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Esenzione contributo di costruzione: ultime sentenze

2 Novembre 2019
Esenzione contributo di costruzione: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: esenzione dal pagamento del contributo di costruzione; opere di interesse generale; interventi realizzati nelle stazioni ferroviarie; qualifica di imprenditore agricolo in capo al costruttore e l’effettivo utilizzo a scopi agricoli dell’immobile; partecipazione del privato al costo delle opere di urbanizzazione; immobile destinato a casa di cura privata.

Esenzione dal pagamento del contributo di costruzione: condizioni e presupposti

Al fine di ottenere l’esenzione dal pagamento del contributo di costruzione, occorre che sussistano sia il requisito oggettivo che quello soggettivo: il primo ricorre allorquando si realizzano opere pubbliche o di interesse generale, mentre il secondo si configura laddove sia un ente pubblico a costruire l’opera.

Nondimeno, si è ritenuto possibile riconoscere l’esenzione anche alle opere di interesse generale realizzate da privati; tuttavia, detta esenzione spetta soltanto se lo strumento contrattuale finalizzato consenta formalmente di imputare la realizzazione del bene direttamente all’ente per conto del quale il privato abbia operato, ovvero solo se il privato abbia agito quale organo indiretto dell’Amministrazione, come nella concessione o nella delega.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. II, 26/07/2016, n.1502

Chi può beneficiare dell’esenzione del contributo di costruzione?

L’esenzione del contributo di costruzione, prevista dall’art. 17 comma 3 lett. c), d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti, nonché per le opere di urbanizzazione eseguite anche da privati, in attuazione di strumenti urbanistici, si estende, dal punto di vista soggettivo, anche a un soggetto privato, atteso che lo sgravio dal contributo di costruzione per le opere pubbliche o di interesse generale, ex art. 17 comma 3 lett. c), cit d.P.R. n. 380 del 2001 esige il concorso di due presupposti: uno oggettivo, l’ascrivibilità del manufatto oggetto di concessione edilizia alla categoria delle opere pubbliche o di interesse generale e l’altro, soggettivo, l’esecuzione delle opere da parte di enti istituzionalmente competenti, vale a dire da parte di soggetti cui sia demandata in via istituzionale la realizzazione di opere di interesse generale, ovvero da parte di privati concessionari dell’ente pubblico, purché le opere siano inerenti all’esercizio del rapporto concessorio.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. II, 21/03/2018, n.346

Quando spetta la parziale esenzione dal contributo di costruzione?

Al permesso edilizio riguardante un immobile destinato a casa di cura privata spetta la parziale esenzione dal contributo di costruzione, ai sensi dell’art. 19, comma 1, d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, per il quale il permesso di costruire, relativo a costruzioni o impianti destinati ad attività industriali o artigianali dirette alla trasformazione di beni ed alla prestazione di servizi, comporta la corresponsione di un contributo pari alla incidenza delle opere di urbanizzazione, di quelle necessarie al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti solidi, liquidi e gassosi e di quelle necessarie alla sistemazione dei luoghi ove ne siano alterate le caratteristiche; l’incidenza di tali opere è stabilita, con deliberazione del Consiglio comunale, in base a parametri che la Regione definisce con i criteri di cui al precedente art. 16, comma 4, lett. a) e b), nonché in relazione ai tipi di attività produttiva.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. II, 15/03/2017, n.371

Esenzione dal contributo di costruzione: destinazione pubblica della struttura

Ai fini della esenzione dal pagamento del contributo di costruzione, non rileva la destinazione che soggettivamente s’intende dare alla struttura, bensì la sua natura oggettiva: solo laddove l’opera non possa, neppure in astratto, avere una destinazione diversa da quella pubblica si potrà dunque configurare il presupposto per l’esonero dal pagamento del contributo di costruzione.

Consiglio di Stato sez. IV, 30/08/2016, n.3721

Opere di interesse generale 

L’esenzione prevista dall’art. 17, comma 3, lettera c), del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, secondo cui « il contributo di costruzione non è dovuto: per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti », si applica agli interventi realizzati nelle stazioni ferroviarie le quali non si limitano a fornire accesso ai binari, vendita di biglietti e informazioni ai viaggiatori, ma sono ordinariamente corredate di servizi per l’utenza che comprendono attività di ristoro ed esercizi commerciali di varia natura.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 10/12/2018, n.956

Esenzione dal contributo di costruzione: quando non è prevista?

Per gli immobili destinati ad attività industriale o artigianale, l’indicazione capannone per uso artigianale, contenuta nella concessione edilizia, non è da sola idonea a radicare il diritto all’esenzione dal contributo per il costo di costruzione.

Consiglio di Stato sez. V, 21/11/2018, n.6592

Erogazione diretta del servizio pubblico

La strumentalità rispetto all’esercizio di un servizio pubblico non è sufficiente ad integrare la nozione di “impianti, attrezzature, opere pubbliche o di interesse generale”, di cui all’art. 9 comma 1, lett. f), l. n. 10 del 1977 (art. 17, comma 3, lett. c, del d.P.R. n. 380/2001), in quanto l’esenzione dal pagamento del contributo di costruzione vale per la struttura che realizza o contribuisce con vincolo indissolubile all’erogazione diretta del servizio, come, a titolo meramente esemplificativo, nell’ipotesi di un impianto tecnico, ma non per un bene la cui strumentalità dipende da scelte discrezionali e, quindi, revocabili, della società, dovendosi dunque concludere che a rilevare non è la destinazione che soggettivamente si intende dare alla struttura, bensì la sua natura oggettiva: solo laddove l’opera non possa, neppure in astratto, avere una destinazione diversa da quella pubblica si potrà dunque configurare il presupposto per l’esonero dal pagamento del contributo di costruzione.

(Nella fattispecie, è stato affermato che la sussistenza di un interesse generale è una delle condizioni per rientrare nei casi di esclusione del contributo in base all’art. 17, d.P.R. n. 380/2001, c) per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente competenti nonché per le opere di urbanizzazione, eseguite anche dai privati, in attuazione degli strumenti urbanistici”).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 02/07/2018, n.7273

Interventi di ristrutturazione di edifici unifamiliari

La partecipazione del privato al costo delle opere di urbanizzazione è dovuta allorquando l’intervento determini un incremento del peso insediativo con una oggettiva rivalutazione dell’immobile, sicché l’onerosità del permesso di costruire è funzionale a sopportare il carico socio economico che la realizzazione comporta sotto il profilo urbanistico.

Alla luce di tale considerazione la giurisprudenza ha statuito che l’esenzione dal contributo di costruzione per il caso di interventi di ristrutturazione di edifici unifamiliari entro il limite di ampliamento del 20%, costituisce oggetto di una previsione di carattere eccezionale (applicabile in un ambito di stretta interpretazione ancorato ai parametri predefiniti dal legislatore): la ratio è di natura sociale ed è diretta sostanzialmente ad apprestare uno strumento di tutela e di salvaguardia alla piccola proprietà immobiliare per gli interventi funzionali all’adeguamento dell’immobile alle necessità abitative del nucleo familiare.

L’edificio unifamiliare, nell’accezione socio economica assunta dalla norma, coincide in altri termini con la piccola proprietà immobiliare e soltanto se presenti tali caratteri è meritevole di un trattamento differenziato.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 26/04/2018, n.449

Eventi imprevisti e dannosi

L’ipotesi di esenzione dal pagamento del contributo di costruzione, prevista dall’art. 17,  comma 3, lett. d), del d.P.R. n. 380/2001, ricorre nel caso di eventi imprevisti e dannosi che, per caratteristiche, estensione e potenzialità offensiva, siano tali da colpire o mettere in pericolo non solo una o più persone o beni determinati, bensì un’intera ed indistinta collettività di persone ed una pluralità non definibile di beni, pubblici o privati.

Consiglio di Stato sez. IV, 30/05/2017, n.2567

Esonero dal contributo di costruzione

L’art. 17 comma 3, lett. c), d.P.R. n. 380 del 2001 richiede, ai fini dell’esenzione dal pagamento del contributo di costruzione, non solo che si sia in presenza di un’opera di urbanizzazione, ma che questa sia altresì realizzata in attuazione di strumenti urbanistici (nel caso di specie, l’istituto di ricovero e cura gestito dalla ricorrente pur se astrattamente riconducibile nel novero delle opere di urbanizzazione secondaria — ai sensi dell’art. 16 comma 8, d.P.R. n. 380 del 2001 — in quanto rientrante tra le « attrezzature sanitarie » — non è stato realizzato in attuazione dello strumento urbanistico, sicché non gli è stata riconosciuta l’esenzione dal pagamento del contributo di costruzione).

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. II, 03/11/2016, n.2011

Novazione soggettiva

L’esenzione dal pagamento del contributo di costruzione opera al ricorrere, contemporaneamente di due condizioni, quali la qualifica di imprenditore agricolo in capo al costruttore e l’effettivo utilizzo a scopi agricoli dell’immobile (nell’ambito del quale sarebbe da ricondursi anche la condizione per cui l’area non dovrebbe aver perso la propria natura giuridica). Ne deriva che la novazione soggettiva tra un soggetto munito dei requisiti agevolatori e uno privo di essi deve essere considerata alla stregua di un mutamento di destinazione d’uso, in particolare in presenza di un concomitante venire meno della destinazione agricola dell’area de qua.

Se, infatti, il cambio di destinazione dell’area non può, di per sé, giustificare la richiesta di pagamento del contributo, l’effettivo cambio di destinazione, in conformità con la nuova classificazione urbanistica, non può che comportare la necessità di una richiesta di concessione in sanatoria e integrare il presupposto per la richiesta del versamento del relativo contributo concessorio.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 12/11/2018, n.1059


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