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Come pagare in caso di pignoramento

15 Novembre 2019 | Autore: Davide Luciani
Come pagare in caso di pignoramento

Pagamento pignoramento: come comportarsi nel caso il tuo creditore sia l’Agenzia delle Entrate o un privato.

Le cose non ti sono andate bene ultimamente. Hai avuto diversi problemi economici e non sei riuscito ad ottemperare ad alcune scadenze. I tuoi creditori sono stati pazienti per un po’, ma alla fine hanno deciso di agire per tutelare i propri interessi. Hai così ricevuto dapprima un’ingiunzione di pagamento da parte di un ufficiale giudiziario. Dato che non sei riuscito a saldare i tuoi debiti, i creditori hanno fatto scattare il pignoramento dei tuoi beni. Ora, hai un solo obbiettivo: tirarti fuori dai guai evitando che la procedura esecutiva sia portata a termine. Detto in altro modo, vuoi capire come pagare in caso di pignoramento. Devi sapere che ci sono diversi metodi per raggiungere il tuo scopo. Tutto dipende dal tipo di situazione in cui ti trovi e da come ritieni meglio agire.

In questa guida, ti illustrerò tutte le varie procedure in modo chiaro. La prima cosa che devi sapere è che c’è molta differenza se il tuo creditore è un privato o se si tratta dell’Agenzia delle Entrate. Nel secondo caso, avrai un ventaglio più ampio di opzioni per onorare i tuoi debiti. Il secondo aspetto da analizzare è il tipo di pignoramento a cui sei soggetto. Quest’ultimo è determinato dal creditore a seconda dell’ammontare del debito. E’ possibile che si opti per l’espropriazione di un bene mobile come l’auto o alcuni oggetti di particolare valore, quali gioielli, mobili o quadri.

Nel caso in cui il debito sia particolarmente rilevante, viene avviato il sequestro immobiliare. Questo evento si verifica soprattutto nei casi di mutui o prestiti con ipoteca. Infine, vi è il pignoramento presso terzi. In tale circostanza si agisce sui crediti che il debitore vanta verso altre persone. Casi classici sono il blocco del conto corrente, della pensione o dello stipendio.

Chiariti questi punti salienti andiamo ad analizzare la questione nel dettaglio.

Come comportarsi in caso di pignoramento delle Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate agisce in modo del tutto diverso rispetto ai creditori privati. Vi sono due grandi differenze di cui è necessario tenere conto: la mancanza dell’atto di precetto e i tempi più lunghi. La procedura forzata è preceduta dalla notifica dell’avviso di intimazione in tutti i casi in cui la consegna della cartella di pagamento sia avvenuta da più di un anno. Da quel momento, si hanno a disposizione cinque giorni per ottemperare ai propri obblighi. Può anche avvenire che il pignoramento scatti decorsi sessanta giorni dall’ultima cartella esattoriale. In quest’ultimo caso è però difficile che i tempi siano brevi. Dopo il sessantesimo giorno, possono passare mesi prima che arrivi il pignoramento.

Com’è possibile pagare le cartelle esattoriali ed evitare l’esproprio forzato? Il contribuente può inviare una richiesta di rateizzazione del pagamento tramite raccomandata o presentare la domanda ad uno degli sportelli competenti sul territorio. Se la somma del debito non supera i 60.000 euro, può effettuare la procedura anche online. Vediamo di analizzare in maniera più approfondita i due casi.

Se il tuo debito non supera i 60.000 euro, con la domanda di rateizzazione non dovrai presentare altri documenti. Ti basterà dichiarare le tue difficoltà nell’onorare il pagamento. In tali circostanze, puoi procedere al saldo in settantadue rate mensili per un totale di sei anni. E’ possibile anche scegliere se le rate devono essere costanti o crescenti.

Se il debito supera i 60.000 euro bisognerà presentare, con la domanda di dilazione del debito, il modello Isee della tua situazione famigliare. Il suddetto documento è necessario per attestare la temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica. Anche in tale circostanza la rateizzazione sarà di settantadue rate e si potrà scegliere tra quote costanti o crescenti.

In base al Decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 2013, è anche possibile chiedere una dilazione straordinaria, pari a centoventi rate di importo costante, se sussistono determinati motivi. Il contribuente deve dimostrare di non poter pagare il debito secondo i criteri previsti per un piano ordinario. Questa condizione si verifica quando l’importo da corrispondere è superiore al 20% del reddito famigliare mensile. In questo caso ti basterà presentare con la domanda di rateizzazione, il modello Isee del tuo nucleo familiare.

Se stai già pagando le settantadue rate puoi anche chiedere, per una sola volta, una proroga del pagamento. Questa può essere ordinaria, fino a un massimo di ulteriori settantadue rate o straordinaria, fino a un massimo di centoventi rate. Anche in questo caso bisognerà presentare una richiesta motivata. Ad essa, andrà allegato il modello Isee. Se questo non fosse sufficiente per accogliere la tua domanda, dovrai produrre altri documenti che attestino il peggioramento delle tue finanze. Esempi classici possono essere una lettera di licenziamento o un certificato medico che certifichi l’insorgere di una malattia invalidante.

Come comportarsi se il creditore è un privato

Diverso è il caso in cui il creditore è un privato. In questo caso, se vuoi pagare il pignoramento, puoi cercare di trovare un accordo con il creditore. Solitamente, se si tenta questa strada, si hanno a disposizione tre metodi.

Il primo è un pagamento mediante saldo e stralcio. Si tratta di uno strumento che permette di chiudere un debito pagando immediatamente parte di esso. Ciò ha un duplice scopo: da una parte permette al debitore di estinguere il suo passivo con un esborso minore, dall’altra il creditore ha la certezza di rientrare immediatamente almeno di una parte di quanto gli spetta. I tempi del pignoramento, infatti, sono lunghi e comportano spese legali. Inoltre, non vi è certezza di rientrare pienamente della cifra che si desidera, né di sapere quando ciò avverrà. In alcuni casi è anche possibile che il privato conceda un saldo e stralcio dilazionato o a rate.

Il secondo metodo è quello di rateizzare quando dovuto, comprensivo degli interessi. Non vi è nessuna norma che regoli questo tipo di accordo perché si tratta di un patto tra privati. Solitamente viene redatto un contratto in cui si stabiliscono i pagamenti futuri. In questo caso, il creditore può chiedere una sospensione del pignoramento fino a che non avrà ricevuto tutto quanto gli è dovuto.

Il debitore può anche chiedere una conversione del pignoramento [1]. Di cosa si tratta? E’ un’istanza con cui si chiede di sostituire, ai beni oggetto di procedura forzata, una somma di denaro dello stesso valore di quello dovuto ai creditori e comprensiva del capitale e degli interessi. A queste vanno naturalmente aggiunte le spese di esecuzione. La domanda va depositata, con una somma pari almeno ad un quinto del debito, presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione una volta terminato il pignoramento, ma prima che venga emessa la sentenza di vendita o di assegnazione dei beni. Il giudice, ascoltate le parti in causa, avrà tempo trenta giorni, per approvare la domanda. Fatto ciò, procederà a determinare quale sia la somma destinata a sostituire i beni pignorati e a stilare un pagamento dilazionato della residua parte di debito fino ad un massimo di trentasei rate mensili. Inoltre, come già anticipato, il debitore dovrà pagare anche le spese procedurali. Non è finita qui. Infatti, il giudice revocherà il beneficio della conversione se il debitore saltasse anche una sola delle rate da lui ordinate. In quel caso, i beni sarebbero rimessi all’asta.

Come effettuare il pagamento a casa

Finora abbiamo parlato di come sia possibile trovare un accordo per pagare un debito, dilazionandolo. E’, però, anche possibile che, nel momento in cui l’ufficiale giudiziario bussi alla tua porta, tu abbia già la disponibilità della somma richiesta [2]. In questo caso, puoi dare i soldi direttamente all’ufficiale giudiziario. Tale forma di pagamento, sebbene sia prevista per qualsiasi tipo di esecuzione, concretamente può attuarsi solo per il pignoramento di beni mobili, dato che il denaro deve essere dato nelle mani dell’ufficiale giudiziario prima che venga effettuato il pignoramento. Infatti, la procedura forzata relativa alle cose mobili è diversa rispetto alle altre. Credo che, prima di immergerci nella questione del pagamento, sia bene spiegare questo passaggio.

Anzitutto, non vi è alcuna comunicazione che preceda l’arrivo dell’ufficiale giudiziario. Il pignoramento avviene direttamente, senza la notifica di un atto. Si riceve solo l’atto di precetto con l’intimazione a eseguire il pagamento delle somme entro dieci giorni. In questo documento non viene fatto cenno del tipo di procedura forzata che verrà eseguita. Inoltre, il pubblico ufficiale deve rispettare degli orari per svolgere il suo compito. Egli può passare da casa del debitore nei giorni lavorativi tra le sette del mattino mattina e le ventuno di sera. Nel caso di sua assenza, può tornare ad oltranza sino a quando si arrivi all’esecuzione del pignoramento. Trascorsi novanta giorni da quando è stato notificato il precetto, il pignoramento non potrà più avere luogo. Sarà necessario, quindi, spedire un altro atto di precetto e ridare il via al meccanismo. Solo allora si potrà ricevere l’ufficiale giudiziario.

Nel momento in cui il pubblico ufficiale si presenterà alla tua porta, dunque, potrai saldare il tuo debito. Toccherà poi al professionista consegnare quanto ricevuto al creditore. Quest’azione blocca l’esecuzione forzata ed estingue il debito. Quando il creditore avrà ricevuto quanto gli spetta, l’ufficiale giudiziario compilerà un verbale e lo depositerà immediatamente in cancelleria. Al documento bisognerà allegare le prove del versamento della somma ricevuta dal debitore.

Ora, sai esattamente come pagare un pignoramento a seconda della situazione in cui ti sei venuto a trovare. Ti consiglio di chiedere un parere anche al tuo legale in merito a tale questione che potrà guidarti meglio attraverso la burocrazia italiana. In questo modo, eviterai errori di sottovalutazione che sono sempre dietro l’angolo in queste circostanze.



Di Davide Luciani

note

[1] L. n. 12/2019.

[2] Art. 494 cod. proc. civ.


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