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Un ex convivente può fare causa per mobili e arredi?

22 Ottobre 2019
Un ex convivente può fare causa per mobili e arredi?

Regime di restituzione delle spese, prestiti e soldi spesi per casa e ristrutturazione quando la coppia di partner, dopo la convivenza, si separa.

Alla fine di una convivenza si pone spesso il problema di regolare i rapporti patrimoniali tra i due ex partner. Poiché non si applicano le norme relative alla separazione e al divorzio delle coppie sposate, tutto è disciplinato dalle disposizioni del diritto civile comune. 

Quando si inizia una relazione sotto lo stesso tetto, il clima tra le parti è improntato alla fiducia e alla collaborazione: è difficile perciò che i due, in un’ottica di reciproco sostegno, mettano accordi per iscritto. Ma proprio una scrittura privata potrebbe evitare i conflitti tipici delle coppie che “scoppiano”; essa infatti regolerà le restituzioni e i rimborsi da effettuare in caso di separazione. Il punto è che bisogna pensarci prima dell’inizio della lite ed è proprio quello l’ostacolo ideologico che incontrano le coppie che si amano.

I problemi si pongono dunque laddove le parti non dovessero aver concordato in anticipo la sorte dei mobili, dei prestiti, delle spese sostenute per l’interesse comune e dei soldi versati da uno dei due per le ristrutturazioni di casa di proprietà dell’altro: come bisogna agire in questi casi? Un ex convivente può far causa per mobili e arredo? 

La questione merita di essere trattata in un’apposita guida, in modo che si sappia in anticipo quali sono i diritti e i doveri dei due partner all’atto di un’eventuale separazione. 

Convivenza finita e restituzione mobili e arredo

Poiché tra i conviventi non si instaura la comunione legale dei beni tipica delle coppie sposate, gli acquisti effettuati dai conviventi restano di proprietà di chi ha sborsato i soldi per l’acquisto, anche se destinati all’interesse comune. Il che significa che il divano resterà di proprietà di chi l’ha pagato, e così anche la televisione, la cucina e tutto l’arredo. In assenza di una volontà a rilasciare l’arredo da parte del proprietario dell’immobile, il titolare potrà avviare una causa per la restituzione dello stesso o per il pagamento del denaro speso per l’acquisto a titolo di risarcimento. 

Naturalmente, spetta a chi rivendica la proprietà del bene dare la prova di aver affrontato la spesa, il che non è sempre facile quando si paga in contanti e non è previsto il rilascio della fattura nominativa. Così il giudice potrebbe ammettere eccezionalmente la prova per testimoni. In presenza di prova scritta però (ad es. la fattura) è possibile richiedere un più semplice decreto ingiuntivo.

Questa regola vale però solo per le spese straordinarie, quelle cioè che eccedono i normali obblighi di contribuzione che coinvolgono anche le coppie di fatto. Ad esempio, se si rompe un vetro di casa, chi ne paga il prezzo non può poi pretendere di portarlo con sé. Così come non si può chiedere la restituzione delle cose che sono ormai fissate all’immobile e la loro separazione potrebbe comportare un pregiudizio (si pensi agli infissi, alle porte, al parquet). In questo caso si potrà pretendere la restituzione dei soldi spesi (la somma non va quindi rapportata al residuo valore del bene che, col tempo, potrebbe essersi deprezzato).

I partner potrebbero però disporre accordi diversi con una apposita scrittura privata o con un contratto di convivenza.

Che succede se il convivente porta via beni di proprietà dell’altro?

Secondo la giurisprudenza risponde del reato di furto il partner che, alla cessazione della convivenza, trattiene per sé arredi o altri beni mobili di proprietà dell’altro. 

Convivenza finita e rimborso spese per ristrutturazione

Il partner che paga (in tutto o solo in parte) le spese di ristrutturazione della casa familiare ha diritto, in caso di cessazione della convivenza, a ottenere il rimborso dall’ex delle somme versate. Secondo la Cassazione [1], infatti, si può avviare in tribunale un giudizio che, tecnicamente, viene chiamato «arricchimento senza causa» e rivolto a ottenere il rimborso della spesa. 

La dazione di denaro rivolta al solo scopo di realizzare la casa familiare giustifica il rimborso delle somme versate a titolo di concorso nelle spese di costruzione del manufatto rimasto in proprietà esclusiva dell’ex compagno. Non si tratta, infatti, di una donazione salvo che vi sia un atto pubblico a dichiararlo espressamente (o, in caso di somme di modico valore, anche una scrittura privata).

Convivenza finita e spese per l’edificazione della casa

Spesso avviene che uno dei due conviventi faccia costruire, a proprie spese, la casa sul terreno di proprietà dell’altro. Il principio della cosiddetta «accessione» comporta che la titolarità della costruzione finisce in capo a chi è proprietario del suolo, ma quest’ultimo, in caso di separazione, dovrà comunque risarcire l’ex partner per le spese sostenute. Non si può però chiedere la contitolarità al 50% sulla casa che resta invece di proprietà esclusiva.

Restituzione spese

Per quanto riguarda le spese, queste vanno distinte in quelle “ordinarie”, per il normale menage domestico (bollette, affitto, spesa quotidiana, manutenzione casa, ecc.) che non sono oggetto di restituzione. Difatti, anche se non ci sono norme che costringano i partner a sostenersi a vicenda in base alle rispettive possibilità (così come invece per le coppie unite dal matrimonio), chi si prende cura del ménage domestico e ne sostiene i costi non può chiedere all’altro il rimborso delle spese affrontate durante la convivenza dopo che questa finisce.

Diverso è il discorso per le spese straordinarie di cospicuo valore. Per queste infatti vige il principio in base al quale ciascun partner deve restituire all’altro i sostegni da questi ottenuti che non siano stati oggetto di specifica donazione. Si pensi, ad esempio, all’uomo che versi sul conto corrente della compagna una cospicua somma di denaro per consentirle l’avviamento di un’attività commerciale o per l’acquisto di una seconda casa, da destinare alle vacanze. Tali elargizioni infatti non sono più frutto del normale dovere di contribuzione che caratterizza ogni nucleo familiare. Leggi sul punto Prestiti tra coniugi e conviventi. In sintesi, il  convivente è tenuto a restituire le somme ricevute dall’altro per spese estranee alle necessità familiari.

Approfondimenti

Convivenza: le spese per la casa vanno rimborsate al partner

Convivenza: restituzione soldi per spese e acquisti 

Convivenza more uxorio: restituzione somme



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