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L’assegno di mantenimento al coniuge è detraibile o deducibile?

14 Novembre 2019 | Autore: Carla Ferriero
L’assegno di mantenimento al coniuge è detraibile o deducibile?

L’assegno di mantenimento corrisposto periodicamente al coniuge separato, rappresenta, per chi lo eroga, un onere detraibile o un onere deducibile dal reddito complessivo? Per il percepiente invece, l’assegno di mantenimento costituisce un reddito da dichiarare?

Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, dell’apporto personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione della famiglia ed al reddito di entrambi, laddove ne ricorrano i presupposti, può stabilire l’obbligo per un coniuge, di somministrare periodicamente a favore dell’altro, un assegno, quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive. Da un punto di vista fiscale, come viene considerato l’assegno periodico corrisposto al coniuge? In caso di una quota relativa anche al mantenimento dei figli, il trattamento fiscale dell’assegno, è equiparato a quello corrisposto al coniuge?

L’assegno di mantenimento corrisposto al coniuge

Sotto il profilo fiscale, l’assegno di mantenimento del coniuge dovuto a seguito di cessazione del matrimonio si configura come un onere deducibile per il soggetto che lo eroga. In particolare, la materia fiscale considera deducibili dal reddito complessivo gli assegni periodici corrisposti al coniuge nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria in conseguenza di:

  • separazione legale ed effettiva;
  • scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.

L’assegno è deducibile anche nell’ipotesi in cui il coniuge al quale è erogato, risulta residente all’estero, purché non sussista una diversa normativa in base alle convenzioni bilaterali con paesi esteri contro le doppie imposizioni.

Sono esclusi gli assegni percepiti per il mantenimento dei figli che non vanno né dichiarati dal soggetto che li percepisce, né dedotti dal coniuge che li versa. Qualora la somma corrisposta al coniuge, sia comprensiva anche della quota relativa al mantenimento dei figli, salva diversa indicazione, si considera destinata al mantenimento di questi ultimi, il 50 per cento della somma, indipendentemente dal numero dei figli. La quota parte destinata al mantenimento dei figli non è deducibile dal coniuge che la corrisponde.

Somme non deducibili

L’assegno di mantenimento è deducibile nella misura disposta dal giudice, gli eventuali accordi intervenuti successivamente tra i coniugi che comportano modifiche della somma stabilità dall’autorità giudiziaria non rilevano ai fini della deducibilità. Va altresì precisato che non sono deducibili le somme corrisposte al coniuge separato in unica soluzione: il cosiddetto “assegno versato una tantum“. L’assegno corrisposto in unica soluzione non è deducibile neppure nell’ipotesi in cui il versamento risulti frazionato in un numero definito di rate.

Le maggiori somme corrisposte al coniuge a titolo di adeguamento Istat sono deducibili solo nel caso in cui la sentenza del giudice preveda espressamente un criterio di adeguamento automatico dell’assegno dovuto all’altro coniuge.

Sono altresì deducibili le somme corrisposte in sostituzione dell’assegno di mantenimento per il pagamento delle rate di mutuo intestato all’ex coniuge, nel caso in cui dalla sentenza di separazione risulti che l’altro coniuge non abbia rinunciato all’assegno di mantenimento. Nel caso in cui, l’altro coniuge abbia comunque rinunciato all’assegno di mantenimento, le somme corrisposte a titolo di quota di mutuo versata in sostituzione dell’assegno di mantenimento, non sono deducibili.

Contributo casa

E’ ammessa la deducibilità del cosiddetto “contributo casa” ovvero, delle somme corrisposte per il pagamento del canone di locazione e delle spese condominiali dell’alloggio del coniuge separato qualora siano disposti dal giudice, quantificabili e corrisposti periodicamente all’ex-coniuge. Con riferimento alla quantificazione del contributo casa, in assenza di una statuizione diretta da parte del tribunale, lo stesso può essere determinato per “relationem”, come ad esempio nel caso in cui il provvedimento preveda l’obbligo di pagamento dell’importo relativo al canone di locazione o delle spese condominiali relative all’immobile a disposizione dell’ex coniuge.

In tal caso, la documentazione attestante il sostenimento dell’onere potrà essere costituita, oltre che dal provvedimento dell’autorità giudiziaria, anche dal contratto d’affitto o dalla documentazione da cui risulta l’importo delle spese condominiali, nonché dalla documentazione comprovante l’avvenuto versamento. Se dette somme riguardano l’immobile a disposizione della moglie e dei figli, la deducibilità è limitata alla metà delle spese sostenute.

Limiti di deducibilità

Non esiste un limite massimo di deducibilità, gli assegni e le somme sono deducibili fino a concorrenza del reddito complessivo del soggetto erogante.

Documentazione necessaria

Al fine di certificare l’erogazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge ed usufruire della deduzione dal reddito, è necessario presentare la sentenza di separazione o di divorzio, unitamente alle certificazioni relative all’erogazione mensile degli importi ad esempio: bonifici bancari o ricevute rilasciate dal soggetto che ha erogato le somme.

Nel caso in cui l’assegno sia corrisposto mediante il pagamento dei canoni di locazione e delle spese condominiali dell’alloggio dell’ex coniuge, la documentazione attestante la spesa, può essere costituita, oltre che dal provvedimento del tribunale anche:

  • dal contratto di affitto;
  • dalla documentazione da cui risulta l’importo delle spese condominiali;
  • dalla documentazione comprovante l’avvenuto versamento.

Obblighi del coniuge che percepisce l’assegno di mantenimento

In capo al coniuge che percepisce l’assegno si genera, invece, un reddito imponibile assimilato a quello di lavoro dipendente. Pertanto, questi ha l’obbligo di riportare in dichiarazione dei redditi tali somme ed assoggettarle all’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef).

Il coniuge percepiente è esonerato dalla presentazione della dichiarazione dei redditi se possiede come unico reddito l’assegno percepito, oppure possiede quest’ultimo ed altri redditi il cui importo complessivo non sia superiore ad euro 7.750,00. Il reddito complessivo deve essere calcolato escludendo il reddito derivante dall’abitazione principale e le relative pertinenze.

Se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi derivanti dagli assegni periodici corrisposti al coniuge, in riferimento a quest’ultimi, è prevista una detrazione dall’imposta lorda in misura pari a quella stabilita per i redditi da pensione non rapportate ad alcun periodo nell’anno.

Assegno di mantenimento corrisposto dal datore di lavoro

Gli assegni periodici corrisposti al coniuge tramite il datore di lavoro mediante trattenuta sui redditi di lavoro dipendente o assimilati erogati, non devono essere indicati tra gli oneri deducibili nella dichiarazione dei redditi del soggetto obbligato al relativo versamento.

L’inserimento nel modello Redditi PF e nel modello 730

Il coniuge che percepisce l’assegno periodico deve dichiararlo nel quadro C della dichiarazione dei redditi, tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente per i quali la detrazione d’imposta non è rapportata al periodo di lavoro.

Il coniuge che eroga l’assegno, invece, per ottenere il beneficio fiscale deve indicare le somme corrisposte al coniuge a titolo di mantenimento, nel quadro RP del modello Redditi PF, sezione II rigo RP 22 oppure nel quadro E22 se presenta il modello 730.

Venendo alla compilazione del rigo RP 22 o del rigo E22, gli  stessi vanno compilati indicando:

  • in colonna 1: il codice fiscale del coniuge al quale sono stati corrisposti gli assegni periodici;
  • nella colonna 2: l’importo degli assegni periodici compresi gli importi stabiliti a titolo di spese per il canone di locazione e spese condominiali, disposti dal giudice (cosiddetto “contributo casa”) e corrisposti al coniuge, anche se residente all’estero, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, o di scioglimento o annullamento di matrimonio, o cessazione degli effetti civili del matrimonio, stabiliti da un provvedimento dell’Autorità giudiziaria;
  • se nel campo 1 non viene indicato il codice fiscale del coniuge che percepisce l’assegno, non si potrà beneficiare della detrazione fiscale.

Esempio di compilazione dei righi RP22 ed E22

Esempio n. 1

Il sig.Bianchi legalmente ed effettivamente separato da febbraio 2018, a partire dal mese successivo, marzo 2018, versa mensilmente all’ex moglie l’importo di euro 300,00 a titolo di assegno di mantenimento.

Ai righi Rp 22 del modello redditi PF o E 22del modello 730 il sig. Bianchi deve indicare:

  • nel campo 1: il codice fiscale dell’ex coniuge;
  • nel campo 2: l’importo di euro 1.800,00.

L’assegno è stato corrisposto per sei mesi.

Calcolo: 300,00 x 6 mesi = 1.800,00

Esempio n. 2

Il sig. Verdi legalmente ed effettivamente separato da marzo 2018, a partire dal mese successivo, aprile 2018 versa mensilmente all’ex moglie l’importo di euro 690,00 a titolo di assegno di mantenimento per lei e per il figlio.

Ai righi Rp 22 del modello redditi PF o E 22 del modello 730 il sig. Verdi deve indicare:

  • nel campo 1 il codice fiscale dell’ex coniuge;
  • nel campo 2: l’importo di euro 2.070,00.

L’assegno è stato corrisposto per sei mesi, inoltre l’assegno di mantenimento è diretto senza distinzione, sia al mantenimento dei figli che della moglien pertanto, si qualifica come onere deducibile al 50% dell’importo totale.

Calcolo: 690,00 x 6 mesi = 4.140,00 x 50/100= 2.70,00

Esempio n. 3 

Il sig. Verdi legalmente ed effettivamente separato da marzo 2018, a partire dal mese successivo, aprile 2018 versa mensilmente all’ex moglie l’importo di euro 690,00 a titolo di assegno di mantenimento per i soli figli.

In questo caso, l’assegno  è diretto esclusivamente al mantenimento dei figli e non anche del coniuge pertanto, il soggetto erogante non potrà usufruire della detrazione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.

Mantenimento una tantum: si può detrarre dalle tasse?

È deducibile dal reddito ai fini Irpef il solo assegno periodico corrisposto al coniuge in conseguenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella misura in cui risulta da un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Non lo è invece l’assegno una tantum pagato in una sola soluzione. È quanto chiarito dalla Cassazione più volte (tra cui sent. n. 29178/19; depositata il 12 novembre).

Premettendo che non è in contestazione la qualificazione dell’assegno in questione come assegno assistenziale o alimentare deducibile per legge, qualificazione che risulta dunque definitiva, la Corte richiama il consolidato orientamento secondo cui, in tema di oneri deducibili ai fini Irpef, la legge limita la deducibilità al solo assegno periodico al coniuge in conseguenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella misura in cui risulta da un provvedimento dell’autorità giudiziaria. È stato poi precisato che in tema di Irpef e Ilor,  la normativa esclude la deducibilità dal reddito dell’assegno corrisposto in un’unica soluzione all’ex coniuge. La legittimità di tale scelta legislativa è stata avvallata anche dalla Corte Costituzionale che ha fatto leva non solo sulla natura agevolativa della norma che ne esclude l’estensione, ma anche sul fatto che l’assegno periodico e l’assegno una tantum costituiscono forme di adempimento dell’obbligo a carico del divorziato differenti per natura giuridica, struttura e finalità.



Di Carla Ferriero

Corte di Cassazione, sez. Tributaria Civile, sentenza 17 settembre – 12 novembre 2019, n. 29178

Presidente Cirillo – Relatore Cataldi

Fatti di causa

1. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso, affidato a due motivi, per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia n. 77/34/11, depositata il 18 luglio 2011, che ha rigettato il suo appello avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Milano, che aveva accolto il ricorso di B.V.G. contro l’avviso con il quale l’Ufficio aveva accertato, ai fini Irpef, per l’anno d’imposta 2001, il maggior reddito imponibile derivante dal recupero a tassazione dell’onere relativo al versamento, una tantum, effettuato dal contribuente alla moglie, di Euro 67.000,00, in ottemperanza ad atto di transazione stipulato tra le parti nel corso della loro causa di separazione giudiziale tra coniugi.

L’Agenzia, infatti, assumeva l’indeducibilità, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, ex art. 10, comma 1, lett. c), del predetto componente positivo dal reddito imponibile del contribuente erogante, per difetto del carattere della periodicità dell’attribuzione patrimoniale, oltre che per la mancata previsione del relativo titolo in un provvedimento dell’autorità giudiziaria.

2. Il contribuente si è costituito con controricorso.

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo, l’Ufficio ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omessa motivazione circa il fatto controverso e decisivo, individuato nell’affermata sussistenza di un giudicato interno relativo alla qualificazione dell’assegno in questione come assistenziale ed alimentare, che non sarebbe stata contestata dall’Agenzia nel giudizio di merito.

2. Con il secondo motivo, l’Ufficio ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione sia dell’art. 2909 c.c., per avere il giudice a quo erroneamente affermato la sussistenza di un giudicato interno relativo alla qualificazione dell’assegno in questione come assistenziale ed alimentare, che non sarebbe stata contestata dall’Agenzia nel giudizio di merito; sia del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 10, comma 1, lett. c), per avere la CTR erroneamente ritenuto che l’assegno in questione, non erogato periodicamente, ma pagato una tantum, fosse comunque deducibile ai sensi di tale disposizione, la quale prevede che: ” 1. Dal reddito complessivo si deducono, se non sono deducibili nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formarlo, i seguenti oneri sostenuti dal contribuente: (…) c) gli assegni periodici corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria;”.

3. I due motivi, per la loro parziale coincidenza di contenuti, e comunque per la loro stretta connessione, vanno trattati congiuntamente e, essendo fondati, vanno accolti.

3.1. Deve infatti escludersi che la qualificazione dell’assegno in questione “come assegno “assistenziale” o “alimentare” deducibile ex art. 10 ridetto” non sia stata contestata dall’Agenzia e sia quindi “divenuta definitiva”, così come invece affermato nella motivazione della sentenza impugnata (alla pag. 4), come unico motivo di rigetto dell’appello erariale.

Infatti, la contestazione sul punto dell’Ufficio, nei giudizi di merito, emerge dalla stessa sentenza impugnata (pag. 2, par. 2, primo e secondo capoverso), oltre che dalle relative porzioni delle controdeduzioni dell’Agenzia di fronte alla CTP e dell’appello erariale, trascritte dalla ricorrente nell’atto introduttivo di questo giudizio, senza contestazioni della controparte circa la corrispondenza delle citazioni al contenuto delle difese dalle quali sono tratte.

3.2. Deve poi darsi atto che è pacifico, per averlo più volte affermato espressamente il contribuente nel controricorso (ad. es. a pag. 4 dell’atto) che l’assegno de quo è stato corrisposto una tantum, “a titolo di liquidazione e capitalizzazione dell’assegno di mantenimento” dal medesimo controricorrente alla moglie, a seguito di un accordo raggiunto tra i coniugi nell’ambito della causa di separazione giudiziale.

Tanto premesso, questa Corte ha già chiarito che in tema di oneri deducibili dal reddito delle persone fisiche, il D.P.R. n. 597 del 1973, art. 10, comma 1, lett. g), (al pari del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 10, comma 1, lett. c)) limita la deducibilità, ai fini dell’applicazione dell’IRPEF, solo all’assegno periodico – e non anche a quello corrisposto in unica soluzione – al coniuge, in conseguenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella misura in cui risulta da provvedimento dell’autorità giudiziaria. Tale differente trattamento – come affermato dalla Corte costituzionale nella ordinanza n. 383 del 2001 – è riconducibile alla discrezionalità legislativa la quale, riguardando due forme di adempimento tra loro diverse, una soggetta alle variazioni temporali e alla successione delle leggi, l’altra capace di definire ogni rapporto senza ulteriori vincoli per il debitore, non risulta nè irragionevole, nè in contrasto con il principio di capacità contributiva (Cass., 22/11/2002, n. 16462. Nello stesso senso Cass., 06/11/2006, n. 23659; Corte Cost., 29/3/2007,n. 113). Ed è stato, successivamente, ulteriormente precisato che, in tema d’IRPEF ed ILOR, il D.P.R. n. 597 del 1973, art. 10, (oggi confluito nel D.P.R. n. 917 del 1986, art. 10) non consente la deducibilità dal reddito dell’assegno corrisposto in un’unica soluzione, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 8, all’ex coniuge, come affermato dalla Corte Cost. nelle ordinanze n. 383 del 2001 e n. 113 del 2007, non solo perché si tratta di norma agevolativa, non suscettibile di estensione, ma anche perché l’assegno periodico e l’attribuzione “una tantum” (pure se rateizzata) costituiscono forme di adempimento dell’obbligo a carico del divorziato differenti per natura giuridica, struttura e finalità (Cass., 30/05/2016, n. 11183. Cfr. altresì, riguardo all’ontologica diversità funzionale dell’assegno divorzile corrisposto in unica soluzione, ai fini della del riconoscimento della pensione di reversibilità in favore del coniuge nei cui confronti è stato dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, Cass., S.U., 24/09/2018, n. 22434).

3.3. La decisione impugnata va quindi cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, si può provvedere anche nel merito, rigettando il ricorso introduttivo del contribuente.

4. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso;

cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente;

condanna il controricorrente al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.900,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.

 


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