Flat Tax: ecco chi pagherà solo il 15% di tasse dal 2020

23 Ottobre 2019 | Autore:
Flat Tax: ecco chi pagherà solo il 15% di tasse dal 2020

Confermata la flat tax al 15%, ma sarà molto diversa: arrivano nuovi requisiti per accedervi o per rimanere nel regime di tassazione agevolato.

La stretta ci sarà, ma più leggera: la tassazione solo al 15% resta, ma cambiano i requisiti per accedervi. In una settimana, la sorte della flat tax, il regime agevolato e semplificato per le piccole partite Iva, è passata attraverso tre ipotesi: la cancellazione, la conferma o la modifica.

Nello scenario iniziale, il Governo voleva abbandonarla e così la scorsa settimana, dopo il varo della bozza di Decreto fiscale, si stava per dire addio alla flat tax; poi, ha trovato un difensore, il Movimento 5 Stelle, che nella riunione notturna del Consiglio dei ministri l’altroieri ha ridisegnato lo scenario: la flat tax sarà confermata («Resta fino a 65mila euro», ha dichiarato il viceministro all’Economia, il dem Alberto Misiani), ma non sarà come prima, avrà consistenti modifiche.

Si è arrivati così a stabilire i nuovi minimi 2020, creando un doppio regime che distingue chi ha ricavi inferiori a 30mila euro annui e chi è compreso fra 30mila e 65mila euro: i primi saranno in regime forfettario, analogo a quello della flat tax precedente, i secondi invece saranno costretti agli adempimenti Iva ed alla tenuta dei registri contabili per la determinazione dei costi deducibili.

Adesso però, trovata l’intesa politica, arrivano anche dei paletti: si tratta di nuovi requisiti per l’accesso a questo regime di tassazione agevolata e che dovranno possedere anche coloro che già ne beneficiano, se vogliono rimanervi. Non basta più avere ricavi o compensi al di sotto dei 65 mila euro annui per ottenere automaticamente l’applicazione dell’aliquota agevolata, occorrono altri requisiti. Alcuni sono analoghi a quelli previsti nel vecchio regime forfettario che proprio la flat tax lo scorso anno aveva cancellato, altri sono stati ridisegnati per rendere più stringenti i vincoli rispetto al passato.

Le nuove soglie d’ingresso, o di permanenza, sono due: la prima riguarda il tetto di 30mila euro di redditi e ricavi complessivi da non superare, ed interessa chi cumula i ricavi della partita Iva con redditi da lavoro subordinato o da pensione; la seconda vieta di superare il limite di 20mila euro annui di spese per prestazioni di lavoratori alle dipendenze o di collaboratori.

In questo modo, ad esempio, un pensionato che ha un reddito di 25mila euro annui non potrà ottenere la tassazione agevolata se guadagnerà con la partita Iva più di 5mila euro di ricavi, perché supererebbe la soglia di 30mila annui; così come una piccola impresa o un professionista che ha alle dipendenze un lavoratore che percepisce 18 mila euro annui non potrà assumerne un altro se non vorrà perdere il beneficio della tassazione al 15%.

Questi valori sono ancora in corso di definizione a cura dei tecnici del Mef; il nodo è, come sempre, quello di evitare problemi di gettito e di scongiurare abusi. Non dovrebbe entrare in gioco, invece, un terzo paletto, l’ulteriore vincolo sui beni strumentali, il cui valore non avrebbe dovuto superare i 30mila euro al lordo degli ammortamenti (era una delle ipotesi sul tavolo, ma non è ancora stata definitivamente esclusa).

Dunque, adesso chi ha redditi superiori a 65 mila euro può mettersi l’animo in pace: non entrerà in nessun caso nella flat tax, neppure in quella al 20% prevista dalla legge di Bilancio 2019 per i contribuenti fino a 100mila euro e che è stata definitivamente cancellata dalla manovra 2020.

Gli altri invece – imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi con partita Iva e ricavi o compensi al di sotto dei 65 mila euro annui – saranno probabilmente divisi in due gruppi: quello di coloro che sono al di sotto dei 30 mila euro e godranno dei benefici del regime forfettario, a partire dall’esonero di applicazione dell’Iva, e quelli da 30mila a 65 mila euro che pagheranno sempre l’aliquota al 15% ma dovranno rendicontare in maniera analitica le spese ed i ricavi. Tutti dovranno, prima ancora di entrare nel regime agevolato, possedere entrambi i requisiti, o soglie, che abbiamo indicato e il cui ammontare deve ancora essere confermato nei provvedimenti ufficiali da emanare.

Il cantiere della manovra in predisposizione è ancora aperto: «Sul regime forfettario siamo ancora al lavoro, sarà oggetto della discussione nei prossimi giorni», ha dichiarato il leader M5S Luigi Di Maio ed anche per il dem Dario Franceschini «Il fatto che le norme del decreto fiscale non entreranno in vigore da subito garantisce all’Aula di poter approfondire»: probabilmente dunque sarà necessario – dopo il prossimo consiglio dei Ministri che approverà il Decreto fiscale – un passaggio in Parlamento per arrivare alle norme definitive da varare entro il prossimo dicembre e che entreranno in vigore a partire dal 2020.


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