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Aprire un asilo in condominio: divieti e autorizzazioni

14 Novembre 2019 | Autore: Davide Luciani
Aprire un asilo in condominio: divieti e autorizzazioni

Come aprire un asilo nido in condominio: tutte le autorizzazioni necessarie per poter avviare la tua attività con riferimento anche al regolamento condominiale.

Hai deciso di aprire un asilo nido. Ti sei messo alla ricerca del locale adatto e lo hai trovato. C’è un problema, però. È all’interno di un condominio. Il proprietario ti ha detto che non ci sono problemi di sorta e che nessuno si opporrà all’apertura di un asilo. Anzi, dato che il palazzo è abitato da molte famiglie, potresti da subito avere dei clienti. I genitori, infatti, avrebbero meno problemi a lasciare i propri figli nello stesso stabile dove abitano. Tu, però, non ti fidi. Sai bene che la burocrazia italiana può metterti in ginocchio se non conosci bene le sue procedure. Decidi così di informarti meglio sulla questione. Chiedi prima un po’ in giro, ma le risposte che ricevi non ti soddisfano. Cerchi su internet «aprire un asilo nido in condominio: divieti e autorizzazioni». Speri di avere così un quadro generale della situazione. Ti dico subito che, in effetti, la questione che ti interessa è spinosa.

È vero che non esiste una legge che regoli l’argomento nello specifico, ma, nel corso degli anni, ci sono state sentenze che hanno cambiato il panorama legislativo in merito. Prima di disperarti, però, ti conviene leggere fino in fondo questa guida. Capirai meglio come muoverti per poter realizzare il tuo progetto ed eviterai di andare incontro a spiacevoli sorprese.

Si può aprire un asilo se il condomio lo vieta?

La sentenza che ha fatto più discutere in merito all’apertura di un asilo nel condominio è quella della Cassazione del 2016 [1]. Nello specifico, una cooperativa che gestiva un asilo aveva citato in giudizio un condominio perché quest’ultimo aveva vietato il prosieguo della sua attività. La causa era nata nel 2005 con il ricorso di un condomino (a cui successivamente si era unita la cooperativa sopracitata) contro il condominio che, con una delibera assembleare, aveva vietato che un appartamento di sua proprietà fosse adibito ad asilo sulla base del regolamento di condominio.

In primo grado, la richiesta veniva rigettata e si imponeva di cessare l’esercizio. Per i giudici, infatti, faceva testo il regolamento condominiale. Quest’ultimo prevedeva che non potessero avere luogo attività che eccedevano con rumori, i limiti di normale tollerabilità. Lo stesso giudizio era successivamente confermato in appello. In Cassazione, arrivava, infine, la bocciatura definitiva.

La motivazione della Suprema Corte ha fatto giurisprudenza. I giudici, infatti, hanno definito l’asilo nido «attività rumorosa» e su questa definizione hanno costruito il loro impianto. Stando alla motivazione, infatti, se il regolamento vieta l’utilizzo di appartamenti in una modalità che mina la tranquillità dell’intero fabbricato, l’attività non può essere aperta. È stato anche sentenziato che non ha importanza se è solo un singolo condomino a lamentarsi del rumore. Ciò che conta è la creazione illegittima di un’impresa contraria a quanto afferma il regolamento.

Dal giudizio della Cassazione, si evincono due cose: la prima è che l’asilo nido è considerato un luogo rumoroso che può minare la tranquillità della vita condominiale. La seconda è che, se il regolamento vieta l’utilizzo di esercizi di tale genere non c’è nulla che si possa fare. L‘asilo non può essere aperto.

Va, però, fatta una precisazione: per poter essere valida la suddetta norma regolamentare, deve essere approvata all’unanimità. Non ha alcuna importanza, invece, se il regolamento in questione sia di natura assembleare o contrattuale.

Cosa succede se nel regolamento non esiste nessun divieto

Diverso è il caso in cui il regolamento condominiale non vieti l’apertura degli esercizi rumorosi. In quel caso, permane semplicemente il divieto di non arrecare danno alla tranquillità degli altri condomini. Siamo, quindi, nel campo della normale tollerabilità. Bisogna attenersi a quanto affermato dal Codice civile. Qui, viene chiaramente detto che è impossibile quantificare tale soglia. Parlando di normale tollerabilità, dunque, si descrive quel limite acustico che, pur comportando un parziale disturbo del godimento della proprietà, è tuttavia ritenuto accettabile per chi la subisce. Per stabilire se un’attività viola tale regola o meno, sono necessarie la perizia di un consulente nominato dal giudice e l’insieme delle testimonianze dei vicini.

Quanto detto porta ad un’ulteriore conclusione: non basta che il regolamento condominiale non vieti l’apertura di un asilo. Ci sono altre norme, che potremmo definire del quieto vivere, che possono negare l’autorizzazione di attività di questo tipo.

Come proteggere i condomini dal rumore

Come si possono evitare i problemi legati al rumore? L’unica soluzione sembra essere quella di dotare l’appartamento di strutture di isolamento acustico. Si potrebbe, ad esempio, realizzare una controparete o un controsoffitto a secco, con lastre continue e del materiale isolante nell’intercapedine. Parliamo di quei metodi di costruzione che non implicano l’utilizzo di materiali di assemblaggio che necessitano di consolidarsi dopo la posa. Il materiale usato viene tenuto insieme attraverso viti o bulloni. Con tale struttura, si ridurrebbero i rumori verso l’esterno poiché diminuirebbero le vibrazioni di aria. In ogni caso, se hai intenzione di utilizzare un sistema di questo tipo per il tuo asilo, ti consiglio di contattare una ditta specializzata.

Cosa serve per aprire un asilo nido

Abbiamo visto quali sono i divieti che impediscono l’apertura di un asilo. Vediamo ora di quali permessi necessiti per mettere in piedi la tua attività.

A livello personale, hai bisogno di una qualifica. Devi, cioè, essere in possesso di un diploma conseguito presso un Liceo Pedagogico o un Istituto Magistrale. In alternativa ti serve una laurea in Scienze dell’Educazione o Scienze della formazione primaria. In seconda battuta devi essere in possesso di una partita Iva e aprire una posizione presso l’Inps. Per queste due questioni è meglio che tu ti rivolga ad un commercialista.

Infine, hai necessità di un’autorizzazione comunale che devi ottenere presso lo Sportello per le Attività Produttive. Una volta che saranno verificati gli standard del tuo immobile e gli altri requisiti ti verrà dato il via libera per aprire l’asilo. Ti ricordo che l’autorizzazione va rinnovata ogni tre anni. Ma cosa chiede di specifico il Comune? Ognuno, ha una specifica tabella relativa a questo genere di strutture. È, quindi, necessario che ti informi prima di tutto presso lo sportello per le attività produttive del tuo Comune.

Per quel che riguarda la struttura che dovrà ospitare l’asilo, questa deve avere determinati standard [2]. Deve essere dotata di spazi interni che possano essere fruiti dai bambini in maniera autonoma e che garantiscano un facile collegamento con l’area esterna. In linea generale, la struttura deve essere formata da un ingresso strutturato in modo da garantire un filtro termico per l’accoglienza, ambienti di gioco, un bagno munito di fasciatoio per il cambio dei bambini e una cucina lontana dall’area giochi. Infine, è necessario dotare il locale di spazi messi a disposizione degli adulti e relativi servizi igienici. A questa va aggiunto una zona riposo per i bimbi con dei lettini. Questa può trovarsi anche all’interno dell’area gioco, ma è preferibile che sia separata.

Veniamo ora alle dimensioni della struttura. Gli spazi destinati a ingresso e ambienti per il gioco devono avere complessivamente una superficie minima di 5 metri quadrati a bambino. I bagni, invece, devono misurare almeno 8 metri quadri con tre wc. Se la struttura contiene meno di dieci bambini, sono sufficienti 5 metri quadri con due wc. In ogni caso, i servizi igienici devono avere un lavandino a canale, un fasciatoio e una vaschetta per il lavaggio dei bambini.

Come aprire un asilo nido in casa

È anche possibile aprire un asilo dentro la propria casa. Questa attività prende il nome di micronido o nido famiglia. In questo caso, fermo restando le normative condominiali e regionali di cui abbiamo già parlato, occorrerà seguire altre regole. Non sarà necessario avere un titolo di studio specifico, ma occorrerà frequentare un corso di studi di 250 ore a cui far seguire un tirocinio. Inoltre, in una casa non è possibile ospitare più di sei bambini. Anche in questo caso, ci sarà necessità di aprire una partita Iva e una posizione presso l’Inps.

Per quel che riguarda l’abitazione, dovrà avere determinati standard. Ciò significa che andrà ristrutturata per venire incontro alle esigenze legislative. A tal proposito, ti consiglio di consultare il sito della tua Regione dove potresti trovare speciali bandi, sovvenzionati da fondi europei, per la ristrutturazione e la riorganizzazione degli spazi di un immobile da adibire a nido in casa.

C’è da dire che la legge non prevede restrizioni di alcun tipo per quel che riguarda la titolarità dell’abitazione. Ciò significa che puoi aprire un asilo anche se sei in affitto, previo accordo con il proprietario dell’appartamento. Come anticipato, infatti, l’appartamento dovrà essere ripensato in funzione dei bambini. Anche in questo caso mobili, tavoli e mensole dovranno essere dotati di paraspigoli. Inoltre, le pareti che ospiteranno l’area giochi devono essere dotate di pannelli che attutiscano eventuali urti. La cucina, infine, deve essere posta lontana dall’area giochi per evitare che i bambini vi si avvicinino e possano farsi male. È inoltre necessario che i bimbi abbiano a disposizione almeno 4 metri quadrati in locali lontani dai tradizionali spazi abitativi.

Per quanto riguarda il bagno e la cucina possono anche essere gli stessi utilizzati dai proprietari nella loro attività quotidiana. L’importante è che siano dotati di attrezzature idonee e adatte alle dimensioni dei piccoli, oltre ad essere realizzate in materiali sicuri. Infine, è consigliabile, ma non necessario, che la zona riposo sia situata in un’altra stanza rispetto a quella gioco, per consentire a chi desidera riposare, di non essere disturbato dalla presenza degli altri bimbi.

Ora, sai tutto ciò che ti serve per aprire un asilo in un condominio. Non ti resta che rimboccarti le maniche.



Di Davide Luciani

note

[1] Cass., sent. n. 24958/2016.

[2] DPR n. 47/R/2013.


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