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Escort: prendono il reddito di cittadinanza?

22 Ottobre 2019 | Autore:
Escort: prendono il reddito di cittadinanza?

Esercizio della prostituzione: c’è diritto al reddito di cittadinanza? Una escort può aprire partita iva? Patto di lavoro: come dovrebbe funzionare?

Uno dei cavalli di battaglia del breve Governo gialloverde è stato senza ombra di dubbio il reddito di cittadinanza, cioè quel sussidio economico destinate alle famiglie il cui reddito è al di sotto della soglia di povertà. Nelle intenzioni governative, il reddito di cittadinanza avrebbe dovuto rappresentare un sostegno solamente momentaneo alle persone più in difficoltà le quali, beneficiando del contributo, avrebbero anche accettato di essere avviate verso il mondo del lavoro tramite i centri per l’impiego.

Ti sei mai chiesto se davvero tutti coloro che guadagnano poco hanno diritto a questa misura? Ti sei mai domandato se, ad esempio, le escort prendono il reddito di cittadinanza? La risposta a questa domanda (la quale, di primo acchito, può sembrare banale) passa necessariamente per l’analisi di altre questioni, tipo: quali sono i requisiti per accedere al reddito di cittadinanza? Un’accompagnatrice può aprire una partita iva? Se ritieni che questi argomenti ti possano interessare, allora prosegui nella lettura: vedremo insieme se le escort possono prendere il reddito di cittadinanza.

Requisiti per reddito cittadinanza

Vediamo, innanzitutto, quali requisiti bisogna avere per poter beneficiare del reddito di cittadinanza:

  • essere cittadino italiano o europeo o lungo soggiornante e risiedere in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due in via continuativa;
  • avere un Isee (Indicatore di Situazione Economica Equivalente) aggiornato inferiore a 9.360 euro annui;
  • possedere un patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa di abitazione, non superiore a trentamila euro;
  • avere un patrimonio finanziario non superiore a seimila euro che può essere incrementato in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare e delle eventuali disabilità presenti nello stesso;
  • avere un reddito familiare inferiore a seimila euro annui moltiplicato per la scala di equivalenza. La soglia del reddito è elevata a 9.360 euro nei casi in cui il nucleo familiare risieda in una abitazione in affitto.

Patto di lavoro: cos’è?

Colui che fa richiesta del reddito di cittadinanza si impegna con lo Stato a seguire dei corsi formativi che lo aiuteranno a inserirsi nel mondo del lavoro: si tratta del cosiddetto patto di lavoro o patto per l’inclusione sociale.

Per ricevere il reddito di cittadinanza dunque, è necessario garantire l’immediata disponibilità al lavoro, l’adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che può prevedere attività di servizio alla comunità, per la riqualificazione professionale o il completamento degli studi nonché altri impegni finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro e all’inclusione sociale. Al rispetto di queste condizioni sono tenuti tutti i componenti del nucleo familiare maggiorenni, non occupati e che non frequentano un regolare corso di studi.

V’è purtroppo da dire che, a oggi, i beneficiari del reddito di cittadinanza convocati in tutta Italia per essere (ri)collocati nel mercato occupazionale sono poco più di duecentomila, a fronte di oltre settecentomila soggetti coinvolti, mentre i patti per il lavoro sottoscritti ammontano a meno di cinquantamila.

Escort e prostitute hanno diritto al reddito di cittadinanza?

Veniamo ora all’argomento principale di questo articolo: le escort possono beneficiare del reddito di cittadinanza? Ebbene, se dovessero ricorrere le condizioni previste nel primo paragrafo, nulla impedirebbe di poterne fare regolare richiesta.

Il problema, però, è che la maggior parte (per non dire la totalità) delle escort in Italia lavora in nero. Cosa comporta ciò? Questa situazione implica che, se da un lato quasi tutte le accompagnatrici e le persone che esercitano la prostituzione risultano senza reddito, possedendo così uno dei principali requisiti per poter chiedere il sussidio statale, dall’altro chi beneficia del reddito di cittadinanza e, allo stesso tempo, ottiene dei guadagni non dichiarati, rischia di incorrere non soltanto nella revoca del reddito con restituzione di quanto già percepito, ma anche nel reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche (reclusione da due a sette anni) [1].

Reddito cittadinanza: la prostituzione diventa reato?

In buona sostanza, la escort che non dichiara i suoi guadagni può chiedere e ottenere il reddito di cittadinanza, esponendosi però al concreto rischio di commettere un reato ai danni dello Stato.

Si verrebbe così a creare una situazione paradossale in quanto, se l’esercizio della prostituzione, in Italia, non costituisce reato, i guadagni che da essa ne derivano farebbero incorrere nel delitto di truffa per via dell’indebita percezione del reddito di cittadinanza.

Escort: possono aprire partita Iva?

Mettiamo il caso che una escort volesse regolarizzare la propria posizione, pagare le tasse e, ricorrendone i presupposti (Isee non superiore a 9.360 euro, nessun bene immobile, ecc.), chiedere il reddito di cittadinanza. Potrebbe fare tutto ciò?

Certo che sì: come ha stabilito una delle tante pronunce in merito della Corte di Cassazione [2], il reddito da assoggettare a tassazione può costituire indifferentemente il provento di fatti, atti o attività qualificabili come illecito civile, penale o amministrativo.

Ne consegue che il reddito tratto dall’esercizio dell’attività di prostituzione (tale natura va riconosciuta a quello derivante da donativi e regali relativi a rapporti di natura “affettuosa”) va assoggettato all’imposta diretta.

Dunque, se un’accompagnatrice volesse mettersi in regola col fisco italiano, non solo scongiurerebbe il rischio di evasione fiscale, ma potrebbe anche beneficiare del reddito di cittadinanza senza il timore di poter incorrere in gravi sanzioni.

Il patto di lavoro per escort

Infine, un’ultima precisazione che potrebbe apparire superflua ma che, in fondo, non lo è così tanto. Abbiamo detto che colui che ottiene il reddito di cittadinanza assume contestualmente l’impegno con lo Stato a seguire un percorso di formazione lavorativa per l’inserimento sociale.

Ora, a prescindere dalla riuscita o meno di questa iniziativa governativa, se una escort decidesse di beneficiare del reddito di cittadinanza e di aderire a un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo, i centri dell’impiego non potrebbero sicuramente aiutarla a inserirsi nel mondo lavorativo come accompagnatrice: in Italia, infatti, la prostituzione non è reato solamente quando esercitata senza costrizioni, come una propria libera scelta. Se qualcuno aiutasse un’altra persona a prostituirsi, incorrerebbe nel grave reato di favoreggiamento della prostituzione.

Se vuoi sapere perché la prostituzione non è reato, ti consiglio di leggere l’articolo dedicato a questo tema.

Prostituzione e reddito di cittadinanza: paradossi

Prostituzione e reddito di cittadinanza, dunque, sono destinati a convivere in maniera molto difficoltosa, dando vita a non pochi paradossi:

  • innanzitutto, sebbene la Corte di Cassazione insista nel ritenere che ogni provento, anche quello frutto di prostituzione, vada tassato, la legge non pare aver ancora individuato in quale attività debba inquadrarsi quella svolta dalla escort che intende aprire partita Iva per non evadere il Fisco;
  • se una prostituta ottenesse il reddito di cittadinanza continuando a lavorare in nero, rischierebbe di perdere il beneficio e di incorrere nel reato di truffa aggravata;
  • ipotizzando che una escort possa ottenere in maniera trasparente il reddito di cittadinanza, dovrebbe comunque abbandonare il proprio lavoro di accompagnatrice, visto che il patto di lavoro che sottoscriverebbe la porterebbe a trovare un impiego diverso.

Reddito di cittadinanza e criminalità

Una considerazione finale che prescinde dal tema delle escort. Il reddito di cittadinanza è sicuramente un ottimo strumento di contrasto alla povertà, ma il rischio di attribuirlo anche a chi non è meritevole è molto alto. Un esempio su tutti: è recentissima la notizia (fonte AdnKronos) secondo cui nel salernitano la Guardia di Finanza ha arrestato diversi contrabbandieri di sigarette, molti dei quali risultavano beneficiari del reddito di cittadinanza. E questo è solamente uno dei tanti casi.

È evidente, dunque, che se i successivi governi volessero prorogare la validità del reddito di cittadinanza, questo andrebbe rimeditato nel senso di concederlo solamente a coloro che effettivamente ne hanno bisogno e che non posseggono entrate non dichiarate, soprattutto se sono il provento di delitti.


note

[1] Art. 640-bis cod. pen.

[2] Cass., sez. tributaria, sentenza n. 10578 del 13 maggio 2011.

Autore immagine: Canva.com


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1 Commento

  1. Nessun paradosso in merito, visto che chi svolge un’attività non espressamente riconosciuta, deve utilizzare un Codice ATECO per quelle non classificabili altrove, come il 30% circa delle Partite IVA in Italia. Quello più adatto alla prostituzione sarebbe il 96.09.09 “Altre attività di servizio per la persona non classificabili altrove”.

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