncerete all’eredità. In tal caso, chi paga i debiti del defunto nullatenente? Non vuoi commettere errori che potrebbero pregiudicare il tuo patrimonio. Ecco allora qualche chiarimento che farà al caso tuo.

Come non pagare i debiti del defunto

Per non pagare i debiti del defunto devi rinunciare all’eredità. 

Chi ancora non ha manifestato una scelta in merito all’accettazione o alla rinuncia all’eredità non è chiamato a rispondere dei debiti. Il creditore che notifichi una richiesta di pagamento o un decreto ingiuntivo al familiare che ancora non ha accettato l’eredità commette un errore giuridico e l’eventuale atto giudiziario è nullo e può essere impugnato. Lo stesso dicasi per le cartelle esattoriali notificate ai familiari del defunto che ancora non hanno preso una decisione a riguardo.

La semplice rinuncia con beneficio di inventario non è sufficiente: in tal caso, infatti, l’erede risponde dei debiti del defunto con i beni ereditati. In pratica, i creditori possono pignorare solo quanto ricevuto con la successione e non il patrimonio personale dell’erede. 

Chi accetta l’eredità con beneficio d’inventario è a tutti gli effetti erede. L’accettazione con beneficio d’inventario non determina, di per sé sola, il venir meno della responsabilità patrimoniale degli eredi per i debiti anche tributari, ma fa solo sorgere il diritto di questi ultimi a non risponderne al di là del valore dei beni lasciati dal de cuius.

Ci sono 10 anni di tempo dall’apertura della successione per scegliere se accettare o rinunciare all’eredità. 

I termini sono più brevi per chi è nel possesso dei beni dell’eredità (pensa a un figlio convivente): ci sono 3 mesi dal decesso per fare l’inventario dei beni in proprio possesso e altri 40 giorni per dichiarare se si accetta o meno l’eredità. Scaduto il termine, il soggetto si considera erede a tutti gli effetti.

L’accettazione non può essere più revocata. Al contrario, la rinuncia è oggetto di revoca entro 10 anni dalla morte del defunto.

Per poter rinunciare all’eredità, quindi, devi fare molta attenzione a non compiere alcun atto di disposizione sui beni della successione: non puoi, cioè, vendere oggetti del defunto (ad esempio l’arredo), non puoi prelevare dal conto corrente, non puoi utilizzare l’auto caduta in successione, non puoi neanche pagare un debito lasciato dal de cuius. Tutti questi atti, infatti, si considerano una forma di accettazione tacita dell’eredità e, come detto, una volta avvenuta l’accettazione non è più possibile rinunciare all’eredità. Chi prende per sé anche un solo bene dell’eredità diventa erede a tutti gli effetti e dovrà rispondere anche dei conseguenti debiti.

Bisogna, quindi, prestare molta cura alla fase della rinuncia all’eredità che prima interviene, meglio è. 

Cosa succede dopo la rinuncia all’eredità?

Se il defunto era nullatenente, è verosimile che non vi sia alcun bene da spartire tra gli eredi. O che il suo patrimonio sia stato già oggetto di divisione anticipata, tramite atti di donazione eseguiti quando ancora questi era in vita.

In tal caso, gli eredi rinunceranno all’eredità senza alcun sacrificio. Ma chi paga i debiti del defunto nullatenente? Molto semplice: nessuno. In pratica, la questione è così riassumibile:

  • se tutti gli eredi rinunciano all’eredità, i debiti non cadono in successione e, quindi, nessuno è tenuto a pagare. I creditori resteranno per forza insoddisfatti e non potranno agire nei confronti dei familiari del defunto;
  • se, invece, anche un solo erede accetta l’eredità o l’accetta con beneficio di inventario, sarà questi a rispondere dei debiti lasciati dal de cuius (con la sola precisazione che l’erede con beneficio di inventario risponde nei limiti di quanto ereditato). 

Se il defunto è diventato nullatenente a seguito di donazioni

A volte, avviene che il defunto diventi nullatenente per aver eseguito, in vita, una serie di donazioni con cui ha spartito in anticipo il proprio patrimonio. In tal caso, per i familiari, la rinuncia all’eredità non comporterà anche la rinuncia a quanto già ricevuto in donazione.

Tuttavia, i creditori hanno la possibilità di revocare le donazioni entro cinque anni dal compimento delle stesse (ed anche se, prima dello scadere di tale termine il donante è morto). Per esercitare la revocazione, è necessaria la prova dell’intento fraudolento ossia che il patrimonio del donante si è impoverito così tanto da non consentire alcuna copertura dei relativi debiti. Leggi Come un creditore può revocare una donazione.

Suggerimenti pratici

Ecco allora alcuni suggerimenti pratici. Per evitare che i familiari di una persona defunta possano rispondere dei suoi debiti è necessario che questi:

  • rinuncino tutti all’eredità nel più breve tempo possibile;
  • non compiano alcun atto di accettazione tacita dell’eredità: non utilizzino i beni del defunto, non li vendano, non prelevino dal conto corrente, non paghino spontaneamente i debiti;
  • se dovessero ricevere una richiesta di pagamento da parte di un creditore prima o dopo la rinuncia all’eredità possono contestarla formalmente. Se si tratta di un decreto ingiuntivo o una cartella esattoriale è necessario l’intervento di un giudice e di un avvocato.

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