| Articoli

Diritti dei praticanti avvocati: per la dignità e la legalità del ruolo svolto in studio


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 giugno 2013



La petizione per sostenere i diritti dei praticanti avvocati: spesso utilizzati “per reperire manodopera per gli studi legali”; spesso non retribuiti o non rimborsati. La lettera accorata di Riccardo Minelli.

Riccardo Minelli, nostro lettore e praticante legale, ci ha inviato questo testo che vogliamo pubblicare e diffondere anche noi, per dare una voce a tutti i praticanti legali che sentono minimizzato il ruolo che svolgono presso lo studio legale del dominus.

Il tirocinio forense è nel nostro sistema legislativo un istituto volto ad addestrare il praticante avvocato al fine di fargli conseguire le capacità necessarie per l’esercizio della professione e per la gestione dello studio legale.

La nuova L. n. 247/2012 non ha inciso sulla soluzione di un problema che è sotteso al medesimo: la speculazione sull’uso dello strumento.

Il discorso non è applicabile a tutti, ma esiste una parte di avvocati che sfruttano le “maglie larghe” della normativa nazionale per reperire manodopera per i propri studi legali a costo zero.

Nei casi in cui questo accade, il praticante inizia la sua formazione professionale applicandosi per comprendere come viva il diritto nella pratica e gli adempimenti che la giustizia richiede, divenendo, nel giro di alcuni mesi, parte integrante dello studio legale nel quale è inserito, coadiuvando le attività o gestendole in proprio e sotto il controllo, spesso sporadico, del dominus.

A tale apporto non segue, però, alcun riconoscimento. Anzi, mediante lo sfruttamento della suddette “maglie legislative”, si è prodotta la prassi di ritenere il praticante, uno “studente della professione” grato al suo dominus perché lo forma presso lo studio.

Se sostiene spese personali per svolgere la pratica e se produce un guadagno al suo mentore, questo non è di interesse alcuno del dominus.

In realtà, tale prassi è incostituzionale ed illegale. Infatti, si lede la dignità umana quando non si riconosce alla persona il suo valore intrinseco quale risorsa che produce risultati e si viola l’art. 41, comma 11. L. 247/2012 quando al praticante non vengono rimborsate le spese che sostiene per svolgere la pratica.

È contrario alla deontologia forense (artt. 25 e 26, cpv. 1), altresì, il non riconoscere un compenso proporzionale all’apporto professionale ricevuto, come praticante o come collaboratore (conclusi i 18 mesi di pratica).

Da ciò parte la petizione online “Per i diritti dei praticanti avvocati: un compenso è dignità e libertà”, presente al seguente link http://www.change.org/it/petizioni/per-i-diritti-dei-praticanti-avvocati-un-compenso-%C3%A8-dignit%C3%A0-e-legalit%C3%A0, volta a raccogliere firme per l’applicazione delle norme in materia in modo diffuso, avanzando anche alcune riforme di garanzia.

Dall’unione può crearsi la forza per abbattere il muro del silenzio.

Un sostegno da parte di praticanti, avvocati, cittadini, per dare ai giovani praticanti i diritti che gli spettano.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. vogliamo parlare di questa pagliacciata che è l’esame di stato????? Una Barbarie che si celebra annualmente a danno dei Praticanti che continuano a vivere in una situazione di disagio e incertezza!!!!! Ma nessuno fa nulla per cambiare!!!

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI