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Permessi 104: ci si può allontanare da casa?

22 Ottobre 2019
Permessi 104: ci si può allontanare da casa?

Cosa si può fare durante i permessi legge 104: il lavoratore si può assentare per urgenze, ma non può stare tutta la giornata lontano dal familiare disabile.

Abbiamo spesso spiegato come si usano i permessi legge 104, ma nuovi chiarimenti giungono di continuo dalla Cassazione. Il  tema, infatti, è di quelli più incandescenti, che infuocano le aule giudiziarie. Questo perché, a fronte del generalizzato utilizzo di tale strumento da parte dei lavoratori con un familiare disabile sulle spalle, non sono pochi quelli che, invece, ne abusano. E siccome l’impiego dei detective per stanare le “false assistenze” è stato ormai sdoganato dalla giurisprudenza, le aziende hanno così trovato il modo di liberarsi dei dipendenti bugiardi. 

Il punto, però, è stabilire quando c’è abuso dei permessi 104 e quando invece la momentanea assenza dal domicilio del portatore di handicap è giustificabile per una ragione imprevista e inevitabile. Sul punto offre un interessante contributo una recente pronuncia della Cassazione [1]. Alla Corte è stato chiesto se, durante i permessi 104, ci si può allontanare da casa (quella ovviamente del disabile). La questione è stata decisa in tali termini. 

Permessi 104: l’assistenza non vale per tutto il giorno

Come già aveva spiegato nel 2016 la Cassazione [2], la legge 104 non impone al dipendente un’assistenza continuativa del disabile durante tutto il giorno di permesso retribuito. Egli può allontanarsi di tanto in tanto, anche per gestire le proprie esigenze cui non ha potuto far fronte durante la settimana lavorativa (proprio per via del “dopo-lavoro” a casa del familiare disabile). L’unico obbligo è quello di non spendere gran parte della giornata per le proprie finalità e trascorrerla, invece, con il portatore di handicap.

Leggi Legge 104: devo assistere il malato tutto il giorno?.

È vietato, pertanto, durante il giorno di permesso, riposarsi a casa, uscire con gli amici, fare il ponte o una vacanza fuori città. È, invece, consentito fare la spesa, comprare le medicine, accompagnare i figli a scuola: tutte piccole necessità che fanno parte della normale gestione quotidiana di una famiglia e che non consistono certo in un abuso rivolto al “sollazzo”.

In sintesi, i permessi 104 possono essere usati – spiega sempre la Suprema Corte [3] – anche per attività extra assistenziali. Nei giorni in cui usufruisce dei permessi, il lavoratore è libero di graduare l’assistenza al parente secondo orari e modalità flessibili che tengano conto, innanzitutto, delle esigenze dell’handicappato; il che significa che nei giorni di permesso, l’assistenza, sia pure continua, non necessariamente deve coincidere con l’orario lavorativo, proprio perché tale modo di interpretare la legge andrebbe contro gli stessi interessi dell’handicappato (come, ad esempio, nelle ipotesi in cui l’handicappato, abbia bisogno di minore assistenza nelle ore in cui il lavoratore presta la propria attività lavorativa).

Abuso dei permessi 104

Con la famosa legge 104, lo Stato ha concesso tre giorni di permesso retribuito in favore di chi assiste familiari disabili allo scopo di tutelare la salute psico-fisica del disabile quale diritto dell’individuo tutelato dalla Costituzione. I permessi “104” sono uno strumento di politica socio-assistenziale che rafforza l’insostituibile ruolo delle famiglie nell’assistenza. 

Per pacifica giurisprudenza, può essere causa di licenziamento per giusta causa l’utilizzo dei permessi previsti dalla legge 104 per attività diverse dall’assistenza al familiare disabile. Ciò costituisce una violazione della finalità per la quale il beneficio è concesso. Inoltre, commette reato – quella di percezione dei contributi erogati dall’Inps – chi utilizza i permessi 104 per finalità improprie.

Permessi 104 e allontanamento da casa

Detto ciò, la Cassazione ha ritenuto illegittimo, perché sproporzionato, il licenziamento per l’uso illegittimo dei permessi della legge 104/92 quando l’assenza si protrae per poco tempo e per ragioni tutto sommato impreviste: si pensi a chi deve seguire i lavori in casa o aprire la porta a un operaio, perché si è rotto un elettrodomestico. 

L’importante è che non vi sia “dolo”, ossia malafede: la condotta del lavoratore non deve essere cioè preordinata a sfruttare i permessi retribuiti concessi dal datore per tutt’altra attività rispetto all’assistenza del familiare disabile. 

Il licenziamento è, infatti, l’ultima spiaggia e va adeguato alla violazione commessa: non sussiste la proporzionalità se il dipendente è costretto da un imprevisto a sottrarre tempo al congiunto in difficoltà, ad esempio per un’improvvisa urgenza. L’addebito al lavoratore non è di gravità tale da legittimare la risoluzione del rapporto.

Insomma: nonostante il disvalore del fatto contestato, non sussistono gli estremi per il licenziamento se la condotta non è premeditata.  


note

[1] Cass. sent. n. 26956/19 del 22.10.2019.

[2] Cass. sent. 54712/2016.

[3] Cass. sent. n. 21529/19 del20.08.2019.


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