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Chi decide il Presidente del Consiglio

24 Ottobre 2019 | Autore: Davide Luciani
Chi decide il Presidente del Consiglio

Presidente del Consiglio: chi lo nomina e quali sono i passaggi che portano alla formazione del Governo?

In Italia, la politica è sempre stata argomento di forti divisioni. Ciò che contraddistingue il nostro Paese dalle altre grandi democrazie è il proliferare di micropartiti che finiscono per erodere parte del consenso popolare. Ciò porta un rimescolamento continuo delle stanze del potere, dato che un Governo difficilmente riesce a durare cinque anni come vorrebbe la Costituzione. Uno dei temi più dibattuti in questi anni riguarda la carica di Presidente del Consiglio. Da quando Giuseppe Conte è diventato Premier, una delle accuse che gli si rivolgono più spesso è quella di non essere stato votato da nessuno. Si tratta dello stesso ritornello che aveva accompagnato Matteo Renzi durante il suo mandato. In realtà, su questo argomento c’è confusione. Sono in molti a credere che la quarta carica più importante dello Stato sia determinata dalla volontà popolare. Non è così. Allora chi decide il Presidente del Consiglio? E’ a questa domanda che cercheremo di rispondere. Per farlo, dovremo analizzare l’iter procedurale che porta alla formazione del Governo.

La prima cosa che devi sapere è che l’Italia è una forma di democrazia rappresentativa. Ciò significa che il popolo è chiamato ad eleggere delle persone che li rappresentino all’interno del Parlamento. I voti, però, non determinano la struttura del futuro Governo. Questa è data dagli accordi che vengono presi dalle varie forze politiche dopo le elezioni. Vediamo di approfondire tale tematica.

Chi vota in Italia

Prima di capire come si vota, vediamo anzitutto chi può votare in Italia [1]. Affermare che basti avere 18 anni e la cittadinanza italiana per poter esprimere il proprio parere è fuorviante. In realtà, esistono altre restrizioni in merito al diritto di voto. Nel nostro Paese, ad esempio, non possono votare i maggiorenni che siano stati condannati all’ergastolo o, comunque, ad una pena superiore ai cinque anni. In questi casi, il suddetto privilegio è definitivamente revocato. Chi, invece, ha subìto una condanna inferiore ai tre anni vede sospeso il suo diritto per un periodo continuativo di cinque anni. È bene precisare che la perdita dell’elettorato attivo avviene solo dopo che la sentenza di condanna penale è passata in giudicato. Chi si trova in custodia cautelare o chi è condannato a pene brevi mantiene, invece, tale diritto.

Non possono votare neanche le persone interdette dai pubblici uffici o che sono state condannate al divieto di soggiorno o a libertà vigilata. Inoltre, il raggiungimento dei 18 anni e della piena acquisizione dei diritti non permette di votare entrambi i rami del Parlamento. Infatti, se, per eleggere i Deputati basta aver raggiunto la maggiore età, i Senatori vengono eletti solo da chi ha compiuto 25 anni.

Come si vota in Italia

In Italia, è necessario eleggere 630 deputati e 315 senatori. Il sistema di voto usato attualmente nel nostro Paese è quello definito misto [2]. Cosa significa? Detto in cifre, il 37% dei rappresentanti viene eletto con il sistema maggioritario e il 61% mediante proporzionale. Più in là, spiegheremo meglio in cosa consistono tali sistemi. Prima, però, dobbiamo affrontare la questione relativa alle sezioni e ai collegi.

Il territorio nazionale è diviso in 27 circoscrizioni, detti anche collegi, una per ogni regione. Fanno eccezione Piemonte, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia, suddivise in due circoscrizioni, oltre alla Lombardia, che ne ha tre. Le circoscrizioni regionali sono a loro volta divise in sezioni comunali. A stabilire a quale di queste si appartiene è il Comune. Tale scelta si basa sulla residenza di ogni cittadino. Per ogni sezione, viene poi istituito un seggio elettorale.

Ogni cittadino, dunque, ha una circoscrizione ed una sezione di riferimento entrambe riportate nella tessera elettorale. Quando è chiamato al voto deve recarsi presso il seggio a cui è assegnato, munito di documento di riconoscimento e della suddetta tessera. Qui, alla presenza di un presidente dell’ufficio elettorale e degli scrutatori, dovrà esprimere il suo voto. Gli verrà, dunque, consegnata una scheda ed una matita copiativa. Il cittadino dovrà esprimere il suo voto in maniera del tutto anonima e riservata all’interno di un’apposita cabina, pena annullamento della sua scelta. Come abbiamo anticipato, il nostro sistema di voto è misto, ovvero tre quarti di sistema proporzionale ed un quarto di sistema maggioritario. Vediamo ora di capire come funzionano.

Poniamo che una circoscrizione abbia diritto di eleggere 32 deputati: 24 di questi usciranno fuori attraverso il sistema maggioritario. Si dividerà, dunque, il territorio in 24 collegi. Il candidato che otterrà più voti totali in ogni collegio verrà eletto. In questo caso, dunque, passa la semplice regola che chi ha più voti vince.

Diverso il caso del proporzionale. Come vengono scelti gli 8 deputati rimasti? I voti presi dai singoli partiti o dalla coalizione vengono trasformati in percentuali. Ognuna di queste esprime un numero di eletti in base a quanti posti sono disponibili. Nel nostro esempio, poniamo che il partito A prenda il 40% dei consensi, il partito B il 30% e il C il 10%. Il primo si aggiudicherà 4 deputati, il secondo 3 e l’ultimo 1.

Cosa succede dopo l’elezione del Parlamento

Nel nostro immaginario, abbiamo sempre pensato che il Presidente del Consiglio fosse il capo della coalizione uscita vincente dalle elezioni. E’ sempre stato così, ad esempio, durante il periodo in cui il centrodestra guidato da Berlusconi ha vinto le politiche. Lo stesso è accaduto quando con l’allora Ulivo fu Prodi a trionfare. Per questo, ci appare strano soprattutto l’elezione dell’ultimo Premier, Giuseppe Conte, che non era leader di alcuna coalizione e, anzi, non è neanche un membro dell’attuale Parlamento. Com’è possibile? Per capire quale procedura viene seguito bisogna prima spiegare cosa avviene dopo le elezioni.

Il primo passo che viene effettuato riguarda la dichiarazione di appartenenza ai gruppi parlamentari. Ogni eletto, dunque, deve dichiarare a quale corrente politica vuole appartenere. Questo sembra un passo scontato, ma è necessario per determinare bene le forze all’interno del Parlamento. Tale dichiarazione viene solitamente effettuata entro tre giorni dalla prima seduta. Svolta questa incombenza si passa alle elezioni dei presidenti di Senato e Camera. Il primo a essere eletto è l’inquilino di Palazzo Madama. Solitamente, prima di votare, tutte le parti politiche effettuano delle consultazioni alla ricerca di nomi che possano far convergere una larga maggioranza. Si passa poi allo scrutinio segreto. Perchè un candidato sia eletto ha necessità, nelle prime due votazioni, della maggioranza dei voti dei membri del Senato. Nella terza, basta la maggioranza assoluta dei voti dei presenti. Se anche in questo caso non si raggiunge un accordo si procede al ballottaggio fra i due candidati più votati nel terzo scrutinio. In caso di parità, diventa Presidente del Senato il candidato più anziano di età.

Diversa l’elezione del Presidente della Camera. In questo caso, nei primi tre scrutini serve la maggioranza dei due terzi del deputati. Dal quarto in poi, basterà la maggioranza assoluta. Dopo aver effettuato queste due votazioni, si procederà alle consultazioni.

Chi nomina il Presidente del Consiglio

La Costituzione è chiara: il Presidente del Consiglio è nominato dal Presidente della Repubblica [3]. Ciò significa che solo lui può conferire il mandato. Prima di procedere a tale nomina, la massima carica dello Stato ascolta i pareri dei Presidenti della Camera e del Senato, nonché dei Senatori a vita di diritto in quanto ex Presidenti della Repubblica.

Il passo successivo è quella di ascoltare tutte le forze politiche presenti in Parlamento al fine di individuare una personalità in grado di raccogliere un largo consenso. Solitamente, questa figura è espressa dalle forze politiche che detengono la maggioranza parlamentare. Il Presidente della Repubblica conferisce, quindi, al futuro capo del Governo il compito di formarne uno. Il prescelto accetta l’incarico con riserva e svolge una propria fase di consultazioni per capire se ha la possibilità di adempiere a quanto richiesto. Se le consultazioni hanno esito positivo, il Premier torna dal presidente della Repubblica con la lista dei ministri. A questo punto, avviene la nomina vera e propria.

Come avviene la nomina

Per rendere effettiva la carica del Premier è necessario emanare tre decreti. Il primo è quello di nomina del Presidente del Consiglio, controfirmato da lui stesso per l’accettazione. Il secondo e il terzo, sempre controfirmati dal Premier, nominano i singoli ministri e sanciscono l’accettazione delle dimissioni del governo uscente.

L’ultimo atto da compiere per rendere effettiva la nomina è il giuramento del Presidente del Consiglio dei ministri nelle mani del presidente della Repubblica. In questo modo, il loro mandato diventa esecutivo. A questo punto, vi è il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo Premier attraverso la cosidetta «cerimonia delle campanella» in cui il nuovo incaricato riceve dalle mani del suo predecessore lo strumento con cui  si dà inizio alle riunioni del Consiglio dei ministri.

Infine, entro dieci giorni dal momento del giuramento, il Governo si deve presentare singolarmente dinanzi a ciascuna delle due Camere per ottenerne da ciascuna di esse, pena il suo decadimento, il voto di fiducia tramite mozione motivata dai gruppi parlamentari e votazione nominale per appello. Ottenuta la fiducia, può iniziare a operare. Se, invece, il Parlamento votasse contro la nuova formazione, quest’ultima rimarrebbe in carica per gli affari correnti fino all’insediamento di un nuovo Governo.

Ora, hai un quadro più chiaro di chi nomina il Presidente del Consiglio, ma anche di come funziona l’iter che va dalle elezioni politiche al voto di fiducia. Come hai visto, il procedimento è molto più lungo e complesso di quanto possa apparire a prima vista. Per altri dubbi, ti consiglio di rifarti alla Costituzione.



Di Davide Luciani

note

[1] Art. 56 e 58 Cost.

[2] L. n. 165/2017.

[3] Art. 92 Cost.


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1 Commento

  1. Detto in cifre, il 37% dei rappresentanti viene eletto con il sistema maggioritario e il 61% mediante proporzionale.

    Come abbiamo anticipato, il nostro sistema di voto è misto, ovvero tre quarti di sistema proporzionale ed un quarto di sistema maggioritario.

    Poniamo che una circoscrizione abbia diritto di eleggere 32 deputati: 24 di questi usciranno fuori attraverso il sistema maggioritario.

    Le tre proposizioni sono in contrasto fra loro:
    1) il 61% non corrisponde ai 3/4 del totale.
    2) Ammettiamo comunque che siano i 3/4: nell’ultima frase 24/32 deputati dovrebbero uscire, secondo le premesse, dalla parte proporzionale (i 3/4, appunto) e non dal maggioritario (il restante quarto).

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