Acquisto auto: niente più accertamenti fiscali

21 Ottobre 2019
Acquisto auto: niente più accertamenti fiscali

Sospesi gli accertamenti sintetici: in attesa dei decreti attuativi del redditometro, è impossibile accertare la capacità contributiva sulla base delle spese eseguite. 

Una delle cartine di tornasole usate dall’Agenzia delle Entrate per accertare il reddito dei contribuenti è da sempre l’auto. Di lusso o utilitaria, la macchina di proprietà è considerata “bene di lusso”: elemento sufficiente – secondo la nostra amministrazione finanziaria – per dedurre una capacità contributiva in capo all’intestatario. Addirittura, per determinati veicoli, la verifica fiscale è stata considerata “un atto dovuto”: ci riferiamo, ad esempio, alle vetture che scontano il superbollo o a quelle d’epoca. Più in particolare, l’accertamento è scattato tutte le volte in cui il contribuente non è riuscito a dimostrare – con metodi tracciabili – la provenienza del denaro con cui ha acquistato l’auto. 

Ora, però, tutto questo sistema di controlli è caduto. In verità, lo è già da un anno, ma in pochi se ne sono resi conto. Attualmente, in caso di acquisto di auto, non ci sono più accertamenti fiscali. La ragione di ciò è molto semplice: la si può intuire leggendo “al contrario” una sentenza che la Cassazione ha pubblicato poche ore fa [1]. La pronuncia ha legittimato un accertamento mediante redditometro per l’acquisto dell’auto di lusso. Ma proprio l’utilizzo di questo importante strumento, in questo momento, è “sospeso”. Vediamo meglio cosa è successo.

Addio redditometro

Come abbiamo già detto in Più facile evadere: niente controlli fiscali, dal 2016 il vecchio redditometro è stato congelato perché ritenuto poco funzionale e affidabile. A stabilirlo è stato il famoso Decreto dignità adottato a fine 2018 dal Governo “Conte 1” [2]. Da allora, si attendono nuovi decreti attuativi che ne stabiliscano il funzionamento, ma al momento non se ne vede ancora l’ombra: il Governo sembra impegnato a contrastare l’evasione fiscale su altri fronti.

Poco prima di Ferragosto 2019, l’Agenzia delle Entrate aveva tentato, con una propria circolare [3], di riesumarne l’utilizzo, spiegando ai propri uffici che lo strumento può ancora essere applicato, ma solo per le dichiarazioni dei redditi presentate fino al 2016, quindi relative all’anno d’imposta 2015 incluso.

Acquisti auto: niente più controlli dal 2016 in poi

Allo stato attuale, quindi, se un nullatenente si intestasse un’auto o una casa, l’ufficio delle imposte non potrebbe avviare l’accertamento. Non potrebbe cioè ponderare la spesa alla luce dei redditi dichiarati dal contribuente e ritenere che essa sia sproporzionata.

Come ha spiegato la Cassazione nella citata sentenza, il redditometro per l’auto di lusso scatta(va) anche quando il contribuente era in grado di dimostrare la provenienza dei soldi per l’acquisto: difatti, non sono da trascurare le spese di gestione della macchina che, annualmente, comportano un grosso esborso. 

Questa situazione, chiaramente, non durerà a lungo: come detto, il redditometro è solo sospeso. Quando saranno emessi i nuovi decreti attuativi, esso tornerà ad operare, ma non potrà avere valore retroattivo. Sicché, tutto ciò che avverrà nel frattempo non sarà oggetto di contestazione da parte del Fisco. 

note

[1] Cass. ord. n. 26672/2019.

[2] Decreto legge 12 luglio 2018, n. 87, convertito, con modificazioni, in Legge n. 96 del 9 agosto 2018.

[3] Circolare n. 19/E del 8 agosto 2019.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, ordinanza 29 maggio – 21 ottobre 2019, n. 26672

Presidente Mocci – Relatore La Torre

Ritenuto che:

L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Calabria, che in contenzioso su impugnazione da parte di I.L.U. di avviso di accertamento per Irpef e Irap 2008 emesso in base agli studi di settore, ha rigettato l’appello dell’Ufficio. La CTR, aderendo alla decisione di primo grado, ha ritenuto che l’Ufficio non aveva illustrato come avrebbe dovuto gli elementi in base ai quali ha ritenuto inattendibile la situazione reddituale del contribuente esposta in contraddittorio, con particolare riferimento agli immobili, alcuni dei quali ricevuti in donazione, altri acquistati con proventi derivanti dalla vendita di terreni, considerando marginale l’autovettura, in relazione alle spese di gestione.

Il contribuente si costituisce con controricorso; eccepisce l’inammissibilità del ricorso trattandosi di censure di merito oltre che per carenza di autosufficienza e l’infondatezza. Deposita memoria.

Considerato che:

1. Esaminando preliminarmente l’eccepito difetto di autosufficienza del ricorso, esso, oltre che generico, è destituito di fondamento perché l’atto contiene tutti gli elementi per soddisfare il requisito imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3), e contiene le difese dell’amministrazione nei gradi di merito (riportate a pag. 15 e 16 del ricorso). Nè sussiste l’eccepita inammissibilità in relazione alle censure che, contrariamente a quanto dedotto, non attengono al merito della questione, ma involgono questioni di interpretazione della normativa che regola la fattispecie.

2. Col primo motivo si deduce violazione di legge, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, commi 4, 5 e 6, art. 2697 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 3.

3. Col secondo motivo si deduce nullità della sentenza per violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, art. 116 c.p.c., e art. 2728 c.c., ex art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione alla qualificazione effettuata dalla CTR sulle presunzioni poste a base del redditometro.

4. I motivi, che possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione, sono fondati nei termini che seguono.

3.1. Costituisce principio consolidato quello secondo cui in tema di accertamento dei redditi con metodo sintetico del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, la disponibilità di determinati beni (quali beni immobili e autoveicolo) integra, ai sensi del D.P.R. citato, art. 2, nella versione “ratione temporis” vigente, una presunzione di capacità contributiva “legale” ai sensi dell’art. 2728 c.c., imponendo la stessa legge di ritenere conseguente al fatto (certo) di tale disponibilità l’esistenza di una “capacità contributiva”, sicché il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici “elementi indicatori di capacità contributiva” esposti dall’Ufficio, non ha il potere di privarli del valore presuntivo connesso dal legislatore alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova che il contribuente offra in ordine alla provenienza non reddituale (e, quindi, non imponibile perché già sottoposta ad imposta o perché esente) delle somme necessarie per mantenere il possesso di tali beni.

3.2. La presunzione di capacità contributiva “legale” ai sensi dell’art. 2728 c.c., dei fattori-indice posti a base del cd redditometro impone di ritenere conseguente al fatto di tale disponibilità l’esistenza di una “capacità contributiva”, sicché il giudice tributario, una volta accertata l’effettività fattuale degli specifici “elementi indicatori di capacità contributiva” esposti dall’Ufficio, non ha il potere di privarli del valore presuntivo connesso dal legislatore alla loro disponibilità, ma può soltanto valutare la prova del contribuente in ordine alla provenienza non reddituale (Cass. Sez. 6 – 5, Ord. n. 17487 del 01/09/2016). Ne consegue che è legittimo l’accertamento fondato sui predetti fattori-indice, restando a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore (Cass. sez. 6 – 5, n. 16912 del 10/08/2016).

5. La CTR non ha applicato i superiori principi, laddove ha qualificato i parametri di cui al cd vecchio redditometro come “parametri soltanto presuntivi”; ha altresì errato in relazione al riparto dell’onere della prova, laddove ha ritenuto idonea prova contraria l’avere il contribuente ricevuto in donazione alcuni immobili e l’averne acquistato altri con proventi derivanti dalla vendita di terreni, considerando marginale l’autovettura, mentre è il possesso di tali beni a fondare legittimamente le presunzioni poste a base dell’accertamento.

6. In accoglimento del ricorso, la sentenza impugnata va dunque cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Calabria in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Calabria in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

 


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