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Al lavoratore privato di mansioni spetta il risarcimento del danno biologico

1 Luglio 2013
Al lavoratore privato di mansioni spetta il risarcimento del danno biologico

Risarcito il danno da inattività e demansionamento di fatto: se l’azienda non dimostra la crisi e la contrazione di attività deve risarcire al lavoratore lasciato inattivo il danno biologico, quello morale e quello esistenziale.

Il datore di lavoro non può privare ingiustamente il proprio dipendente di qualsiasi incarico e mansione, tenendolo in uno stato di sostanziale inattività (è il cosiddetto demansionamento di fatto). Detto comportamento è illegittimo perché finisce per svilire la professionalità e la dignità del dipendente.

In tali casi, il lavoratore può esigere il risarcimento del danno biologico per via della lesione che subisce la sua immagine professionale e, di conseguenza, anche la salute psicofisica.

A bacchettare il datore di lavoro, che aveva trasferito un dipendente presso altra sede, privandolo di ogni incarico lavorativo e isolandolo completamente, tanto da ammalarsi di depressione, è stata una recente e severa sentenza della Cassazione [1].

L’azienda potrebbe giustificarsi sostenendo che la parziale inattività sia dovuta a ragioni tecnico produttive obiettive, fatte nell’ambito di una manovra volta a consentire la salvaguardia dei posti di lavoro. Ma dovrebbe riuscire a provare, davanti al giudice, tali circostanze. In mancanza di tale dimostrazione scatta la responsabilità.

La Suprema Corte ha precisato che, in questi casi, il lavoratore ha diritto a ottenere il risarcimento del danno biologico (ossia la lesione dell’integrità psicofisica), del danno morale (la sofferenza interiore temporanea, causata dalla commissione di un fatto illecito), del danno esistenziale (cioè l’umiliazione delle capacità ed attitudini lavorative, con pregiudizio all’immagine del dipendente sul luogo di lavoro).


note

[1] Cass. sent. n. 16413 del 28.06.13.


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